Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Antico Egitto, scelti dalla redazione di Encarta Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Antico Egitto |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 2 di 3
Struttura articolo
Introduzione; La preistoria; Il periodo arcaico o dinastico antico (3100-2778 ca. a.C.); L’Antico Regno (2778-2220 ca. a.C.); Il primo periodo intermedio (2220-2065 a.C.); Il Medio Regno (2061-1785 a.C.); Il secondo periodo intermedio (1785-1580 a.C.); Il Nuovo Regno (1580-1085 ca. a.C.); La Bassa Epoca (1085-332 a.C.); L’Egitto tolemaico (332 a.C. - 30 a.C.); Dalla dominazione romana all’islamizzazione (30 a.C. – 642 d.C.)
Con la VII dinastia ebbe inizio il primo periodo intermedio, segnato da continue lotte interne. Le vicende della VII dinastia, così come quelle della successiva (VIII dinastia), sono relativamente oscure: entrambe le dinastie ebbero la propria sede a Menfi e regnarono complessivamente per soli venticinque anni, durante i quali i governatori, dato il progressivo indebolimento del potere centrale, acquisirono il pieno controllo dei propri distretti e ottennero dai faraoni la trasmissione ereditaria delle cariche. Sotto la IX e la X dinastia i signori locali della regione circostante Eracleopoli imposero il loro potere a nord fino a Menfi e fino al delta del Nilo, e a sud fino ad Asyùţ (Licopoli). I rivali della regione di Tebe fondarono l’XI dinastia, che regnò nella zona tra Abido ed Elefantina, vicino all’odierna Assuan. Il primo periodo di questa dinastia (la prima del Medio Regno) si sovrappose all’ultimo della X.
Sebbene il Medio Regno sia generalmente ritenuto comprensivo dell’intera XI dinastia, esso iniziò in realtà con la riunificazione del paese operata da Mentuhotep II, che regnò dal 2061 al 2010 ca. a.C. Nonostante alcune ribellioni, il sovrano riuscì a mantenere saldo il controllo sul regno, anche a seguito della sostituzione di numerosi governatori e del trasferimento della capitale a Tebe; il faraone fece costruire il proprio monumento funerario a Deir el-Bahri. Il regno di Amenemhet I, primo sovrano della XII dinastia, coincise con un periodo di pace; il faraone spostò ancora la capitale vicino a Menfi, ridimensionando la centralità politica di Tebe allo scopo di favorire l’unità del regno. In compenso, venne data preminenza al culto del dio tebano Ammone. Amenemhet pretese il giuramento di fedeltà personale da tutti i governatori, il comportamento dei quali fu da allora in poi sottoposto a un severo controllo, e ristrutturò la burocrazia regia, dando vita a una nuova classe composta da scribi e amministratori. La letteratura si sviluppò prevalentemente quale mezzo per promuovere l’immagine del faraone come guida del popolo, dotato di umanità, di generosità, invece che come dio inaccessibile. Inoltre il faraone non fu più considerato come l’unica persona cui era concessa la facoltà di sopravvivere dopo la morte, e così il rito della mummificazione fu progressivamente esteso anche alle fasce socialmente meno elevate. Durante gli ultimi dieci anni del suo regno, Amenemhet, per evitare lotte per la successione o usurpazioni, associò al trono il figlio, Sesostri, dando così inizio a una consuetudine che sarà poi quasi sempre rispettata. La Storia di Sinuhe, capolavoro letterario che tratta di quell’epoca, lascia intendere che il re fu assassinato. I successori proseguirono i programmi di Amenemhet: il figlio, Sesostri I (1962-1928 ca. a.C.), continuò la politica espansionistica in Nubia dove costruì delle fortezze, dopo aver raggiunto la seconda cataratta del Nilo, e stabilì legami commerciali con i regni circostanti; inviò governatori in Palestina e in Siria e combatté contro i popoli libici. Sesostri II (che regnò dal 1895 al 1878 ca. a.C.) iniziò la bonifica della regione di Al-Fayyum e diede stabilità alla conquista della Nubia, mentre il suo successore Sesostri III (1878-1843 ca. a.C.) fece scavare un canale in prossimità della prima cataratta del Nilo, istituì un esercito permanente e costruì nuove fortificazioni lungo il confine meridionale; inoltre, suddivise il regno in tre unità geografiche, ognuna controllata da un ufficiale sottoposto direttamente alla supervisione del suo primo ministro (visir), non riconoscendo più alcuna autorità alla nobiltà provinciale. Amenemhet III, infine, continuò la politica attuata dai predecessori ed estese le aree coltivabili, portando a termine la bonifica della regione del Fayyum e avviando una vasta riforma agraria, e intensificò anche i commerci verso le regioni del Vicino Oriente. Sotto i sovrani di Tebe, l’Egitto conobbe una notevole rinascita culturale: l’architettura e l’arte del periodo rivelano una straordinaria delicatezza di tratti, e in questa fase si sviluppò quella che viene considerata l’età d’oro della letteratura egizia. Tra le opere architettoniche più importanti del Medio Regno si ricordano le piramidi di Sesostri II e di Amenemhet III; nella statuaria si affermò una nuova tendenza: le statue dei faraoni non erano più solenni e impassibili, ma riflettevano nei tratti del volto una concezione più umana e meno divina del sovrano, impegnato a occuparsi del benessere del suo popolo.
