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  • Grecia Antica

    Vari aspetti della civiltà greca: l'espansione militare, la società, la religione, la politica e la situazione delle donne nelle città di Atene e di Sparta.

  • LA GRECIA ANTICA

    La storia, l'arte, la civiltà, le divinità, i miti e la musica degli antichi greci. A cura degli allievi della scuola media "Cataldo Iannelli".

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Grecia antica

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4.2

Oligarchia e democrazia: Sparta e Atene

Tra l’VIII e il VI secolo a.C. Sparta e Atene emersero come i centri più potenti della Grecia, dopo aver unito in una confederazione, sotto la loro guida, le città vicine. Sparta, città-stato aristocratica a carattere militare, affermò la sua supremazia con la forza. L’unificazione dell’Attica fu invece raggiunta attraverso accordi pacifici da Atene, che riconobbe la cittadinanza ateniese agli abitanti delle città minori.

Sparta aveva un ordinamento costituzionale antichissimo (VIII-VII secolo a.C.) la cui natura strettamente oligarchica si mantenne costante nel tempo; la tradizione fa addirittura risalire la costituzione spartana al mitico legislatore Licurgo. A capo dello stato vi erano due re, discendenti delle nobili famiglie degli Agiadi e degli Euripontidi, che governavano collegialmente. Accanto a loro fungeva da organo consultivo la gherusía, ristretto consiglio di ventotto anziani eletti dai cittadini liberi – gli spartiati – riuniti nell’apélla (assemblea di “uguali”). Importante fu anche la presenza di cinque efori, originariamente ministri del culto, che assunsero sempre più funzioni di natura politico-giudiziaria.

Ad Atene e nella sua area di influenza la monarchia venne abolita all’inizio del VII secolo a.C. dall’aristocrazia, i cui esponenti (i cosiddetti eupatridi) esercitarono il potere attraverso la carica di arconte; nove arconti, eletti dall’ecclesìa, si avvicendavano annualmente e governavano col concorso dell’areopago, consiglio di ex arconti che fu organo custode delle leggi e tribunale per i reati più gravi. Nel 621 il legislatore Dracone pubblicò il primo codice scritto di leggi, limitando la discrezionalità del potere giudiziario dei nobili.

Successivamente l’arconte Solone nel 594 a.C. riformò il codice draconiano, dividendo il corpo civico timocraticamente (cioè in base al censo) in quattro classi, che furono, in ordine di ricchezza: i pentacosiomedimni (gli unici che potessero aspirare all’arcontato), i cavalieri, gli zeugiti, i teti. All’areopago affiancò la bulé, consiglio di quattrocento nominati per sorteggio dalle prime tre classi, e il tribunale popolare dell’eliéa.

Durante il regno del tiranno Pisistrato (560-527 a.C.), che salì al potere facendo leva sul malcontento del ceto medio-basso, alcuni caratteri democratici delle istituzioni ateniesi vennero ulteriormente accentuati in chiave demagogica. Ippia e Ipparco, suoi figli ed eredi, si rivelarono molto più dispotici del padre e, dopo l’uccisione di Ipparco, Ippia venne cacciato da un’insurrezione scoppiata nel 510 a.C.: la memoria collettiva di Atene associò questa fase alla figura dei due “tirannicidi” Armodio e Aristogitone, gli uccisori di Ipparco nel 514 a.C., salutati dalle generazioni successive come campioni della democrazia.

Ne seguì una lotta politica che vide vincitore, contro una fazione oligarchica, il partito democratico guidato da Clistene, che promulgò ad Atene una nuova Costituzione basata su principi democratici e isonomici (cioè di uguaglianza politica), la cui entrata in vigore nel 502 a.C. segnò l’inizio del periodo di maggior splendore della storia ateniese. Alla base di essa ci fu un complesso meccanismo di ripartizione territoriale dell’Attica, suddivisa in tre regioni: città, costa, entroterra. All’interno di queste furono previste ulteriori circoscrizioni amministrative: le trittíe e i démi.

Ma la vera novità fu la “mescolanza” del popolo, che si ottenne con l’istituzione di dieci tribù, cui venivano iscritti cittadini di vari démi di ognuna delle tre grandi regioni, che avrebbero dovuto fornire l’esercito di Atene, ciascuna sotto la guida di uno stratega. Gli arconti divennero dieci, e i loro poteri furono ridotti, come quelli dell’areopago, ora unicamente tribunale per i reati di sangue; la bulé (che si ampliò a cinquecento membri) e l’ecclesìa accrebbero invece le loro funzioni, diventando il fulcro della vita politica di Atene: la prima come sede di proposte di provvedimenti legislativi, la seconda come luogo della loro discussione ed eventuale approvazione. A garanzia dell’istituzione democratica fu inoltre introdotto l’ostracismo.

