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Antico Egitto

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Piramide di Chefren, GizaPiramide di Chefren, Giza
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10

L’Egitto tolemaico (332 a.C. - 30 a.C.)

La conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno fu piuttosto rapida e facile: infatti il satrapo Mazace gli consegnò l’Egitto senza opporre resistenza. Salutato come un liberatore dalla popolazione che aveva mal sopportato la dominazione persiana, Alessandro assunse i titoli regali tradizionali e si recò poi al santuario del dio Ammone, nel deserto, dove venne riconosciuto dai sacerdoti come figlio del dio; nel 332 a.C. alla foce del Nilo fondò una città che da lui prese il nome di Alessandria, che in pochi anni diventò il più importante centro culturale dell’età ellenistica. Alessandro affidò a Cleomene di Naucrati e al generale Tolomeo il governo del paese: alla morte di Alessandro nel 323 a.C. questi si fece assegnare la satrapia dell’Egitto, che governò secondo gli accordi fra i diadochi. Nel 305 a.C., al termine delle lotte che opposero i successori di Alessandro, assunse il titolo regale e l’epiteto di Sotere (“Salvatore”), fondando la dinastia dei Tolomei o Lagidi.

L’Egitto tolemaico divenne una delle grandi potenze del mondo ellenistico ed estese il proprio dominio su parti della Siria, dell’Asia Minore, di Cipro, della Libia e della Fenicia; inoltre i Tolomei svilupparono gli scambi commerciali, favorendo anche l’insediamento di greci nel paese. La nuova città di Alessandria divenne un centro culturale assai importante, grazie soprattutto alla sapiente politica culturale di Tolomeo II Filadelfo, che ospitò molti intellettuali greci alla sua corte e ampliò la famosa biblioteca, fatta erigere dal padre.

Tuttavia, con la fine del III secolo (regni di Tolomeo III Evergete e di Tolomeo IV Filopatore) cominciarono a evidenziarsi alcuni elementi di decadenza sia economica che politica, aggravata dalla lunga serie di ribellioni interne e dalla perdita di gran parte dei territori al di fuori dell’Egitto. Sotto il regno di Tolomeo VI, nel 169 a.C. l’Egitto fu invaso da Antioco IV Epifane di Siria: i romani, tuttavia, obbligarono Antioco a lasciare la regione, il cui controllo fu a quel punto diviso tra Tolomeo VI e il fratello minore Tolomeo VIII, che alla morte del primo assunse i pieni poteri (145 a.C.).

I successivi sovrani della dinastia riuscirono a conservare la prosperità e il prestigio del regno, pur continuando a perdere territori a favore di Roma. L’Egitto, infatti, nel corso del I secolo a.C. entrò nell’orbita politica romana: dopo la battaglia di Farsalo nel 48 a.C., Pompeo sconfitto si rifugiò in Egitto, dove Tolomeo XIII lo fece uccidere per accattivarsi la simpatie di Giulio Cesare. Ma Cesare, giunto in Egitto, affidò il regno a Cleopatra che fu l’ultima grande sovrana della dinastia tolemaica; seguirono disordini interni che culminarono con l’uccisione di Tolomeo XIII.

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Dalla dominazione romana all’islamizzazione (30 a.C. – 642 d.C.)

Dopo la morte di Cesare (44 a.C.), Cleopatra si alleò con Marco Antonio senza riuscire tuttavia a porre fine al declino del suo regno. Con la sconfitta della flotta di Marco Antonio e Cleopatra ad opera di Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) ad Azio nel 31 a.C. e la morte di Cleopatra nel 30 a.C., l’Egitto divenne parte dell’impero romano; fu però considerato possesso privato dell’imperatore, che lo governava attraverso un suo diretto rappresentante appartenente all’ordine equestre, detto praefectus Aegypti, a capo di una struttura amministrativa e burocratica che ricalcava quella tolemaica. Unico breve intervallo nella lunga dominazione romana fu il passaggio del regno, nel III secolo, sotto il controllo della regina Zenobia di Palmira. Nel 212, inoltre, per opera della Constitutio antoniniana dell’imperatore Caracalla, gli egiziani, come tutti gli altri sudditi dell’impero, ottennero la cittadinanza romana. Con la riforma amministrativa di Diocleziano, l’Egitto entrò a far parte della diocesi d’Oriente.

Sotto la dominazione romana la regione visse un periodo relativamente pacifico; il confine meridionale ad Assuan fu solo di rado attaccato dagli etiopi. La popolazione comprendeva gruppi numerosi di greci, di ebrei e di altre etnie provenienti dall’Asia Minore e, per influenza delle lingue greca e semitica, in questo periodo si sviluppò la lingua copta. Alessandria, che giunse a contare anche trecentomila abitanti, rimase la capitale dell’Egitto, come lo era stata sotto i Tolomei, e una delle più grandi città dell’impero romano, centro di un prospero commercio tra l’India, la penisola arabica e il Mediterraneo.

L’Egitto divenne un punto cardine nell’economia dell’impero, non solo grazie al raccolto annuale di grano, ma anche alle forniture di vetro, metalli e di altri prodotti dell’artigianato; i commercianti introdussero a Roma spezie, profumi, pietre preziose e metalli rari provenienti dai porti del Mar Rosso. Per assicurarsi l’appoggio della popolazione locale e della potente casta sacerdotale, gli imperatori romani mantennero le antiche tradizioni religiose (tanto che i culti di Iside e di Serapide si diffusero in tutto il mondo romano, così come altri aspetti della mitologia egizia), e completarono o abbellirono i templi iniziati sotto i Tolomei (ancora visibili sono quelli di Isna, Kawn Umbu, Dandara e Philae).

11.1

Dai bizantini agli arabi

L’Egitto fu inoltre un importante centro delle prime comunità cristiane; la locale Chiesa copta, che aderì al monofisismo, si separò dalla Chiesa di Roma nel V secolo. Alla caduta dell’impero romano d’Occidente (476), l’Egitto divenne possedimento dell’impero bizantino; nel 616 fu invaso dai persiani e nel 642 dagli arabi, che vi introdussero la religione islamica, aprendo un nuovo capitolo nella storia dell’Egitto.

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