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Arte francese

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Chiesa della Madeleine, VézelayChiesa della Madeleine, Vézelay
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Introduzione

Arte francese Produzione artistica e architettonica della Francia, dalla fine del IX secolo d.C., quando il paese divenne un regno unitario, fino ai giorni nostri. Lo sviluppo artistico francese costituisce una delle tradizioni più omogenee e innovative dell’Occidente.

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Romanico e gotico

La Gallia, corrispondente in larga misura all’odierno stato francese all’epoca dell’impero romano, fu il nucleo dell’impero di Carlo Magno e divenne regno di Francia nell’843, quando il trattato di Verdun sancì la separazione delle terre occupate dai franchi occidentali (Francia) da quelle controllate dai franchi orientali (Germania). La fioritura dell’arte francese iniziò sotto la dinastia dei capetingi, fondata da Ugo Capeto nel 987 ed estintasi nel 1328.

In ambito architettonico grande importanza ebbe l’abbazia benedettina di Cluny, casa madre dell’ordine cluniacense. Fondata nel 910 dal duca Guglielmo di Aquitania, l’abbazia fu dotata di una prima chiesa consacrata nel 926, sostituita da una seconda edificata tra il 948 e il 981, e infine da una terza, terminata nel 1085, costruita in splendide forme romaniche. Alla stessa epoca risale un altro notevole edificio romanico, la chiesa di Saint-Sernin (1080 ca. - 1120 ca.) a Tolosa; a un periodo successivo appartengono invece l’abbazia di Saint-Etienne a Caen (inizio del XII secolo) e quella di Saint-Gilles-du-Gard (1150-1200 ca.). Il rafforzamento degli ordini monastici favorì e incrementò le opere edilizie e diede impulso alla scultura, soprattutto nelle regioni meridionali e centrali del paese: significativi esempi si trovano nel timpano del portale della chiesa di Saint-Sernin, abbellito da un rilievo marmoreo raffigurante la Maestà di Cristo (1096 ca.), e nel complesso della Madeleine a Vézelay (1120-1132 ca.). Va inoltre ricordato il Giudizio universale (1140 ca.) sul portale della Cattedrale di Autun, in Borgogna, che reca la firma dello scultore Gislebertus.

Per quanto riguarda la pittura, la chiesa di Saint-Savin-sur-Gartempe, a est di Poitiers, conserva il ciclo di affreschi romanici (1100 ca.) più completo di tutta la Francia; i dipinti della cripta raccontano episodi della vita dei due patroni, san Savino e san Cipriano.

Il più celebre esempio medievale di arte tessile è costituito dall’arazzo di Bayeux (1073 ca. - 1083 ca., Musée de la tapisserie de la reine Mathilde, Bayeux), più simile a un ricamo che a un arazzo vero e proprio. Le scene in cui è suddivisa la lunga striscia di tessuto raffigurano in modo semplice ed espressivo gli eventi storici che portarono alla conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066.

Nel 1140 l’avvio della costruzione della chiesa di Saint-Denis, a nord di Parigi, segnò il primo passo verso l’affermazione dello stile gotico, che dalla Francia settentrionale si diffuse in tutta Europa. Il coro della chiesa, con archi a sesto acuto e volte a costoloni, definì gli elementi essenziali del nuovo linguaggio, che trovò la massima espressione nelle imponenti cattedrali erette nella prima metà del Duecento. Si distinguono in particolare le cattedrali di Amiens (1220-1288 ca.), Chartres (realizzata per la maggior parte tra il 1194 e il 1220), Reims (cominciata nel 1211) e Notre-Dame di Parigi (1163-1250). Gli edifici sacri furono arricchiti con numerose sculture e impreziositi da splendide vetrate policrome. Anche nella pittura si affermò uno stile elegante, basato sulla linea curva e su forme allungate; elementi che si ritrovano pure nelle miniature di manoscritti, come il famoso Salterio di san Luigi (1253-1270, Bibliothèque Nationale, Parigi).

La fase artistica successiva al 1250, in Francia e in molte zone dell’Europa settentrionale, prende solitamente il nome di tardogotico: si protrasse sino al Cinquecento, assimilando suggestioni dell’Umanesimo e del Rinascimento. L’impostazione gotica non venne abbandonata nemmeno nella pittura, come appare evidente ad esempio nelle miniature delle Ore di Rohan (1418 ca. - 1425 ca., Bibliothèque Nationale, Parigi) o nell’intenso dipinto di Charonton noto come Pietà di Avignone (1454-1456, Louvre, Parigi). Un capolavoro del periodo tardogotico è rappresentato dalle Très riches heures du duc de Berry (1413-1416, Musée Condé, Chantilly), libro d’ore creato per Jean, duca di Berry, illustrato da bellissime miniature dei fratelli Limbourg.

Grande pittore francese del Quattrocento fu Jean Fouquet, presente in Italia intorno al 1445: il suo stile prezioso si ammira nell’unica opera attribuitagli con certezza, le miniature per una copia delle Antiquités judaïques (Bibliothèque Nationale, Parigi). Basandosi sulle principali caratteristiche di esecuzione, gli esperti lo indicano come autore anche di altre miniature, di alcuni dipinti di cavalletto e di vari disegni per sculture.

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Il Rinascimento

L’influenza italiana si fece sentire in Francia in maniera più diretta con le cosiddette guerre d’Italia, che ebbero inizio sotto Carlo VIII nel 1494 e terminarono nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis. Anche se non riuscì a ottenere il dominio politico sulla penisola, la Francia subì il fascino del Rinascimento italiano; diversi sovrani vollero affiancare personalità italiane agli artisti locali in numerosi progetti di rilievo: così fecero Luigi XII e soprattutto Francesco I, che chiamò in Francia Leonardo da Vinci nel 1516-17. Leonardo visse a Cloux, nei pressi di Amboise, fino alla morte, sopravvenuta nel 1519.