Attraverso il progressivo sviluppo dell’agricoltura e del commercio, Atene divenne il centro più importante di cultura artistica e del bacino del Mediterraneo.

5

L’età classica (V-IV secolo a.C.)

5.1

Le guerre persiane

Le colonie greche dell’Asia Minore erano cadute sotto il dominio del re di Lidia Creso, che le aveva conquistate all’inizio del suo regno (560-546 a.C.). Creso era un sovrano mite, di cultura filoellenica; alleatosi a Sparta, assicurò alle colonie solidità politica e una florida vita economica e culturale. Nel 546 a.C. venne rovesciato da Ciro il Grande, re di Persia, che annetté ai suoi domini tutte le città greche della regione anatolica, con l’esclusione dell’isola di Samo. Ne conseguì una fase di contrasti tra la Persia e il mondo greco che sfociò nelle guerre persiane.

Nel 499 a.C. la confederazione ionica, assistita da Atene ed Eretria, sotto la guida del tiranno di Mileto Aristagora si ribellò al dominio persiano (la cosiddetta “rivolta ionica”). Cinque anni dopo, il nuovo sovrano persiano Dario I marciò su Mileto e, dopo averla saccheggiata, ristabilì il controllo assoluto sulla Ionia. Postosi quindi a capo di una grande flotta, nel 491 a.C. fece rotta verso Atene per punirla dell’appoggio fornito ai ribelli, ma la maggior parte delle navi naufragò al largo del monte Athos. Dario mandò allora messaggeri in tutte le città greche pretendendone un atto di sottomissione. Se la maggior parte di queste cedette, Sparta e Atene respinsero però gli inviati persiani.

Dario, a seguito di tale provocazione, preparò una seconda spedizione, che partì nel 490 a.C. (prima guerra persiana). Distrutta Eretria, l’esercito persiano procedette verso la piana di Maratona vicino ad Atene. I capi della città inviarono una richiesta di aiuto a Sparta, ma il messaggio giunse durante una festa religiosa che impedì agli spartani di partire immediatamente. Le forze ateniesi, guidate da Milziade, conseguirono nella battaglia di Maratona un’importante vittoria sull’esercito persiano, molto più numeroso, che fu costretto a ritirarsi.

Dario intraprese allora una terza spedizione (seconda guerra persiana), ma morì prima di poterla effettuare: lo sostituì il figlio Serse I, succeduto al padre nel 486 a.C., che si mise alla testa di un ingente esercito. Nel 481 a.C. i persiani attraversarono lo stretto dell’Ellesponto e si diressero a sud. I greci opposero il primo tentativo di resistenza nel 480 a.C. al passo delle Termopili, difeso dal re spartano Leonida. Dopo aver avuto la meglio sull’eroica resistenza del piccolo contingente greco (trecento spartani e settecento tespii), i persiani raggiunsero Atene, ormai abbandonata, e la saccheggiarono.

Gli ateniesi, nel frattempo, avevano allestito una flotta in grado di competere con quella persiana che seguiva l’esercito a terra. Al largo dell’isola di Salamina, di fronte ad Atene, 400 navi greche, guidate dello stratega Temistocle, ebbero la meglio sulle oltre 1200 nemiche, costringendo Serse a un’affannosa ritirata verso i suoi possedimenti asiatici; nel 479 a.C., le residue forze persiane ancora presenti in Grecia furono definitivamente sconfitte nella battaglia di Platea e nella battaglia navale di capo Micale. Nel 478 a.C. l’ultima guarnigione persiana che si trovava a Sesto sull’Ellesponto fu cacciata.

5.2

L’ascesa di Atene

In seguito alla vittoria conseguita sui persiani e quale maggiore potenza navale del suo tempo, Atene divenne la città-stato più influente della Grecia, mentre Sparta perse progressivamente prestigio e supremazia militare. Nel 477 a.C. numerose città-stato si unirono, per iniziativa ateniese, nella lega delio-attica allo scopo di liberare dalla presenza persiana l’intero territorio greco (comprese le coste dell’Asia Minore). Raggiunto l’obiettivo grazie all’abile guida politica di Aristide e poi di Cimone, Atene iniziò a esercitare un ruolo egemone all’interno della lega, trasformando il rapporto di alleanza con gli altri membri in una sudditanza di fatto, tanto da riscuotere regolari tributi e giungere a distruggere le fortificazioni dell’isola di Náxos quando questa annunciò di voler abbandonare la lega.