I sovrani della XIII dinastia – circa cinquanta, che regnarono nel corso di centoventi anni – furono più deboli dei loro predecessori, pur riuscendo a mantenere il controllo della Nubia e a gestire un’amministrazione centralizzata. Negli ultimi anni dovettero competere con i sovrani rivali della XIV dinastia, che avevano acquisito il controllo della regione del delta, e contrastare le invasioni degli hyksos, popolazione semitica proveniente dall’Asia occidentale. Gli hyksos si erano stanziati, già alla fine della XIII dinastia, nella zona del delta del Nilo dove, approfittando del clima di anarchia che si andava creando, vivevano di razzie. Quando nel Vicino Oriente crebbe la pressione delle popolazioni indoeuropee (ittiti, cassiti e hurriti), la penetrazione degli hyksos si fece più intensa e, data la mancanza di un solido potere centrale, gli invasori riuscirono a impadronirsi del paese; dapprima occuparono la zona del delta e la città di Avari, ove costituirono uno stato autonomo, poi riuscirono in una cinquantina d’anni a estendere il loro dominio fino a Menfi. La conquista fu abbastanza facile, anche perché gli hyksos utilizzavano il carro da combattimento trascinato da cavalli, che era sconosciuto agli egizi. Il costituirsi di una dinastia hyksos segnò l’inizio del secondo periodo intermedio (durato circa 205 anni), caratterizzato da instabilità e da mancanza di unità politica. Gli hyksos della XV dinastia governarono dalla capitale Avari, nel delta orientale, mantenendo il controllo delle regioni centrali e settentrionali del paese; essi adottarono le titolature e le usanze egiziane e mantennero negli alti gradi della burocrazia funzionari egizi. Contemporaneamente, sorse nel Medio Egitto la XVI dinastia, molto probabilmente asservita agli hyksos. Maggiore indipendenza fu esercitata nel sud da un terzo centro di potere, sede della XVII dinastia tebana, che regnava sul territorio compreso tra Elefantina e Abido; già il re tebano Kamose (1576-1570 ca. a.C.) della XVII dinastia, combatté con successo contro gli hyksos, ma fu suo fratello Amosi I che riunificò il paese sconfiggendoli, distruggendo la loro capitale Avari e costringendoli a rifugiarsi nella Bassa Palestina. Gli hyksos, durante il periodo in cui dominarono in Egitto, introdussero alcune importanti innovazioni, come il telaio verticale, la coltura dell’olivo, la lavorazione del bronzo e, nel campo militare, l’uso di nuove armi e del carro da combattimento.
