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Vitalismo Aspetto della filosofia dell'idealismo (l'affermazione che le idee, o essenze astratte e immateriali, precedono e danno origine alla materia) che afferma che gli organismi viventi, non importa quanto semplici, si distinguono dalle entità non viventi perché possiedono una 'forza vitale' immateriale, nè fisica né chimica. Nella versione filosofica di Henri Bergson questa forza viene denominata élan vital. I vitalisti vedono una discontinuità netta e inviolabile tra il mondo vivente e quello non vivente e ritengono che le funzioni degli organismi viventi non siano interamente riconducibili a leggi fisico-chimiche. Benché i vitalisti non neghino il valore della ricerca biologica sugli organismi viventi, essi non ritengono, tuttavia, che questi studi possano portare alla conoscenza della vera natura della vita. Per definizione, infatti, la forza vitale non può essere studiata con mezzi fisici o chimici.
Il vitalismo dovrebbe essere distinto dalle tradizionali concezioni religiose della natura della vita, poiché i vitalisti non attribuiscono necessariamente la forza vitale a un creatore o a un essere soprannaturale (sebbene il vitalismo sia compatibile con queste concezioni). Il vitalismo dovrebbe essere, inoltre, distinto dall'olismo, la teoria in base alla quale gli organismi viventi agiscono come un insieme interconnesso e non come un mosaico di parti distinte. In contrasto con il vitalismo, l'olismo non postula l'esistenza di una forza vitale, né afferma che le proprietà dell'intero organismo non possano essere comprese dalla ricerca scientifica. Piuttosto, gli olisti affermano che la 'natura della vita' può essere indagata solo con metodi che analizzano le proprietà dell'intero e non quelle delle singole parti.
Nella filosofia occidentale il vitalismo comparve per la prima volta negli scritti di Platone e di Aristotele. L'entelechia aristotelica era una forma di forza vitale che convertiva tutte le potenzialità (propensioni teleologiche allo sviluppo di forme di vita determinate) in atti. Era lo spirito guida, considerato responsabile non solo del mantenimento della vita, ma anche del suo sviluppo dall'uovo all'organismo adulto. All'inizio del XX secolo, uno dei più importanti sostenitori del vitalismo fu l'embriologo Hans Driesch, che impiegò il concetto di entelechia per spiegare, tra l'altro, gli eventi straordinari che avvengono nel corso dello sviluppo embrionale. Nel periodo tra le due guerre in Europa, e soprattutto in Germania, si verificò una certa rinascita del vitalismo, insieme a varie forme di olismo; tale corrente di pensiero è da ascrivere ai lavori di Ludwig von Bertalanffy, J.J. von Uexküll e altri, che respingevano il riduzionismo estremo, caratteristico della genetica e della biochimica del tempo. Oggi pochi biologi sono convinti vitalisti, mentre molti riconoscono l'importanza dell'approccio olistico nello studio degli organismi viventi. Vedi anche Medicina; Medicina olistica; Canguilhem, Georges.
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