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Storicismo Termine associato sia a una specifica corrente di pensiero affermatasi in Germania alla fine del XIX secolo, sia a un complesso di atteggiamenti filosofici e culturali che assegnano un ruolo centrale alla successione degli avvenimenti reali nella comprensione di un fenomeno o del mondo in generale.
In quanto generica tendenza di pensiero, lo storicismo può essere ricondotto al filosofo italiano del Settecento Giambattista Vico e al suo progetto di una 'scienza nuova', che ricercasse nelle concrete azioni umane il manifestarsi di una 'storia ideale eterna'. Tale approccio trova espressione soprattutto nel romanticismo ottocentesco e nell'idea che il destino dell'uomo non è determinato dalla natura, come per gli altri esseri viventi, ma dalla storia.
Lo storicismo romantico considera i fenomeni storici come la manifestazione di un principio assoluto, divino, che si dispiega nella realtà. In Germania, è l'atteggiamento comune a tutta una tradizione di pensiero, a partire da Lessing e Herder, per il quale le epoche storiche sono tutte realizzazioni compiute dell'essenza umana, ognuna sullo stesso piano di fronte a Dio, fino a Schelling, che affida alla storia il compito di condurre l'umanità a uno stato di perfezione e di pace fra le nazioni, a Hegel, per il quale la storia mondiale è una progressione di stadi dello spirito verso la consapevolezza di sé, e per certi aspetti anche a Marx, che dall'analisi della storia trae la concezione di una progressiva emancipazione delle classi subalterne. Questa tradizione è stata ripresa all'inizio del Novecento dallo storicismo assoluto di Benedetto Croce, per il quale lo spirito divino si manifesta compiutamente e senza residui nella storia; pertanto è nella storia, non nelle scienze naturali, che deve essere cercato il significato della realtà e dell'attività umana.
Lo storicismo è stato considerato lo stile di pensiero dominante di tutto il XIX secolo. Oltre alle citate posizioni filosofiche, che furono criticate da storici come Leopold von Ranke e Johann Gustav Droysen (1808-1884), si diffuse in molti campi del sapere la tendenza a studiare i fenomeni sulla base dell'analisi dei loro precedenti storici, ad esempio in economia con Gustav Schmöller (1838-1917) e nel diritto con Friedrich Karl Savigny. Verso la fine del Novecento secolo il termine 'storicismo' passò a designare una particolare posizione filosofica, il cui esponente più rappresentativo fu Wilhelm Dilthey. Dilthey rivendicò con forza la specificità della conoscenza storica, e in generale di tutte le scienze dello spirito, le quali non cercano leggi universali, come fanno invece le scienze della natura, ma considerano gli eventi unici e irripetibili, giudicandoli solo relativamente ai valori dell'epoca in cui si sono verificati. Alcuni esponenti della scuola accentuarono l'aspetto relativistico di questa posizione, sottolineando la storicità di tutti i valori (Georg Simmel, Oswald Spengler e, in parte, Max Weber), mentre altri evidenziarono la permanenza di alcuni principi universali nel mutare delle epoche storiche (Ernst Troeltsch e Friedrich Meinecke).
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