Con l’unificazione del paese e la fondazione della XVIII dinastia da parte di Amosi I ebbe inizio il Nuovo Regno (1580-1085 a.C.) o secondo impero tebano, forse il periodo più fiorente della storia egiziana. Amosi ristabilì i confini e le strutture di governo del Medio Regno, riprendendone anche il programma di bonifiche, e seppe mantenere la propria autorità sui governatori locali grazie al controllo dell’esercito. La capitale fu spostata ancora una volta a Tebe, città di cui era originaria la XVII dinastia e dove aveva sede il culto del dio Ammone, destinato a diventare, durante il Nuovo Regno, il più importante di tutto l’Egitto. Un elemento di novità del Nuovo Regno fu l’importanza acquisita dalle donne, illustrata dagli alti titoli e dalle posizioni riconosciute alle mogli e alle madri dei sovrani. Ad Amosi succedette il figlio Amenofi I (1551-1524 a.C.), che estese i confini dell’Egitto in Nubia e in Palestina e iniziò i lavori delle grandi costruzioni di Karnak; diversamente dai suoi predecessori che avevano utilizzato le piramidi come monumenti sepolcrali, egli si fece seppellire in una tomba a camera scavata nelle pareti rocciose di una valle vicino a Tebe (detta poi Valle dei Re). Dopo di lui, anche i suoi successori seguirono questa consuetudine e la tipologia della piramide venne definitivamente abbandonata. A Tutmosi I, che restaurò il culto del dio Ammone, succedette il figlio, Tutmosi II; il nuovo re riuscì a mantenere le conquiste dei suoi predecessori, che si erano spinti fino all’Eufrate. Tutmosi II non aveva figli legittimi, così quando morì nel 1504 a.C. i potenti sacerdoti di Ammone riconobbero come suo erede Tutmosi III, suo figlio naturale. Essendo questi ancora bambino, governò in qualità di reggente Hatshepsut, moglie di Tutmosi II, che mantenne il governo per più di vent’anni, grazie anche all’appoggio del clero tebano; durante il suo regno si intensificarono gli scambi commerciali, mentre venne sospesa la politica espansionistica dei predecessori. Hatshepsut morì nel 1483 a.C.; dopo la sua scomparsa fu considerata un’usurpatrice e la sua memoria fu infangata. Salì allora al trono Tutmosi III, il quale dapprima riconquistò la Siria e la Palestina, che nel frattempo si erano rese indipendenti, e in seguito condusse una serie di spedizioni militari (narrate negli annali del suo regno, ritrovati nel tempio di Karnak), nel tentativo di espandere i confini dello stato e di affermare l’egemonia egiziana in Oriente. La più importante delle sue diciassette campagne in Asia fu l’ottava: il faraone sbarcò in Fenicia e, attraverso la Siria, giunse al fiume Eufrate, che superò utilizzando delle imbarcazioni che aveva trasportato attraverso il deserto. Dichiarata guerra al regno di Mitanni, lo conquistò; la sua vittoria ebbe così grande risonanza che i babilonesi, gli assiri e gli ittiti, che pur non si erano scontrati con il suo esercito, accettarono di versargli un tributo. Il territorio dell’Egitto faraonico, che arrivò a sud fino alla quarta cataratta del Nilo, non era stato mai così esteso. Amenofi II, che regnò dal 1453 al 1419 a.C., e Tutmosi IV cercarono di conservare le conquiste del loro predecessore, nonostante la crescente minaccia costituita dagli ittiti e dallo stato di Mitanni. Infatti nel Vicino Oriente la situazione politica, a causa del sorgere dei nuovi imperi, si faceva più difficile per i dominatori egizi; ne sono prova tra l’altro l’intensificarsi delle relazioni diplomatiche e il matrimonio fra Tutmosi IV e la figlia del re di Mitanni. Anche Amenofi III, figlio di Tutmosi IV, sposò la sorella del re di Babilonia; il faraone regnò pacificamente per quasi quattro decadi (1413-1371 ca. a.C.). Sotto il suo governo l’arte e l’architettura conobbero una nuova fioritura (tra l’altro, fu costruito il grande tempio di Ammone a Luxor) e le relazioni con i regni vicini si mantennero stabili. Il figlio ed erede, Amenofi IV (1372-1354 ca. a.C.) è ricordato soprattutto per la riforma religiosa, volta a contrastare il potere dei sacerdoti