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Narvalo Nome comune del cetaceo odontoceta classificato Monodon monoceros nella famiglia dei monodontidi, famiglia a cui appartiene anche il beluga. Il suo areale è circoscritto al Mar Glaciale Artico, dove il narvalo vive quasi sempre al limite dei ghiacci della banchisa: fra i cetacei, quindi, è il più settentrionale e quello che manifesta esigenze più specifiche. Predilige le acque più profonde e caratterizzate da particolari livelli di salinità. Durante l’estate, i narvali si spostano verso le acque profonde dei fiordi e delle baie meridionali: la popolazione di narvali più studiata e più popolosa va a occupare i distretti artici del Canada e della Groenlandia nordoccidentale.
Il narvalo presenta una colorazione biancastra costellata di macchie più scure sul dorso e più chiare sul ventre. I piccoli nascono più scuri e si schiariscono con l’età. La femmina misura fino a 4,2 m di lunghezza, il maschio circa 4,7 m (escluso il “corno”); gli individui più grandi pesano 1.500-1.600 kg. La dentatura comprende due soli denti sulla mascella, di cui quello dell’arcata sinistra è, nel maschio, a crescita continua: orientato in avanti, si sviluppa con un andamento a spirale sinistrorsa, assumendo a poco a poco la forma di un corno, e raggiungendo la lunghezza straordinaria di circa 3 m. Il simmetrico dell’arcata destra, come pure i due denti della femmina, crescono soltanto per pochi centimetri nello spessore della mascella, senza emergere dalla gengiva. Il narvalo è privo di pinna dorsale e non presenta il caratteristico muso a becco comune a molti altri odontoceti.
Il narvalo è un animale gregario; vive in piccoli gruppi di 2-12 individui ma, durante le migrazioni stagionali, forma branchi molto popolosi che riuniscono fino a un migliaio di individui. Da alcune osservazioni è emersa una tendenza di questo animale a costituire gruppi uniformi per sesso e fascia d’età, che risulta più netta durante le migrazioni. Il narvalo si nutre di pesci, crostacei e, in particolare, di molluschi cefalopodi, che pesca anche in acque profonde. Il sistema sociale e il comportamento riproduttivo del narvalo sono ancora poco conosciuti, sebbene il dimorfismo sessuale (la presenza dell’unicorno nel maschio e non nella femmina) suggerisca che i maschi si esibiscano e combattano per il diritto all’accoppiamento. In effetti, sono stati osservati alcuni maschi duellare servendosi delle zanne e ne sono stati avvistati alcuni con i denti parzialmente rotti o con frammenti di zanne conficcati nelle carni; sembra però che i maschi usino anche “strofinare” i rispettivi corni senza manifestare comportamenti aggressivi, come per una forma di comunicazione sociale il cui significato è ancora oscuro. L’accoppiamento avviene in marzo-maggio; dopo una lunga gestazione di circa 15 mesi, nell’estate dell’anno successivo nasce un piccolo (raramente due) lungo in media 1,5 m e del peso di 80 kg, in grado di nuotare ma strettamente sorvegliato dalla madre. Non si conosce la durata dell’allattamento; la maturità sessuale viene raggiunta tra i 4 e i 7 anni di vita. I narvali possono raggiungere i cinquanta anni di vita nell’ambiente naturale, mentre gli esemplari in cattività finora sono sopravvissuti solo pochi mesi. Una recente ricerca, resa nota nel febbraio 2006 ed effettuata con l’ausilio del microscopio elettronico, ha evidenziato la presenza nel corno di oltre 10 milioni di recettori sensoriali situati in sottili canalicoli ed esposti direttamente al freddo ambiente esterno. I recettori si collegano alla polpa del dente mediante fibre nervose e, da qui, all’encefalo; sono in grado di fornire informazioni preziose quali variazioni di salinità (alle quali il narvalo è particolarmente sensibile), di pressione e di temperatura. Va ricordato che il cetaceo può immergersi rapidamente fino alla profondità di 400 m. Il corno, peraltro, si è rivelato dotato di una certa flessibilità: può infatti essere curvato in ogni direzione, senza rompersi, per una trentina di centimetri.
Il narvalo veniva tradizionalmente cacciato dagli inuit e da alcune popolazioni nordeuropee per la pelle, la carne, il grasso e, soprattutto, per la lunga zanna; quest’ultima veniva utilizzata come ornamento, per farne lavori d’intaglio in avorio e, più raramente, come ingrediente di medicamenti tradizionali. Sebbene oggi il narvalo non risulti in pericolo di estinzione, potrebbe essere danneggiato da un’eccessiva pressione venatoria esercitata direttamente sulle sue popolazioni o sulle sue prede abituali. Il corno del narvalo in epoca medievale fu identificato con quello del mitologico unicorno, e divenne oggetto di commercio per presunte proprietà terapeutiche e magiche; ancora oggi è ricercato dai turisti come souvenir e alimenta illegalmente la produzione di oggetti in avorio. Classificazione scientifica: Il narvalo è classificato Monodon monoceros nella famiglia dei monodontidi, sottordine odontoceti, ordine cetacei, classe mammiferi, phylum cordati.
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