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Postmodernismo Tendenza artistica, culturale e filosofica, sviluppatasi a partire dagli anni Sessanta del XX secolo, che, a fronte dei mutamenti intervenuti in ogni campo del sapere nella seconda metà del Novecento, interpreta la modernità come un’epoca ormai tramontata. Nato innanzitutto in seno alle discipline artistiche, soprattutto all’architettura, e caratterizzato dalla combinazione di forme, materiali e tecniche moderni con l’abile e consapevole uso di motivi e convenzioni di periodi precedenti, il movimento postmoderno si estese in breve anche alla filosofia e alla cultura in senso lato, soprattutto grazie all’opera di Jean-François Lyotard intitolata La condizione postmoderna (1979). In campo letterario, in particolare, la reazione al concetto di “moderno”, sembrò tendere all’adozione di una poetica del frammento, con esiti artistici che vanno dal virtuosismo intellettuale, come ad esempio in alcune opere di Umberto Eco e Roland Barthes, al metaromanzo (Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino), al recupero del “trascendente” e del fiabesco (Vivian Lamarque e Alda Merini).
In architettura il postmodernismo fu un fenomeno particolarmente significativo soprattutto durante gli anni Ottanta del Novecento, con le importanti realizzazioni di Robert Venturi, Michael Graves, James Stirling, Terry Farrell, Charles Moore, Hans Hollein e Arata Isozaki. Nato originariamente come reazione contro la presunta degenerazione del modernismo verso le formule sterili e monotone dello Stile Internazionale, il movimento postmoderno non basa la sua ricerca su principi teorici rigorosi e su uno stile coerente, ma parte dall’esigenza di riconoscere ed esaltare la pluralità di gusti e di esigenze presenti nella società postindustriale. Nell’intento di accontentare un vasto pubblico, gli architetti postmoderni hanno combinato diversi elementi e liberamente citato stili architettonici del passato. Un esempio è la Staatsgalerie di Stoccarda (1977-1984), progettata da James Stirling e Michael Wilford, dove ricorrenti sono le citazioni dall’architettura classica. L’interesse postmodernista per la diversità e la storia si è accompagnato a quello per la conservazione e l’adattamento a usi nuovi di vecchi edifici, come testimonia la riconversione della Gare d’Orsay di Parigi in museo, realizzata dall’architetto italiano Gae Aulenti. Con l’abbandono delle tendenze utopiche del modernismo, il postmodernismo ha favorito un concreto confronto con il patrimonio architettonico esistente. La predilezione dello Stile Internazionale per le forme astratte e per l’assenza di decorazione escludeva la possibilità di recuperi e associazioni stilistiche; al contrario, i postmodernisti vollero sfruttare appieno le qualità simboliche dei vari stili architettonici. La ripresa di elementi dello stile classico, ad esempio, consentì di arricchire di connotazioni storiche e culturali la Staatsgalerie di Stoccarda, realizzata da Stirling, o la Salisbury Wing (1986-87), la nuova ala della National Gallery di Londra progettata da Venturi. Mentre la struttura di Stirling evoca i musei progettati da Karl Friedrich Schinkel a Berlino all’inizio del XIX secolo, Venturi si rifà alla facciata classicheggiante dell’edificio principale della National Gallery, e aggiunge inoltre nel suo progetto una colonna simile alla colonna di Nelson a Trafalgar Square, su cui la galleria si affaccia. Forme architettoniche tradizionali compaiono anche nel Public Services Building (1982) di Portland (Oregon), progettato da Graves: l’edificio cubico, con file di finestre identiche, simile a molti palazzi razionalisti, presenta sulla facciata due enormi lesene classiche stilizzate, che si innalzano per diversi piani. Un effetto simile fu ottenuto dal progetto di Robert Stern (1980) per la Tribune Tower di Chicago, un’enorme struttura coperta di vetri riflettenti, che rimanda alle costruzioni di Mies van der Rohe e di Adolf Loos.
Nella pittura e nella scultura – ma anche nella letteratura, nella musica e nella danza – il Postmodernismo costituì un allontanamento dall’astrazione e dalla concettualizzazione che avevano dominato le avanguardie fino dai primi anni del Novecento, nel tempo stesso in cui dava corso a uno sviluppo della Pop Art e del suo uso della qualità semiotica degli oggetti del quotidiano. Nel lavoro di Sandro Chia i colori brillanti, non naturalistici, e le forme distorte mostrano l’influenza del futurismo; quanto ai soggetti, però, Chia non si rifà al paesaggio urbano moderno, prediletto dai futuristi, ma rappresenta scene di vita delle aree rurali del Mediterraneo. L’ibridazione di tono mitico, idilliaco, con tecniche e motivi decisamente moderni è giocata sul filo dell’ironia, in modo non dissimile da quanto avviene in certa architettura postmoderna. In Il figlio del figlio di Chia (1981, Leo Castelli Gallery, New York), ad esempio, la figura centrale è un contadino di dimensioni gigantesche che porta un sacco dal quale fuoriescono tre mazze da golf. Mentre Chia utilizza soprattutto immagini mediterranee, la pittura di Mimmo Paladino contiene complesse allegorie che alludono ai rituali tribali, al cristianesimo e alle leggende classiche. Come per altri artisti postmoderni, l’opera di Paladino non è mai di facile interpretazione. Ambiguità e ambivalenza di significati e referenti sono sfruttate anche da Christopher Le Brun, che attraverso una pennellata imprecisa crea nei suoi quadri un’atmosfera sognante. Analoghi presupposti estetici sottostanno anche alle sculture di Anne e Patrick Poirier, nelle quali soggetti della mitologia classica sono evocati attraverso frammenti enigmatici, come l’occhio di bronzo in Mimas (1983, Sonnabend Gallery, New York). L’inclinazione degli artisti postmoderni verso l’immaginario classico ha portato alcuni critici a classificare il movimento come reazionario, simile a quelli sorti nell’arte e nell’architettura durante i regimi fascisti negli anni Trenta. Secondo altri, invece, esso risponderebbe al disorientamento degli artisti della fine del Novecento di fronte alle infinite possibilità espressive offerte dalle tecniche e dai modelli stilistici moderni e storici; oppure a un consapevole atteggiamento ironico o addirittura parodistico e dissacrante nei confronti delle tradizioni del passato.
Il connubio tra modernità ed elementi tratti dalle tradizioni del passato è caratteristico anche del pensiero filosofico postmoderno. In filosofia, infatti, il termine postmoderno designa una nuova consapevolezza sullo stato del sapere: la condizione postmoderna, secondo Lyotard, conosce il tramonto delle “grandi narrazioni” (illuminismo, idealismo, marxismo), che hanno prodotto le mitologie del progresso e della trasformazione rivoluzionaria della società, e in generale dei grandi quadri di riferimento entro cui, nell’età moderna, si è cercato di imbastire un senso unitario del reale. Al loro posto subentra la proliferazione di idee e di forme di razionalità sempre efficaci in ambiti parziali, ma che non possono concatenarsi in una teoria unitaria o in una visione sistematica. In questo modo il postmoderno – analogamente alla teoria della pluralità dei “giochi linguistici” di Ludwig Wittgenstein – accentua positivamente il carattere molteplice delle forme di sapere, rifiutando la possibilità di un modello unitario di razionalità. Da qui nasce anche la tendenza a valutare positivamente la frammentazione dei saperi e la contaminazione fra generi artistici tradizionali.
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