di Ammone. Fin dalle origini della dinastia il clero tebano aveva avuto un’importanza eccessiva, spesso condizionando l’operato dei faraoni. Amenofi IV compì dunque un gesto rivoluzionario: abolì il culto di Ammone, ne chiuse i templi e ne disperse i sacerdoti. Impose quindi un nuovo culto monoteistico, quello di Aton, il dio del sole, e cambiò anche il suo nome in Akhenaton (“colui che è gradito ad Aton”). Abbandonò infine Tebe per una nuova capitale, Akhetaton (oggi Tell el-Amarna), costruita lungo il Nilo 300 km a nord di Tebe, in onore di Aton. Il culto del nuovo dio presentava caratteristiche più democratiche, in quanto presupponeva un maggiore egualitarismo fra gli uomini e si basava su testi sacri meno incomprensibili dei precedenti. Anche il comportamento del faraone e della moglie Nefertiti, che appoggiò la riforma religiosa, fu diverso: i sovrani si fecero raffigurare in atteggiamenti informali e quotidiani, e nell’arte egiziana si introdusse una tendenza realistica, talora anche esasperata, indice del fatto che il faraone voleva anche in questo ambito rompere con la tradizione precedente. La situazione si andava tuttavia complicando per Akhenaton: infatti gli ittiti, approfittando delle difficoltà interne causate da una rivolta suscitata dal clero di Tebe, fomentarono un’insurrezione dei vassalli siro-palestinesi. La Siria si ribellò, gli amorrei conquistarono i porti fenici precedentemente occupati dagli egiziani e il regno di Mitanni fu sottomesso dagli ittiti e dagli assiri. La riforma religiosa di Akhenaton terminò con il suo regno; gli succedette il giovane genero Tutankhamon, che riportò la capitale a Tebe e abbandonò il culto del dio Aton, restaurando quello di Ammone. Del regno di Tutankhamon non si sa quasi nulla; il faraone è noto soprattutto per lo splendido corredo funerario ritrovato nella sua tomba dai due archeologi britannici Howard Carter e George Carnarvon nel 1922. Al fondatore della XIX dinastia, Ramesse I (che regnò dal 1293 al 1291 a.C.), succedette il figlio Seti I (1291-1279 a.C.), che condusse campagne militari contro la Siria, la Palestina, la Libia e gli ittiti. Fece costruire un santuario ad Abido, e – come suo padre – scelse quale capitale Pi-Ramesse (odierna Qantir). Gli succedette Ramesse II, uno dei suoi figli, che regnò per quasi 67 anni: a lui si deve la costruzione e l’ampliamento di gran parte dei monumenti di Luxor e di Karnak, dei templi di Abu Simbel e dei santuari di Abido e di Menfi. Ramesse II affrontò gli ittiti nella battaglia di Qadesh (in Siria, sul fiume Oronte) nei primissimi anni del XIII secolo a.C., che però si risolse senza vincitori; dopo una ventina d’anni, egli concluse con Khattushili III, re degli ittiti, un trattato di pace (il più antico di cui ci sia giunto il testo, sia nella versione egiziana sia in quella ittita) che prevedeva anche un reciproco aiuto in caso di aggressione esterna. Il pericolo era infatti rappresentato dagli assiri, che divenivano sempre più potenti e governavano un impero che si estendeva fino all’Eufrate. Il figlio di Ramesse, Merneptah (che regnò dal 1233 al 1223 ca. a.C.), sconfisse i cosiddetti popoli del mare, gli invasori provenienti dall’Egeo che dilagarono nel Medio Oriente nel XIII secolo a.C.; è probabile che proprio sotto il suo regno sia avvenuto l’esodo degli ebrei dall’Egitto e che Mosè sia vissuto alla corte di Ramesse II. I faraoni che succedettero dovettero affrontare le insurrezioni da parte degli ormai numerosi popoli assoggettati. Il secondo sovrano della XX dinastia, Ramesse III, riuscì a respingere la seconda incursione dei “popoli del mare” che si erano alleati con i libici: fece poi rappresentare le proprie vittorie militari sulle pareti del complesso funerario edificato a Medinet Habu, vicino a Luxor. Dopo la sua morte, l’Egitto conobbe un periodo di decadenza, dovuta principalmente al concentrarsi del potere nelle mani dei sacerdoti di Ammone, dei capi dell’esercito (che si arrogavano sempre più privilegi) e dei più importanti burocrati.
