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Tai-chi Chuan (cinese, Boxe del Principio Supremo), arte marziale interna di origine cinese che prevede una sequenza di movimenti eseguiti con lentezza, morbidezza e circolarità, strettamente coordinati alla respirazione.
Originariamente stile di combattimento denominato Mien Quan (“pugno di cotone”), il Tai-chi Chuan è andato via via assumendo le caratteristiche di una pratica di meditazione in movimento eseguita facendo ricorso al chi, l’“energia vitale” che, secondo la medicina tradizionale cinese, scorre all’interno dell’organismo umano alla pari del sangue. In accordo con i principi della filosofia cinese, e in particolare con il taoismo, l’esercizio di questa arte permette di equilibrare le forze opposte e complementari di yin e yang che hanno sede nel nostro corpo. Svolto con regolarità e sotto la guida di un buon maestro, il Tai-chi Chuan può prevenire l'insorgere di malattie sia fisiche sia psicosomatiche, in quanto i suoi esercizi riattivano dal punto di vista fisiologico le funzioni vitali dell'organismo e permettono di ristabilire l’equilibrio e l’armonia tra il corpo, la mente e lo spirito. Questa disciplina orientale si presenta pertanto come un insieme di tecnica di combattimento, pratica terapeutica e forma di meditazione. Il Tai-chi (questa la forma abbreviata più in uso) può essere praticato individualmente o in coppia: nel primo caso la pratica prevede una successione di passi che danno vita a una sequenza preordinata di movimenti uniti tra loro senza interruzioni, detta “forma”; le sequenze piu diffuse nel mondo sono la “24 forme” e la “48 forme”. Esistono tradizionalmente cinque differenti stili di Tai-chi, il cui nome corrisponde a quello delle famiglie che li hanno elaborati e tramandati: i principali sono il Chen (il più antico), lo Yang (il più diffuso e praticato nel mondo), i due Wu e il Sun. Numerosi sono inoltre gli esercizi individuali che preparano e completano la pratica. Gli esercizi eseguiti in coppia, il principale dei quali è il Tui Shou (“spingere con le mani”), sono applicazioni marziali dei principi basilari della disciplina: sfruttamento della forza dell'avversario, assenza di contrazione muscolare, fluidità, radicamento a terra, controllo del “pieno” e del “vuoto” a partire dal Tan Tien, il baricentro energetico situato appena sotto l’ombelico. Nel lavoro individuale come nel lavoro a coppie, l’ascolto del proprio corpo, la concentrazione, la consapevolezza, il rilassamento e la pazienza sono fattori fondamentali per la riuscita della pratica.
Le origini del Tai-chi sono incerte: secondo alcune fonti bibliografiche vide gli albori intorno 3000 a.C., epoca che coincide con la nascita del taoismo in Cina; secondo altre fonti, i fondamenti dell’arte marziale vennero elaborati e codificati intorno al 1300 dal monaco taoista Chang San Feng, cui sono attribuite le tredici posizioni fondamentali. Nel XVIII secolo il maestro Yang Lu Chan fondò lo stile ancora oggi più conosciuto, lo stile Yang. I concetti fondamentali di questa disciplina di carattere esoterico furono tramandati nel corso dei secoli da padre in figlio o da maestro a discepolo prima di iniziare a diffondersi tra il popolo nel XIX secolo. Negli anni Cinquanta del XX secolo Mao Zedong favorì lo studio e la diffusione delle arti marziali in Cina, dando particolare rilievo al Tai-chi. Le “forme” vennero codificate dalla Commissione statale per l’educazione fisica e lo sport: da allora, l’antica arte marziale è stata introdotte come terapia riabilitativa negli ospedali, praticata nelle fabbriche, nelle scuole e nelle organizzazioni governative di tutto il paese. Diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni Settanta, il Tai-chi viene oggi insegnato all’interno di scuole e quotidianamente praticato nei suoi diversi stili.
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