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Introduzione; Dal muto agli anni Quaranta; La cinematografia cinese dopo il 1949; Il nuovo cinema cinese
Cinema cinese Produzione cinematografica di Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong e Taiwan. In Cina, la prima “ombra elettrica” (dianying: questo il termine cinese per “film”) fu proiettata a Shanghai nel 1896, mentre la capitale, Pechino, dovette attendere sino al 1902 per scoprire questa nuova arte. Al 1905 risale la prima produzione cinese a noi nota, Dingjun Shan, che riprendeva alcune scene dell’Opera di Pechino. Seguì una breve comica, Tou Shao Ya, basata anch’essa sulla ripresa di un’opera teatrale e girata a Hong Kong nel 1909 dal regista teatrale Liang Shaobo grazie ai finanziamenti dell’impresario statunitense Benjamin Polaski.
Tranne che per alcune pellicole prodotte a Hong Kong, negli anni Venti il centro della produzione cinematografica cinese era Shanghai. Il mercato cinematografico, tuttavia, era tutt’altro che fiorente: nel 1922 esistevano meno di 100 sale in tutto il paese, la percentuale delle case di produzione che fallivano era molto alta e i film proiettati in Cina e a Hong Kong erano prevalentemente di importazione statunitense.
La produzione cinese degli anni Venti era derivata dai generi hollywoodiani (soprattutto melodrammi e commedie) oppure tratta da fonti appartenenti alla cultura popolare cinese, come racconti epici e leggendari e storie di arti marziali ispirati alla letteratura minore. Il cinema cinese raggiunse livelli qualitativi elevati negli anni Trenta. Determinante fu l’ingresso nella cinematografia nazionale di giovani artisti e intellettuali come lo scrittore-regista Sun Yu, formato negli Stati Uniti, e lo sceneggiatore Xia Yan, che aveva studiato in Giappone. Inoltre, la crescente minaccia di un’invasione giapponese dava impulso a un cinema inteso come voce della resistenza patriottica, stimolando nel contempo un sentimento di identità nazionale. Le innovazioni formali, generalmente derivate dalle sperimentazioni hollywoodiane e sovietiche, si mescolavano a tematiche di ispirazione comunista; gli argomenti trattati vertevano sui diritti delle donne, sulla diseguaglianza sociale e la difesa nazionale. Quanto alla tecnologia, mentre nelle sale occidentali imperava il sonoro, introdotto nel 1927 con Il cantante di jazz, i cinesi continuarono a produrre film muti o solo parzialmente sonori fino al 1935. L’assenza di investimenti, la carente distribuzione e la censura politica attuata dal Guomindang portarono al fallimento numerose case di produzione: sopravvissero solo la Star Company (fondata a Mingxing nel 1922 dai registi Zhang Shichuan e Zheng Zhengqiu, ispiratisi alla MGM) e la United Photoplay Service (fondata a Lianhua nel 1930 da Luo Mingyou). Entrambe le società producevano oltre dodici film all’anno. La United, che aveva sotto contratto la diva Ruan Lingyu, considerata la “Greta Garbo cinese”, produsse film di successo come Shennü (1934), regia di Wu Yonggang, probabilmente il primo film sulla prostituzione girato senza intenti moralistici; e il thriller patriottico, sorprendentemente erotico, Da Lu (1934) per la regia di Sun Yu. La Star portò nelle sale film sofisticati come Malu Tianshi (1937) di Yuan Muzhi, feroce e allo stesso tempo romantica panoramica sull’amore, la vita e l’ingiustizia sociale nei bassifondi di Shanghai.
L’epoca d’oro del cinema di Shanghai venne bruscamente interrotta quando la città cadde in mano ai giapponesi nel 1937. Alcuni registi continuarono a lavorare sotto la supervisione giapponese; molti fuggirono a Hong Kong o nell’entroterra, a Wuhan, e realizzarono film a sostegno dello sforzo bellico. Nel 1946, quando la produzione tornò a fiorire a Shanghai, molte cose erano cambiate. L’inizio della guerra civile tra i nazionalisti del Guomindang e i comunisti rese più teso il clima politico, costringendo tutti i cineasti a prendere posizione. Alcuni registi vicini ai comunisti, costretti a fuggire a Hong Kong per evitare persecuzioni, furono paradossalmente raggiunti pochi anni dopo da cineasti legati ai nazionalisti, fuggiti in seguito alla vittoria maoista. I film dei tardi anni Quaranta si affidavano ai dialoghi e a una recitazione di impianto teatrale più di quanto non avessero fatto i film d’anteguerra. In quel periodo si produssero film ora riconosciuti internazionalmente come classici; tra tutti, si ricorda l’analisi condotta da Fei Mu sulla depressione postbellica in Xiao Cheng zhi Chun (1948) e la parabola sulla solidarietà della classe lavoratrice tracciata da Zheng Junli in Wuya yu maque (1949).
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