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Antico Egitto

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Piramide di Chefren, GizaPiramide di Chefren, Giza
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Introduzione

Antico Egitto Termine con cui si definisce comunemente la civiltà dell’Egitto, le cui origini non possono essere stabilite con certezza. I risultati della ricerca archeologica fanno ipotizzare che le prime culture della valle del Nilo fossero influenzate dalle civiltà del Vicino Oriente.

Gli storici hanno suddiviso la storia dell’Egitto antico in un periodo arcaico, in tre periodi corrispondenti a tre regni (Antico, Medio e Nuovo Regno) e in due periodi intermedi, seguiti dalla cosiddetta Bassa Epoca e dall’età greco-romana. È però necessario premettere che tutte le date proposte, soprattutto quelle relative alle fasi più antiche, debbono essere considerate con grande cautela e ritenute indicative, ma non precise. Infatti gli egizi usavano computare gli anni non da un punto di riferimento unico, ma dal primo anno di regno di ogni faraone, il che rende non sempre facile la trasformazione della loro “cronologia relativa” in una moderna “cronologia assoluta”.

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La preistoria

Le aree pianeggianti, dal suolo fertile e ricche di risorse naturali grazie alle inondazioni annuali del fiume, favorirono il concentrarsi degli insediamenti umani nella valle del Nilo, delimitata sia a est sia a ovest dal deserto, che la protesse per lungo tempo dalle invasioni. Sappiamo, da ritrovamenti archeologici, che già nel Paleolitico vi erano insediamenti lungo la valle del Nilo e che dall’età del Bronzo (che ebbe inizio nella regione attorno al 4000 a.C.) fino agli inizi dell’Antico Regno le popolazioni indigene cominciarono a espandersi e a fondare piccoli villaggi. Divenute dunque sedentarie, esse si dedicarono all’agricoltura, coltivando soprattutto cereali (farro, miglio e avena) e ortaggi; nelle aree paludose lungo le rive del fiume veniva praticato anche l’allevamento di bovini.

Nel periodo dal V al III millennio a.C. si evidenziarono alcune differenze fra il Nord e il Sud del paese: infatti nella zona del delta del Nilo (Basso Egitto) la grande fertilità dei terreni consentiva di disporre di eccedenze di prodotti che alimentavano il commercio, anche per mare, con i popoli limitrofi; a sud (Alto Egitto) il terreno meno fertile costringeva invece le popolazioni a compiere razzie nelle zone circostanti.

La parte finale della preistoria (età predinastica, terminata con l’unificazione dell’Egitto sotto un solo re) viene comunque divisa – in base a ritrovamenti di ceramiche in tombe del IV millennio – in tre periodi, ognuno dei quali prende nome dal luogo di ritrovamento dei reperti archeologici: Badariano, Amraziano e Gerziano (vedi Cultura di Naqada). Mentre la cultura badariana e quella amraziana (che è uno sviluppo della prima) si diffusero nell’Alto Egitto, la cultura gerziana (3600-3100 a.C.) ebbe diffusione più ampia, essendo attestata dalla Nubia alla zona del delta. Durante quest’ultima fase, si evidenziarono anche notevoli cambiamenti nella decorazione della ceramica: secondo alcuni studiosi ci sarebbe stata una migrazione di popolazioni provenienti dal Vicino Oriente che avrebbero introdotto anche elementi semitici nella lingua egiziana, secondo altri invece questi elementi innovativi vennero importati solo grazie all’infittirsi degli scambi commerciali con i popoli orientali.

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Il periodo arcaico o dinastico antico (3100-2778 ca. a.C.)

Nel tardo periodo Gerziano (3100 ca. a.C.) si erano costituiti due regni, uno nell’Alto Egitto, che aveva come capitale la città di Hieraconpolis (attuale El-Kôm el-Ahmar), l’altro nel Basso Egitto. L’unificazione del paese sarebbe avvenuta, secondo la tradizione, intorno al 3100 a.C. per opera di Menes, re dell’Alto Egitto che avrebbe occupato il Nord, attratto anche dalla maggiore fertilità del suolo. La figura di Menes è però avvolta da un alone leggendario ed è probabile che sotto il suo nome si celi l’opera di più sovrani del periodo arcaico (tra i quali il celebre Narmer). Tuttavia con Menes, fondatore della I dinastia, si fa iniziare il periodo arcaico o dinastico antico, o tinita perché la capitale venne portata da Hieraconpolis a Thinis (situata sempre nell’Alto Egitto, ma più a nord), in modo che fosse più controllata la zona appena conquistata del delta.

Dopo la pacificazione fra Nord e Sud, iniziarono le lotte contro la Nubia, che caratterizzarono tutta la storia di questo paese. Durante il periodo arcaico, in cui si succedettero due dinastie (comprendenti almeno diciassette faraoni), si affermò la natura assolutistica e teocratica del potere del faraone, considerato figlio del dio sole Ra, e adorato egli stesso come divinità; venne stabilita anche la struttura dello stato, diviso in distretti (detti “nomi”) governati dai nomarchi. Si sviluppò nel frattempo la scrittura (i primi geroglifici si datano a partire da questo periodo) e vennero costruiti anche edifici funerari a Saqqara e ad Abido, primi esempi dell’arte egizia.

