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Ergonomia

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Sedia ergonomica da ufficioSedia ergonomica da ufficio

Ergonomia Studio delle relazioni che intercorrono tra gli strumenti usati dall'uomo, in particolare per lo svolgimento delle sue attività lavorative, e le capacità sia fisiche sia psichiche dell'uomo stesso.

Gli studi di ergonomia si prefiggono di delineare un equilibrio tra uomo e macchina, in modo da rendere sempre più facile ed efficiente l'impiego delle apparecchiature. In tal senso, il termine macchina deve essere inteso in modo ampio: può comprendere dalla semplice biro per scrivere, alla tastiera di un computer, al grande macchinario industriale di una catena di montaggio, fino all'automobile o alla sedia che si utilizza in ufficio.

Uno studio ergonomico può, ad esempio, interessarsi a come rendere meno difficoltosa l'esecuzione di un compito, che può consistere nella semplice sostituzione di un pannolino per bambini o nella più complessa saldatura di una lamiera.

Le ricerche di tipo ergonomico trovano la loro applicazione nell'ergotecnica, in cui, per opera di progettisti, si realizzano macchine nuove, o si modificano e si migliorano quelle già esistenti, che siano più adeguate a quanto emerge dai risultati di quelle ricerche.

Il lavoro degli ergonomisti produce, dunque, conoscenze che aiutano altri specialisti, ad esempio progettisti e costruttori, a migliorare la possibilità di utilizzo dei loro prodotti. La consulenza degli ergonomisti viene impiegata nei settori più vari: dall'industria dei mezzi di trasporto a quelle degli elettrodomestici, dei giocattoli, dell'informatica, dei mobili, dell'abbigliamento. Ad esempio, in un'automobile il posto di guida deve essere progettato in modo da poter accogliere guidatori di qualsiasi taglia, mentre la strumentazione del cruscotto deve essere progettata in modo da non confondere il guidatore, dandogli informazioni eccessive o poco chiare: di notte le spie luminose non devono produrre segnali troppo deboli né troppo brillanti e così via.

Gli studi di ergonomia devono tenere conto di numerosi fattori; ad esempio, devono considerare quali caratteristiche di funzionamento della macchina sono essenziali e non modificabili, e quali possono essere variate per migliorarne l'utilizzo, senza però comprometterne la funzionalità; devono, inoltre, valutare numerose caratteristiche del corpo umano, come i tempi di reazione, la capacità di ripetere una stessa azione in modo continuativo per lungo tempo, quale posizione viene preferibilmente assunta e quale sequenza di gesti viene compiuta per eseguire una certa operazione, quali arti vengono impiegati e così via. Le ricerche di tipo ergonomico risultano, pertanto, interdisciplinari; in particolare, il contributo di fisiologi e psicologi risulta particolarmente significativo.

La progettazione di oggetti che tengano conto delle caratteristiche fisiche e delle capacità di chi li deve usare non è nuova: già nella preistoria l'uomo dava agli attrezzi e alle armi che fabbricava una forma che ne facilitasse l'uso. Nel XX secolo, la domanda di efficienza lavorativa e le esigenze della produzione industriale di massa hanno stimolato le ricerche. Psicologi e fisiologi hanno ampliato le loro conoscenze circa le modalità di funzionamento del nostro corpo e della nostra mente. Nel 1940 lo psicologo britannico Hywel Murrell coniò il nome di questa nuova scienza unendo due parole greche: ergon, cioè 'lavoro', e nomia, che significa 'gestione', 'governo'. Da qualche tempo però si preferisce utilizzare, al posto della parola 'ergonomia', l'espressione 'ingegneria dei fattori umani', che consente di sottolineare l'interdisciplinarità del settore, ove convergono fattori umani tanto psicologici e fisiologici quanto sociologici.

Oggi progettisti e produttori utilizzano lo studio dei fattori umani (come i dati antropometrici) e la sperimentazione diretta per rendere possibile la progettazione di prodotti di più facile e sicuro uso anche per particolari 'categorie' di utilizzatori: bambini, anziani e disabili.

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