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Tristano e Isotta

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Wagner: Tristano e IsottaWagner: Tristano e Isotta
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1

Introduzione

Tristano e Isotta Protagonisti di una delle più grandi storie d’amore della letteratura di tutti i tempi. La leggenda fu tramandata nel Medioevo attraverso numerose versioni letterarie, che reinterpretano e rielaborano un mito che probabilmente affonda le sue radici in lontane tradizioni celtiche.

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La leggenda

Le linee principali della storia, che si ritrovano pressoché immutate nelle diverse redazioni che l’hanno tramandata, narrano di Tristano, nipote di Marco, re della Cornovaglia, che sconfigge in Irlanda il gigante Morholt, ma ne viene gravemente ferito. Guarito grazie alle magiche cure di Isotta, fa ritorno a corte dallo zio, che lo incarica di una nuova impresa: dovrà trovare la donna a cui appartiene il biondo capello caduto dal becco di una rondine ai piedi del re e che questi, interpretando l’evento come una fatale premonizione, ha deciso di sposare. Tristano, tornato in Irlanda dopo lungo vagare, riconosce in Isotta la futura moglie di Marco. Nel corso del viaggio per nave che li conduce in Cornovaglia, Tristano e Isotta bevono per errore un filtro d’amore che la madre di Isotta aveva preparato per le nozze reali e vengono presi da un’irresistibile passione reciproca.

Inizia qui una lunga e, secondo le versioni, varia serie di episodi che raccontano del contrastato amore tra i due, dei sospetti di re Marco e dell’invidia dei cortigiani. Fuggiti da corte, Tristano e Isotta vengono sorpresi da Marco addormentati in una capanna: tuttavia, tra i loro corpi giacienti è posta una spada sguainata, segno della castità del loro rapporto. Il re perdona e riammette Isotta a corte, ma bandisce Tristano dalla Cornovaglia: approdato sulle coste continentali della Bretagna, questi sposa un’altra dama, Isotta dalle Bianche Mani.

Ferito mortalmente in un duello, Tristano chiede di poter essere di nuovo curato da Isotta la Bionda; dà quindi incarico all’amico Caerdin di andare in Cornovaglia a invocare l’aiuto della regina. Tristano chiede all’amico di segnalargli al suo ritorno l’esito della missione: se la nave avesse recato con sé la dama, Caerdin avrebbe dovuto issare una vela bianca, altrimenti si sarebbe presentato con una vela nera. Isotta accetta di soccorrere l’amante di un tempo, ma Isotta dalle Bianche Mani inganna Tristano, ormai moribondo, annunciandogli che una nave dalla vela nera sta entrando nel porto. Disperato, Tristano muore di dolore; poco dopoo, al cospetto del suo cadavere, muore anche Isotta.

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La fortuna

La leggenda è tramandata da due romanzi scritti in antico francese, il Tristano di Béroul e quello, dai tratti stilistici più spiccatamente cortesi, di Thomas, entrambi della seconda metà del XII secolo. Scrissero di Tristano e Isotta anche autori di maggior fama, come Maria di Francia in un suo lai (Il caprifoglio) e Chrétien de Troyes, di cui però è andato perduto il romanzo. In Italia si ha testimonianza della diffusione della leggenda fin dal XIII secolo, per la presenza, all’interno del Novellino, di una novella (la LXV) ispirata al tema tristaniano, e per la traduzione toscana in prosa che prende il nome di Tristano riccardiano (così detta perché conservata in un manoscritto della Biblioteca Riccardiana di Firenze).

Il fascino di questa infelice storia d’amore attrasse e ispirò anche numerose opere moderne, dal Trionfo della morte (1894) di Gabriele d’Annunzio al Tristano (1903) di Thomas Mann, entrambe precedute dalla grande rivisitazione operistica del mito nel Tristano e Isotta (1857-1859) di Richard Wagner.

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