La cosiddetta Bassa Epoca comprende i regni delle dinastie dalla XXI alla XXXVI. Fra l’XI e l’VIII secolo a.C. l’Egitto conobbe un periodo di decadenza sia economica sia politica e, pur continuando a svolgere un ruolo importante nel bacino del Mediterraneo, perse la sua egemonia sui paesi vicini. La Nubia, approfittando della situazione di crisi, si ribellò e divenne indipendente; anche la Libia e la Siria uscirono del tutto dalla sfera di influenza egiziana. I sovrani delle prime quattro dinastie, che elessero a capitale del regno Tanis, nel nord del paese, dovettero inoltre continuamente competere con i sacerdoti di Tebe, che detenevano di fatto il potere nell’Alto Egitto. Sembra anche che i sovrani della XXI dinastia avessero origini libiche e che libici fossero i primi sovrani della XXII dinastia, il più importante dei quali fu Sheshonq, che riuscì a invadere la Palestina e a saccheggiare Gerusalemme (930 ca. a.C.). Verso il 750 a.C. l’Alto Egitto fu conquistato dal regno di Kush, che ne conservò il dominio per meno di un secolo. Il progressivo indebolimento dello stato espose infatti l’Egitto alla minaccia degli assiri, che nel 671 a.C., guidati dal loro re Asarhaddon, occuparono Menfi. Nel 667 a.C. Assurbanipal, figlio di Asarhaddon, ridusse l’Egitto a protettorato assiro. Tuttavia anche per l’impero assiro iniziò un periodo di crisi, di cui seppe approfittare Psammetico I, principe di Sais, che era vassallo del re assiro. Psammetico I, fondatore della XXVI dinastia, nel 663 a.C. restaurò l’unità del regno, servendosi anche dell’aiuto di mercenari cari e ioni, forse inviati da Gige, re della Lidia. Il faraone trasferì la capitale del regno a Sais sul delta, fece spedizioni in Nubia e contro gli assiri; favorì inoltre la rinascita culturale della civiltà egizia, aprendosi anche a contatti che diverranno sempre più frequenti con la civiltà greca. Gli succedette il figlio Neco, che riprese l’espansione asiatica vincendo Giosia, re di Giuda, nel 609 a.C. nella battaglia di Megiddo; fu invece sconfitto da Nabucodonosor II nel 605 a.C. nei pressi di Karkemish. I suoi successori, Psammetico II, Apries e Amasis, non organizzarono spedizioni militari, ma intensificarono i rapporti con il mondo greco: mercenari greci infatti accompagnarono Psammetico II in una spedizione in Nubia, come testimoniano i loro nomi impressi su una gamba di una delle statue colossali di Ramesse II ad Abu Simbel. Importanti furono anche i rapporti commerciali con la Grecia, che spinsero alcuni greci a stabilirsi in Egitto, soprattutto a Naucrati, importante emporio commerciale nel delta. Amasis strinse anche alleanza con Policrate, tiranno di Samo, contro la Persia, loro comune nemico. Tuttavia, il suo successore Psammetico III fu sconfitto nel 525 a.C. dal re persiano Cambise II e l’Egitto divenne una satrapia persiana, governata da un satrapo che risiedeva a Menfi. I persiani si considerarono successori dei faraoni e costituirono la XXVII dinastia che regnò dal 525 al 404 a.C. (prima dominazione persiana). Scoppiarono anche alcune rivolte egiziane contro gli invasori persiani: la più importante fu quella capeggiata, alla metà del V secolo a.C., da Inaro, un libico aiutato dalla flotta ateniese. L’Egitto, approfittando della crisi dell’impero persiano, riuscì a riacquistare temporaneamente l’indipendenza sotto il regno di Artaserse II, e nel 404 a.C. con Amirteo (404-399 a.C.), che fu l’unico sovrano della XXVIII dinastia. Il regno rimase indipendente fino al 341 a.C., quando il re persiano Artaserse III Ochos sconfisse il faraone Nectanebo II. La seconda dominazione persiana fu però breve: Alessandro Magno vi pose infatti fine nel 332 a.C.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |