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Musicologia

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Introduzione

Musicologia Lo studio della musica come oggetto di ricerca, interpretazione e spiegazione. Suo scopo è comprendere la musica tramite l’individuazione del testo autentico e del contesto culturale dell’opera musicale, valutare i procedimenti tecnici e gli obiettivi estetici di un lavoro, giudicare sul merito intrinseco di una composizione e della sua importanza all’interno della produzione di un compositore o del genere a cui appartiene.

Il termine viene dal francese musicologie, a sua volta calco della parola tedesca Musikwissenschaft, “scienza della musica”, che dava il titolo a un celebre testo del teorico Johann Bernhard Logier.

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Cenni storici

Se il termine “musicologia” è di conio relativamente recente, alcuni aspetti dell’insieme di discipline che la compongono sono oggetto di studio fin dall’antichità. Pur se non possono essere considerati musicologi in senso proprio, sia Platone sia Aristotele affrontarono nelle loro opere gli aspetti morali dei diversi generi di musica e del loro ruolo nell’educazione. Pitagora e i pitagorici misero al centro della loro riflessione l’armonia musicale; la ricerca li portò anche a risultati concreti che si tradussero nell’individuazione di un rapporto proporzionale fra la lunghezza delle corde di una lira e gli accordi fondamentali (1:2 per l’accordo di ottava, 3:2 per quello di quinta, 4:3 per quello di quarta).

Aristosseno, discepolo di Aristotele, merita pienamente il titolo di musicologo; fu lui, infatti, a porre le basi di una teoria dei rapporti tra le altezze nel suo Elementi armonici, e dell’organizzazione temporale di musica e poesia nella Ritmica.

Nel II secolo d.C. Claudio Tolomeo, nell’opera Armonia, sviluppò ulteriormente l’ambito degli scritti musicali. Sant’Agostino e Boezio affermarono che la musica, intesa come armonia di proporzioni, rivestiva un ruolo fondamentale nella teoria della conoscenza. Significativo fu inoltre il trattato Institutiones divinarum et saecularium litterarum (550-562) di Cassiodoro, che comprendeva un capitolo dedicato alla musica. Nel Medioevo la musica fu oggetto di attente ricerche, e in quell’epoca vennero scritti numerosi volumi di teoria che contribuirono notevolmente all’evoluzione della notazione e, più in generale, della musica.

A partire dal XIV secolo si giunse a una separazione fra la teoria musicale e la pratica, fissando limiti e correlazioni tra i due campi. Tra i testi dell’epoca si ricordano l’Ars novae musicae (1322) di Johannes de Muris e le opere di Marchetto da Padova, di Giacomo da Liegi e di Johannes Tinctoris, che compilò nel 1472 una sorta di dizionario musicale, Terminorum musicae diffinitorium. Parallelamente alla fioritura della pratica polifonica, la figura del teorico si specializzò sempre più e concentrò la sua attenzione sulla pratica musicale.

Teorici come Gioseffo Zarlino furono importanti soprattutto per il perfezionamento della dottrina che fonda le basi dell’armonia musicale, ma contribuirono, attraverso le polemiche teoriche, a determinare la necessità di un dibattito su temi musicali che si sviluppò da quel momento in poi. Nell’ambito delle dispute musicologiche si inserì Vincenzo Galilei con il Dialogo della musica antica et della moderna (1581).

In seguito si occuparono di musica l’astronomo Keplero, padre Marin Mersenne (Harmonie Universelle, 1636), Cartesio, il gesuita Athanasius Kircher (Musurgia universalis, 1650) e, nel Settecento, Jean-Jacques Rousseau (Dictionnaire de Musique, 1768).

Tra i musicologi contemporanei spiccano il compositore Gian Francesco Malipiero, che curò l’edizione dell’opera di Monteverdi e di Vivaldi; Anton Webern, curatore dell’opera di Ockeghem; il clavicembalista Ralph Kirkpatrick, specialista di Domenico Scarlatti; Gustave Reese, autore di testi tra i più autorevoli sulla musica medievale e rinascimentale.

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Suddivisioni

3.1

Musicologia sistematica

Nel 1885 l’austriaco Guido Adler, uno dei pionieri della disciplina, distinse la musicologia sistematica o teorica da quella storica. Alla prima attribuiva lo studio di armonia, ritmo e melodia, estetica e psicologia della musica, educazione musicale e studio comparato delle musiche popolari. All’interno della musicologia una maggiore attenzione è stata riservata dagli studiosi alla teoria e all’analisi della musica occidentale (specie della musica colta), e allo studio delle espressioni non occidentali (vedi Etnomusicologia).

3.2

La teoria

La teoria musicale si può definire in generale lo studio dei rapporti tra i suoni o altezze musicali e le loro durate. Si occupa di insiemi di altezze come i modi, le scale, le serie, i metodi di accordatura e gli intervalli, e delle combinazioni simultanee delle altezze, consonanti e dissonanti, individualmente e in successione. Studia inoltre l’organizzazione del tempo tramite il ritmo e le proporzioni. Fino al Cinquecento questi temi rientravano nella musica theorica, mentre la musica practica riguardava l’esecuzione, l’improvvisazione e la composizione. In seguito, l’attenzione venne rivolta alla formazione di esecutori e compositori nell’armonia, nel contrappunto e nella forma.

Gran parte della teoria moderna è dedicata allo studio della struttura di composizioni esistenti e tende a imporsi come una disciplina autonoma, quella dell’analisi musicale.

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