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Polittico

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Giotto: Polittico StefaneschiGiotto: Polittico Stefaneschi

Polittico Dipinto o scultura a rilievo, composto da quattro o più pannelli uniti tra loro. Se i pannelli sono due, l’insieme prende il nome di dittico, se sono tre si parla invece di trittico.

Il polittico fu una forma di pala d’altare molto in voga tra la metà del Trecento e l’inizio del Cinquecento. In quel periodo la variante italiana consisteva di solito in un grande pannello centrale affiancato, sostenuto o circondato da elementi di dimensioni inferiori, tutti racchiusi all’interno di una cornice, spesso riccamente intagliata. Non di rado alla base vi era un piccolo dipinto o una serie di piccoli dipinti che formavano la cosiddetta predella: di solito quest’ultima raffigurava uno o più episodi della vita del santo cui l’opera era dedicata.

Numerosi polittici furono purtroppo smembrati nei vari pannelli, che poi vennero trasferiti in località anche molto lontane tra loro. Il polittico di Pisa, eseguito da Masaccio nel 1426 per la chiesa del Carmine, fu ad esempio smembrato nel Settecento e alcuni pannelli sono oggi conservati a Berlino (Staatliche Museen), Londra (National Gallery), Malibu (The Getty Museum), Napoli (Museo di Capodimonte) e Pisa (Museo nazionale); gli altri sono purtroppo andati perduti. Un esemplare rimasto intatto nella cornice originale è la Madonna della rondine, realizzata intorno al 1490 da Carlo Crivelli e ora conservata alla National Gallery di Londra.

Talvolta i polittici provenienti dall’Europa settentrionale presentavano ali montate su cardini che potevano essere richiuse sul pannello centrale; tali elementi erano talvolta dipinti non solo all’interno ma anche all’esterno, in modo da ottenere un diverso effetto pittorico quando il polittico veniva chiuso. Le scene rappresentate si adattavano inoltre a particolari eventi liturgici o a determinati periodi dell’anno. Due esempi molto famosi sono L’adorazione dell’Agnello di Jan van Eyck (1432, Cattedrale di Gand) e la pala d’altare di Isenheim, opera di Matthias Grünewald (completata intorno al 1515 su richiesta dell’abbazia alsaziana di Isenheim e ora esposta al Musée d’Unterlinden di Colmar, Francia).

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