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Introduzione; Arte moresca, mozarabica e romanica; Il gotico; Il Rinascimento; Barocco, rococò e neoclassico; L’Ottocento e il Novecento
Arte spagnola Manufatti artistici e opere architettoniche prodotti nella penisola iberica dall’antichità fino ai giorni nostri. La storia dell’arte in questa regione ha inizio con le pitture rupestri del Paleolitico, tra le quali rivestono particolare importanza quelle delle grotte di Altamira, risalenti a un periodo compreso tra 17.000 e 12.000 anni fa. Esistono inoltre testimonianze artistiche della colonizzazione fenicia (XI secolo a.C.), greca (VIII-VI secolo a.C.) e cartaginese (VI secolo a.C.). Con la seconda guerra punica (218-201 a.C.) i cartaginesi furono cacciati dai romani, che mantennero il controllo della regione fino al V secolo d.C. Ai sei secoli di dominio romano appartengono molti reperti, che non mostrano tuttavia contaminazioni stilistiche di carattere locale: di grande interesse sono i mosaici, diversi frammenti di pitture murali e costruzioni di vario tipo, tra cui il famoso acquedotto di Segovia, molto ben conservato. Tra il V e l’VIII secolo i visigoti occuparono la maggior parte della penisola iberica. Molto abili nella lavorazione dei metalli e in particolare nell’oreficeria, lasciarono traccia di sé anche come costruttori; a loro si devono edifici in cui elementi romani si mescolano ad altri bizantini e orientali, dando luogo a originali soluzioni strutturali e decorative: tipico fu l’arco a ferro di cavallo, ripreso e sviluppato nell’architettura iberica dei secoli a seguire. Tra le opere di maggiore interesse spiccano le chiese di Santa Comba a Baños de Bande, di San Fructuoso de Montelios presso Braga, di San Juan de Baños a Bagños de Cerrato, di San Pedro de la Nave nei pressi di Zamora. Interessante è pure l’apparato scultoreo che arricchisce gli edifici sacri (capitelli, sarcofagi), in cui ricorrono motivi geometrici. Nel 711 i saraceni provenienti dall’Africa occuparono quasi tutta la Spagna, favorendo lo sviluppo di una fastosa civiltà islamica, che nel IX secolo condusse alla nascita di uno stile autonomo, detto moresco, caratterizzato dall’accostamento di elementi stilistici orientali e cristiani. La successiva declinazione stilistica mozarabica viene considerata all’origine della fioritura di una tradizione artistica propriamente spagnola.
La Spagna vanta numerosi edifici islamici, soprattutto nelle zone meridionali, dove la cultura detta moresca – dal termine spagnolo moros, che indicava i popoli provenienti dall’Africa settentrionale – conobbe larga diffusione. Le due costruzioni più famose sono la Moschea Grande di Cordova e l’Alhambra di Granada. L’architettura mozarabica (letteralmente “fatto simile agli arabi”) fiorì solo nella parte settentrionale del paese, incentivata da architetti e artigiani fuggiti dal Sud moresco: i mori si mostravano infatti tolleranti nei confronti dei cristiani che abitavano i territori in loro possesso, ma imponevano restrizioni sui tipi di edifici che questi potevano erigere. Caratteristici dell’architettura mozarabica furono gli archi a ferro di cavallo e le cupole “a melone”, attraversate da costoloni: l’esempio più imponente di tale stile è senza dubbio la chiesa di San Miguel de Escalada, nei pressi di León, fondata nel 913 da monaci fuggiti da Cordova. Come l’architettura mozarabica, anche quella romanica si diffuse solo nella parte settentrionale della penisola, perché durante la sua fioritura (XI e XII secolo) il Sud era ancora in gran parte occupato dai musulmani. In Catalogna si avvertì una certa influenza italiana, ma in altre regioni la maggiore fonte di ispirazione fu rappresentata dalla Francia. Talvolta anche nel Nord si registrò l’influenza islamica, come nella cupola della cattedrale di Zamora. Tratti simili sono ravvisabili in altre chiese della regione chiamata Dóuro, non distante dal confine con il Portogallo. Il più importante edificio spagnolo di stile romanico è la cattedrale di Santiago de Compostela, una delle principali mete di pellegrinaggio durante il Medioevo. La sua costruzione fu avviata nel 1078 per sostituire un edificio distrutto dai mori nel 997. Consacrata nel 1211, più volte modificata e ampliata in seguito (la facciata occidentale fu eretta solo nel Settecento), la cattedrale è abbastanza spaziosa da accogliere un gran numero di pellegrini ed è dotata di un ambulacro orientale, grazie al quale è più facile spostarsi all’interno della costruzione, e di alcune cappelle che custodiscono reliquie sacre. Fra queste, le presunte reliquie dell’apostolo san Giacomo, venerato come campione del cristianesimo per il suo impegno nella conversione dei pagani e preso perciò a esempio ispiratore nella lotta per cacciare i mori dalla Spagna. Fu proprio questa faticosa reconquista che contribuì ad alimentare il grande fervore religioso di cui l’arte nazionale si improntò per secoli.
Gli esempi più antichi di pittura spagnola si hanno nelle decorazioni dei manoscritti mozarabici del IX e X secolo, caratterizzate da forme semplificate e appiattite nonché da colori forti, a volte persino violenti. Sebbene vi si possa riconoscere una certa influenza dell’arte islamica, tali manoscritti si distinguono da tutte le opere analoghe dell’epoca. Ancora più importante è tuttavia l’eredità della pittura romanica in quanto, esclusa l’Italia, la Spagna è il paese più ricco di pitture murali in questo stile. La Catalogna fu il maggiore centro di sviluppo della pittura romanica e il Museo d’arte catalana di Barcellona ospita una splendida collezione che comprende, tra l’altro, molte pitture murali staccate dalla loro collocazione originale. Le più belle tra queste, provenienti dalla chiesa di San Clemente di Tahull (consacrata nel 1123), sono riconosciute tra i capolavori dell’arte romanica per la vitalità delle linee e la forza della caratterizzazione, soprattutto nell’espressiva raffigurazione della Maestà di Cristo.
La Spagna conserva anche molti esempi di scultura romanica. Uno dei complessi più interessanti si può ammirare al monastero di Santo Domingo de Silos, vicino a Burgos, che fu un’importante meta di pellegrinaggi perché vi sono custodite le reliquie di quel santo. Il porticato del monastero, articolato su due piani, è ornato da una splendida serie di capitelli intagliati che rivelano, assieme a una notevole influenza francese, l’impronta di maestranze islamiche. La data d’origine dell’opera è ancora ignota, ma la maggior parte degli esperti è concorde nel collocarla intorno al 1100. Il Museo archeologico di Burgos conserva uno straordinario paliotto (la parte anteriore dell’altare, decorata a rilievo o a intarsio), proveniente dal monastero e realizzato in smalto e rame dorato, che rappresenta Cristo con i dodici apostoli.
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