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Introduzione; Filosofia e saggezza; Le origini; Il primato della teologia; I filosofi arabi in Spagna; L’età moderna; I rapporti con la cultura occidentale
Filosofia islamica Espressione che indica sia una forma di filosofia peripatetica, fedele alla tradizione filosofica greca, sia il sufismo e la filosofia profetica, che si fondano invece su una forma di conoscenza mistica. Dopo il 1200 la filosofia peripatetica fu posta ai margini del sapere nel mondo islamico, anche a causa della secolare convinzione che l’indagine filosofica fosse pericolosamente vicina all’eresia, ma in anni recenti ha conosciuto una rinascita e la filosofia occidentale ha esercitato su di essa una forte influenza. A differenza della filosofia scolastica, per cui la filosofia era ancella della religione, fin dalle origini la filosofia araba è stata in permanente conflitto con la teologia islamica, poiché, secondo la concezione islamica della Rivelazione, la ragione umana deve seguire esclusivamente la parola del profeta. Tale presupposto portò la teologia a una rottura pressoché definitiva con la tradizione del pensiero filosofico.
Sono due le parole arabe che traducono il termine “filosofia”: falsafa, che corrisponde al greco philosophía (“amore per la sapienza”), e hikma, che significa “saggezza” nel suo senso più ampio, e indica un tipo di filosofia simile al misticismo, basato su un metodo d’indagine che comporta lo studio di una realtà spiritualmente pura, capace di trasformare l’anima. Quest’ultimo genere di filosofia è sempre stato presente nel mondo islamico, specialmente in Persia e in India, dove ha continuato a sussistere anche dopo la scomparsa, nel XII secolo, della filosofia peripatetica. Hikma, che si è sviluppata in varie direzioni, ma può essere suddivisa in sufismo e correnti illuminazioniste, persegue non soltanto la conoscenza razionale del mondo, ma anche la comprensione del timore che avvertiamo quando consideriamo il mistero dell’universo. Questa forma di filosofia, che è divenuta popolare specialmente tra gli sciiti nel mondo islamico, ebbe origine quando i musulmani cominciarono a interrogarsi sul significato mistico della loro religione e si diffuse soprattutto in Iran.
Al-Kindi viene ricordato come il primo filosofo arabo. Vissuto a Baghdad, fu autore presumibilmente di più di 270 opere, delle quali tuttavia la maggior parte è andata perduta. Il suo pensiero, influenzato da Aristotele e dal neoplatonismo, ruota intorno alla questione del rapporto tra rivelazione e razionalità. Per superare il conflitto, egli concepisce Dio come unica fonte di verità, affermando il primato dell’insegnamento del Corano, ossia del sapere sacro, sulla filosofia e sul sapere umano. L’iraniano Al-Razi, medico che visse a Baghdad a cavallo tra il IX e il X secolo, fu autore di circa 150 opere ed è conosciuto come il più coerente razionalista tra i filosofi islamici. Sostenne che Dio aveva donato all’uomo la ragione e intraprese una critica sistematica della Bibbia e del Corano. Nella sua opera Dubbi su Proclo criticò la concezione neoplatonica dell’eternità del mondo e sostenne un atomismo basato su cinque principi originari (Dio, materia, anima, spazio, tempo). Al-Farabi, proveniente dal Turkestan, affermava che tutto l’esistente era diviso in necessario e possibile, laddove il necessario (Dio) era all’origine di tutto il rimanente e non occorreva nulla che lo originasse, né una dimostrazione della sua esistenza. Il pensiero di Al-Farabi è rigorosamente idealistico: dal momento che Dio, essendo la causa originaria, è uno spirito che riflette se stesso, sarà concepito come un modello che plasma ogni realtà. L’esistente viene rappresentato con uno schema articolato in diversi livelli (Dio, otto sfere spirituali, la ragione umana, l’anima, la forma e la materia), che corrispondono ai gradi della conoscenza umana. Il medico Abu Ali al-Husayn Ibn Sina (noto in Occidente col nome di Avicenna) si considerava discepolo di Al-Farabi ed è ricordato come il più influente filosofo arabo. Diede ordine sistematico alle dottrine filosofiche dei suoi predecessori e suddivise la scienza nei vari campi del sapere, ispirandosi al modello aristotelico.
Influenzato profondamente dal sufismo, Al-Ghazali si adoperò per liberare la teologia dall’influsso della filosofia. Nell’opera intitolata L’incoerenza dei filosofi, egli affermò che tutte le dottrine dei filosofi sono eretiche, e quindi incompatibili con la verità dell’Islam. Nella sua critica della filosofia, Al-Ghazali operò tuttavia una distinzione tra filosofia e logica, sostenendo che quest’ultima ha un ruolo rilevante nella comprensione degli argomenti teologici. Significativi sono i titoli delle sue opere, Il salvatore dell’errore e La rivivificazione delle scienze religiose, nelle quali egli espone venti tesi contro la filosofia (soprattutto quella di Al-Farabi e di Avicenna). La sua opera mistica intitolata La nicchia delle luci(interpretazione di ventiquattro principi del Corano), paragona il vero sapere a un raggio di luce che Dio invia al cuore degli uomini.
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