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Crollo di Wall Street

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Grande Depressione, New YorkGrande Depressione, New York

Crollo di Wall Street Crollo azionario della Borsa valori avvenuto a New York, capitale finanziaria degli Stati Uniti d’America, nell’ottobre del 1929.

Nel 1927, in un periodo caratterizzato da forti investimenti all’estero e da un’economia in continua crescita, i finanzieri di Wall Street rivolsero la propria attenzione al mercato interno e cominciarono ad acquistare azioni in Borsa provocando un aumento dei prezzi. In seguito al continuo incremento del volume degli acquisti, i prezzi delle azioni diventarono sempre più alti e si creò così un boom apparentemente naturale che spinse gran parte del pubblico a investire i propri capitali in Borsa: si stima che a metà del 1929 circa nove milioni di statunitensi su una popolazione di centoventidue milioni avesse investito capitale in Borsa. Molti impegnarono tutti i propri risparmi, incoraggiati da consulenti disonesti o incompetenti; era tale la fede nella capacità del mercato di garantire profitti eccezionali che non appena veniva avviata un’impresa, spesso con programmi ingannevoli o addirittura fraudolenti, tutti correvano ad acquistarne le azioni.

A un certo punto iniziò tuttavia a serpeggiare il timore che questa crescita inaspettata sarebbe cessata. La Federal Reserve Bank, la banca centrale statunitense, alzò allora il tasso di interesse, ma solo dell’1%, e suggerì alle banche di non concedere denaro in prestito per gli investimenti in Borsa, suggerimento in seguito ritirato dietro pressione di uno dei suoi direttori, che aveva forti interessi nelle operazioni di Borsa.

Nel contempo, alcuni operatori finanziari decisero che avrebbero potuto realizzare un maggior profitto trasformandosi da speculatori al rialzo in speculatori al ribasso e iniziarono a svendere le proprie azioni. La vendita delle azioni acquistò gradualmente velocità e il 23 ottobre più di sei milioni di azioni furono negoziate a prezzi sempre più bassi. Il giorno seguente, il “giovedì nero”, ne furono negoziate più del doppio. Il lunedì nove milioni di azioni cambiarono di mano; il valore delle azioni era calato di quattordici miliardi di dollari in meno di una settimana. Poi, il “martedì nero”, si verificò il crollo della Borsa; il prezzo delle azioni di numerose imprese di grandi dimensioni, come la General Electric, precipitò. Quel giorno più di sedici milioni di azioni vennero negoziate e il valore delle stesse calò di altri dieci miliardi di dollari. Ciò ebbe un riflesso immediato sulle altre Borse valori degli Stati Uniti, da Chicago a San Francisco.

Fu la desolata fine di un decennio contrassegnato dall’ottimismo, dalla prosperità e da un alto grado di occupazione. Come logica conseguenza svanì la fiducia nelle banche e nei banchieri, nella Borsa e negli agenti di cambio; molti fecero bancarotta e dilagò la piaga della povertà; in molti casi fu precluso il riscatto delle ipoteche e la disoccupazione crebbe di quasi due milioni di unità in sei mesi. Il crollo di Wall Street segnò l’inizio della Grande Depressione.

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