Nel V secolo a.C. Atene segnò il culmine della sua supremazia politica e il punto di massima fioritura culturale, in particolare con Pericle, capo del partito popolare e “leader” della città dal 460 a.C. Rivestendo per trent’anni consecutivi la carica di stratega, egli completò l’evoluzione democratica della Costituzione di Clistene, introducendo forme di retribuzione per i cittadini che assumessero pubbliche funzioni: permise così anche a membri di classi meno abbienti l’accesso alle magistrature e ai tribunali popolari.

Pericle fu inoltre il massimo fautore di quella politica imperialistica nei confronti degli alleati della lega delio-attica cui si è già accennato. Politicamente, infatti, auspicava il sorgere ovunque di regimi democratici, e debellò pertanto presso gli alleati ogni tentazione oligarchica. Dal punto di vista fiscale, invece, accentuò nei loro confronti la pressione tributaria, necessitato anche dalla politica di spesa per le opere pubbliche, ad Atene e nell’Attica, della quale si era fatto promotore.

Nel corso della cosiddetta “età di Pericle”, infatti, furono costruiti il Partenone, l’Eretteo, i Propilei e altri edifici pubblici. Durante il V secolo a.C., inoltre, la letteratura greca raggiunse le sue più alte espressioni con le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide e le commedie di Aristofane, con le opere storiche di Erodoto e Tucidide e il sapere filosofico di Socrate: molti di loro vissero negli anni del governo pericleo.

5.3

La guerra del Peloponneso

Il declino politico di Atene si manifestò tuttavia nell’ambito della politica estera. Allo scontento degli alleati-sudditi della lega delio-attica si aggiunse una rinnovata capacità di competizione di Sparta. Una lega tra le città del Peloponneso che gravitavano attorno a Sparta esisteva dal 550 a.C.; nel 431 a.C. il malessere a lungo rimasto sopito emerse quando gli abitanti dell’isola di Corcira (attuale Corfù) chiesero aiuto a Sparta per liberarsi del legame imposto loro da Corinto, alleata di Atene.

La lotta che seguì tra le due confederazioni sfociò nella cosiddetta guerra del Peloponneso, che colse Atene orfana di Pericle e in mano a politici o poco capaci (vedi Cleone) o troppo ambiziosi (vedi Alcibiade). Il conflitto si protrasse fino al 404 a.C., e portò alla supremazia di Sparta sulla Grecia e all’imposizione del regime oligarchico dei trenta tiranni ad Atene; sistemi di governo simili vennero istituiti anche in tutte le città greche dell’Asia Minore. La dominazione spartana si dimostrò però assai più dura e oppressiva di quella di Atene. Nel 403 a.C. la fazione democratica degli ateniesi, guidata da Trasibulo, si ribellò, scacciò le guarnigioni spartane di occupazione e abbatté il potere dei tiranni restaurando le istituzioni democratiche e la propria indipendenza.

5.4

Dall’egemonia spartana a quella tebana

Per liberarsi del giogo spartano, molte delle città greche non esitarono a rivolgersi al nemico di un tempo, la Persia, che dal 399 a.C. era tornata a premere sulle colonie dell’Asia Minore obbligando Sparta ad effettuare ripetute missioni militari nella regione. Nel 396 a.C. Argo, Corinto e Tebe si unirono ad Atene per abbattere definitivamente il potere di Sparta. La cosiddetta guerra di Corinto che ne seguì si concluse nel 387 a.C. con la pace di Antalcida, dal nome del generale spartano che si accordò con la potenza persiana, cedendole l’intera costa occidentale dell’Asia Minore in cambio del riconoscimento dell’autonomia delle città greche e del proprio ruolo di “gendarme” contro il risorgere delle pretese egemoniche di Atene.

Nel 382 a.C. la rinnovata supremazia di Sparta impose a Tebe un governo oligarchico, contro il quale tre anni dopo si ribellò (con il sostegno di Atene) il generale Pelopida; nel 371 a.C. questi, affiancato da Epaminonda, inflisse nella battaglia di Leuttra una disfatta militare a Sparta, che si vide così sostituita da Tebe nel ruolo di potenza egemone in Grecia. La nuova posizione raggiunta da Tebe si basava tuttavia in gran parte sull’abilità politica e sulle doti militari di Epaminonda e venne meno quando questi rimase ucciso nella battaglia di Mantinea (362 a.C.) contro le forze di una coalizione antitebana promossa da Atene e Sparta, alleatesi tra loro.

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