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L’Antico Regno (2778-2220 ca. a.C.)

L’Antico Regno comprende cinque secoli, durante i quali si succedettero quattro dinastie (dalla III alla VI). La capitale venne trasferita a Menfi (da cui la denominazione anche di regno menfita), città fondata a Sud del delta già nel periodo arcaico precedente. Si perfezionò anche l’organizzazione dello stato: i faraoni riuscirono a sottrarsi all’eccessiva dipendenza dal clero di Eliopoli (città dove vi era il santuario federale dei popoli d’Egitto) affidando al sacerdote più importante l’incarico di visir (primo collaboratore del faraone); lo stato iniziò a essere amministrato da una burocrazia sempre più efficiente, la cui base era costituita dagli scribi. Le cariche amministrative, comunque, non erano ereditarie, in modo che i governatori locali non potessero mettere in pericolo l’autorità del faraone.

Il secondo sovrano della III dinastia fu Zoser, che regnò dal 2737 al 2717 ca. a.C.; durante il suo regno, gli egizi cominciarono a essere impegnati sempre più spesso in spedizioni militari e commerciali. L’espansione militare si indirizzò a sud verso la Nubia, lungo la valle dell’alto Nilo, dove si compivano razzie, catturando prigionieri e bestiame. Sono note anche alcune spedizioni commerciali in Libano, da dove veniva importato il legname da costruzione, che scarseggiava in Egitto, e nel deserto del Sinai, che forniva pietre per l’edilizia, gemme preziose e metalli (rame e oro).

Complessivamente il periodo della III dinastia coincise con una grandissima fioritura anche culturale e artistica del paese. Nel monumentale complesso mortuario che Zoser fece costruire a Saqqara, l’elemento centrale – la sua tomba – era costituito da un’enorme piramide a gradoni; per realizzarla, l’architetto Imhotep usò blocchi di pietra, invece dei tradizionali mattoni di fango. Inoltre l’evoluzione delle credenze religiose in campo funerario portò gli egizi a perfezionare la tecnica dell’imbalsamazione dei cadaveri (vedi Mummificazione).

La IV dinastia ebbe inizio con il faraone Snofru, che fece edificare a Dahshur (a sud di Saqqara) la prima piramide a facce lisce, sebbene non perfettamente triangolari. Primo sovrano guerriero del quale rimanga un’ampia documentazione, Snofru condusse una serie di vittoriose campagne militari in Nubia, in Libia e nella penisola del Sinai. Promuovendo il commercio e lo sfruttamento minerario, diede prosperità al regno. I successori di Snofru, Cheope (che regnò per più di vent’anni) e Chefren, fecero costruire le proprie tombe – monumentali piramidi – a Giza. La dinastia comprese anche il faraone Micerino (il quale regnò dal 2578 al 2553 ca. a.C.), che fece costruire la più piccola delle tre piramidi di Giza. Di questi famosissimi complessi funerari quello meglio conservato è quello di Chefren, presso il quale si erge la nota statua di leone con volto umano (secondo la tradizione proprio quello del faraone), conosciuta con il nome di Sfinge.

Sotto la IV dinastia la civiltà egizia raggiunse un elevato sviluppo. L’altissimo livello toccato nelle opere ingegneristiche fu conseguito in ogni campo, dalla scultura alla pittura, alla navigazione, alle scienze. Gli astronomi di Menfi crearono per primi un calendario solare basato su un anno di 365 giorni, mentre i medici dell’Antico Regno acquisirono notevoli conoscenze nel campo dell’anatomia (in particolare sul sistema circolatorio del corpo umano) e della chirurgia.

Anche se la V dinastia riuscì a mantenere alto il livello di prosperità attraverso l’intensificazione degli scambi commerciali e le incursioni militari nei territori asiatici, i primi segni del declino dell’autorità regale si manifestarono attraverso il crescente potere assunto dagli alti funzionari statali e dagli amministratori delle grandi proprietà. A Saqqara, nella tomba dell’ultimo re della dinastia, Unas (che regnò dal 2428 al 2407 ca. a.C.), sono stati ritrovati alcuni testi religiosi, noti come i “testi delle piramidi”, scolpiti sulle pareti della sua camera mortuaria, che testimoniano il graduale declino dell’istituto monarchico.

La decadenza del potere regio proseguì anche durante la VI dinastia: Pepi I, che regnò dal 2395 al 2360 ca. a.C., fu vittima di una congiura ordita dalla moglie. Si ritiene che durante gli ultimi anni di regno di Pepi II (2350-2260 ca. a.C.) il potere regale fosse di fatto esercitato dal primo ministro. Anche il controllo regio sull’economia fu indebolito dai numerosi decreti di esenzione dalle tasse promulgati per ottenere ampi consensi popolari. I distretti assunsero rapidamente autonomia dal potere centrale, poiché i loro governatori iniziarono a restare per lunghi periodi nella stessa sede invece di venire trasferiti periodicamente.

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