Opera notevole di quest’epoca fu l’ampio programma decorativo del castello di Fontainebleau, a sud-est di Parigi. A partire dal 1528, Francesco I diede il via a una serie di modifiche e ampliamenti dell’edificio medievale, per il quale nel 1530 chiamò a corte il pittore italiano Rosso Fiorentino, seguito nel 1532 da Francesco Primaticcio; i due artisti costituirono il nucleo della cosiddetta scuola di Fontainebleau, che divulgò in Francia lo stile manierista. Pur facendo saltuariamente ritorno in patria, il Primaticcio continuò a operare a Fontainebleau anche negli anni Sessanta del XVI secolo; intorno al 1552 gli si affiancò Nicolò dell’Abate, che importò in Francia la paesistica di gusto manierista. Pure lo scultore Benvenuto Cellini fu attivo in Francia (per un certo tempo anche a Fontainebleau) tra il 1540 e il 1545, anni in cui produsse una delle sue opere più note, la saliera d’oro di Francesco I (1540-1543, Kunsthistorisches Museum, Vienna).

Lo stile manierista italiano fu rielaborato da vari artisti francesi, quali il pittore François Clouet e lo scultore Jean Goujon. Clouet, pittore di corte a partire dal 1541, si specializzò nella ritrattistica ricalcando le orme del padre, Jean Clouet, che era probabilmente originario dei Paesi Bassi. Goujon riuscì a combinare la maniera di Fontainebleau con elementi più classici, fino a creare un linguaggio del tutto originale, evidente nelle sculture conservate a Parigi (ad esempio i frammenti custoditi al Louvre e la Fontaine des Innocents (1548-49).

L’architettura ricevette nuovi impulsi dall’arrivo di Sebastiano Serlio, che giunse in Francia nel 1541 e vi rimase fino alla morte, avvenuta a Fontainebleau nel 1554. Due architetti francesi in particolare, Pierre Lescot e soprattutto Philibert Delorme, contribuirono all’affermazione dei canoni italiani. Lescot è conosciuto soprattutto per la ricostruzione del palazzo del Louvre, avviata nel 1546. Delorme, figura di maggior talento, si formò a Roma e progettò tra le altre opere il castello di Anet (anni Cinquanta del XVI secolo), in Normandia.

L’arte francese del tardo Cinquecento si sviluppò sullo sfondo delle violente guerre di religione (1562-1598) tra cattolici e protestanti. Emerse la figura di Jacques Androuet du Cerceau il Vecchio, capostipite di una dinastia di architetti attiva quasi fino alla fine del secolo successivo, famoso per i due volumi Les plus excellents bastiments de France (1576-1579). Altro illustre personaggio del XVI secolo fu lo scultore Germain Pilon, che nelle opere giovanili rivela l’influenza degli stucchi di Primaticcio a Fontainebleau; il suo stile maturo acquisì un più marcato realismo e un’evidente carica emotiva. Sotto la guida del Primaticcio, Pilon ideò il monumento funebre di Enrico II e Caterina de’ Medici (1563-1570) per la chiesa parigina di Saint-Denis, con ritratti del re e della regina.

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Il Seicento

Nel 1594 Enrico IV entrò a Parigi preannunciando la fine delle guerre di religione, che venne sancita dalla pace di Vervins e dall’editto di Nantes (1598). Il periodo di pace che seguì favorì un nuovo sviluppo architettonico e urbanistico, che vide la città arricchirsi di numerosi complessi edilizi, tra cui l’elegante Place des Vosges (cominciata nel 1605). Salomon de Brosse, il più illustre architetto del tempo, progettò molti edifici di grande importanza, tra i quali spicca il Palais du Luxembourg (avviato nel 1615), che con i palesi riferimenti all’architettura fiorentina doveva suscitare il plauso della committente, Maria de’ Medici, madre di Enrico IV. Sorsero inoltre varie residenze private di prestigio (hôtels), molte a opera di Jean du Cerceau (Hôtel de Sully, 1624-1629).

Durante i primi decenni del Seicento si segnalarono due artisti che operavano molto lontano dall’ambiente parigino: Jacques Bellange e Jacques Callot, entrambi originari di Nancy, in Lorena. Gran parte delle opere di Bellange andò distrutta: il repertorio pervenuto fino a noi comprende solo una serie di singolari acqueforti di carattere religioso che rivelano l’influenza del Parmigianino, come Tre Marie al sepolcro. Al suo linguaggio si ispirarono le incisioni di Callot, che tra il 1611 e il 1621 risiedette a Firenze al servizio del granduca Cosimo II: famose sono le sue opere dedicate alle feste di corte e al mondo della Commedia dell’Arte. Di ritorno a Nancy (dopo la morte di Cosimo) nel 1621, Callot proseguì la sua attività di acquafortista, approfondendo vari temi tratti dalla vita quotidiana. Nel 1633, nel corso della guerra dei Trent’anni (1618-1648), il cardinale Richelieu, segretario di stato di Luigi XIII, ordinò alle truppe francesi di invadere il ducato di Lorena: Nancy fu occupata e il duca di Lorena costretto alla resa. Gli orrori della campagna militare divennero oggetto dell’opera fondamentale di Callot, Le grandi miserie della guerra (1633).

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