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Callorino dell’Alaska Nome comune della specie Callorhinus ursinus, un mammifero pinnipede che vive nel Pacifico settentrionale e nei mari di Bering e Ohotsk, considerato uno degli otaridi comunemente definiti “foche da pelliccia”. Nella stagione della riproduzione il callorino compie straordinarie migrazioni, percorrendo ogni anno migliaia di chilometri in mare aperto tra le isole Pribilof e la California e tra le isole del Commodoro e il Giappone.
Il callorino dell’Alaska presenta un forte dimorfismo sessuale, che riguarda soprattutto le dimensioni: il maschio adulto raggiunge i 2,2 m di lunghezza e i 260 kg di peso, mentre la femmina non supera gli 1,5 m e i 60 kg. La colorazione della pelliccia varia dal grigio alle diverse tonalità del marrone e del rossiccio; i colori più scuri sono particolarmente frequenti nei maschi. La pelliccia è molto folta, costituita da un sottopelo fitto e corto e da peli di copertura più lunghi e radi. Il callorino si mantiene caldo trattenendo uno strato d’aria isolante nella pelliccia; per questo, un mantello non curato o contaminato dal petrolio significa morte certa per questo animale.
I callorini dell’Alaska presentano abitudini parzialmente notturne, rese necessarie da quelle delle loro prede abituali: si nutrono infatti di animali quali pesci e calamari, che vivono in acque di media profondità e che con l’oscurità risalgono quasi in superficie. Sebbene nella stagione riproduttiva si riuniscano in folti gruppi sulle isole, per la maggior parte dell’anno si disperdono in acque profonde e sembrano avere scarse interazioni sociali. Il loro comportamento riproduttivo è di tipo poliginico: i maschi combattono fra di loro per il possesso del territorio sulla terraferma, per poi accoppiarsi con le femmine che si trovano sull’area acquisita. L’accoppiamento ha luogo verso la metà dell’estate, nelle isole di Commodoro e Pribilof, nel mare di Bering. In genere i maschi arrivano per primi e prendono possesso dei rispettivi territori; la femmine seguono e partoriscono a pochi giorni dall’arrivo. Dopo la nascita dei piccoli, le femmine compiono quotidiane spedizioni di caccia in mare, mentre i maschi rimangono sulla terraferma alla guardia della prole e del territorio. Al termine della stagione i maschi, digiuni da circa 3 mesi, si recano nel golfo di Alaska per nutrirsi, mentre le femmine e la prole vanno a svernare a sud, nelle acque californiane, percorrendo oltre 4000 chilometri in mare aperto.
Il callorino dell’Alaska è da secoli oggetto di caccia da parte delle popolazioni indigene, che ne usano le calde pellicce per coprirsi e la carne come fonte di nutrimento. Tra la fine del XVIII e il principio del XX secolo anche gli europei contribuirono alla riduzione delle popolazioni di questa specie, finché non furono stipulati accordi internazionali per la loro protezione. Sebbene vengano ancora cacciati dagli indigeni per il proprio sostentamento, per un certo periodo, fino a circa 20 anni fa, il numero di questi pinnipedi era tornato ad aumentare. L’attuale tasso di crescita zero, se non addirittura il declino, osservato nelle popolazioni dei callorini intorno alle isole Pribilof, è probabilmente dovuto alla pesca indiscriminata e alle morti accidentali degli esemplari che rimangono continuamente intrappolati nelle reti da pesca. Classificazione scientifica: Il callorino dell’Alaska è classificato Callorhinus ursinus nella famiglia degli otaridi, sottordine dei pinnipedi, ordine dei carnivori, classe mammiferi, phylum cordati.
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