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Bunraku

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BiwaBiwa

Bunraku Teatro giapponese delle marionette in cui si rappresenta una storia cantata usando fantocci grandi (2/3 della grandezza naturale) e piccoli (30 cm), manovrati da un burattinaio che indossa un abito a colori vivaci e alti zoccoli, coadiuvato da due assistenti mimetizzati da abiti scuri e cappucci neri.

Le origini del bunraku risalgono ai costumi musicali e narrativi di inizio Cinquecento, quando i suonatori ciechi di biwa (liuto), noti come biwa-hoshi, raggiunsero la popolarità con i racconti di cicli guerrieri come gli Heike-monogatari, cui in seguito aggiunsero joruri-junidanzoshi (storie d’amore), in spettacoli chiamati joruri. A fine Cinquecento il biwa fu sostituito dallo shamisen e lo spettacolo marionettistico fu integrato nella tradizione musicale e narrativa: occorrevano un burattinaio, un cantante (che prestava la voce a tutti i ruoli, variando di volta in volta intensità e timbro), un narratore (gidayu) e il suonatore di uno speciale tipo di shamisen.

L’apice della popolarità fu raggiunto tra Sei e Settecento, quando il grande drammaturgo Chikamatsu Monzaemon scrisse diverse pièce concepite appositamente per il bunraku. Molto importanti furono il cantante Takemoto Gidayu, che costruì un teatro a Osaka nel 1684, il suo allievo Toyotake Wakatayu, che ne aprì uno nel 1702, e il maestro burattinaio Yoshida Bunzaburo, che perfezionò a tal punto la propria arte da richiedere per ogni rappresentazione a partire dal 1734 tre burattinai.

La trattazione di eventi storici e contemporanei, tuttora in auge, conferì a questi spettacoli un tale effetto ipnotico che per un certo periodo furono più popolari del teatro kabuki con attori in carne e ossa, ma a partire dal 1780 il successo svanì progressivamente, finché Uemura Bunrakuken realizzò un nuovo teatro per marionette a Osaka. A partire dall’Ottocento i pupazzi si sono fatti sempre più articolati, con la possibilità di muovere ciascun dito delle mani e gli occhi, e con una tendenza sempre più marcata verso il realismo.

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