Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Merz, Mario

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search

Merz, Mario

Articolo

Merz, Mario (Milano 1925-2003), pittore e scultore italiano, esponente di rilievo dell'Arte povera. Interrotti gli studi di medicina, esordì a Torino negli anni Cinquanta con una pittura materica e informale, accesa da colori violenti: la prima personale, alla Galleria la Bussola, fu allestita nel 1956. Abbandonò tuttavia presto l’arte bidimensionale a vantaggio di installazioni e sculture realizzate con oggetti vari – bottiglie, bicchieri, tele, ombrelli (Nella strada, 1967).

Nel 1968 aderì al movimento dell’Arte povera, facendosi portavoce della necessità di operare attraverso l’arte una riflessione sulle origini, sugli archetipi, sull’impulso vitale, per la quale illuminante sarebbe stato il confronto con le culture più distanti nel tempo e nello spazio: opera esemplare fu L’igloo di Giap (1968), composto di pietre, sul quale sottili tubi al neon disegnavano la scritta “se il nemico si concentra perde terreno, se si disperde perde forza”. Nell’architettura semplice e sempre in fieri dell’igloo, espressione di una civiltà nomade, Merz vedeva l’immagine dell’esistenza stessa, dell’evoluzione, del movimento e della continua trasformazione, all’incontro tra natura, tradizioni ancestrali, simbolo, ricerca geometrica.

Negli anni la forma dell’igloo si connotò poi di significati ancora più vasti, grazie agli studi dell’artista nel campo della matematica e in particolare sulla successione di Fibonacci, che può essere evocata dallo sviluppo della figura della spirale nelle tre dimensioni. Nella scelta dei materiali, Merz spaziò dal mondo dell’informe organico (creta, terra, rami, pietre) alla perfezione fredda dell’artificiale (vetro, acciaio), spesso facendo coesistere gli opposti nella stessa opera. Il rimando alla successione di Fibonacci torna in molte opere degli anni Settanta, come Scala (1971), in cui un tubo al neon traccia i numeri 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 (ciascun numero è dato dalla somma dei due precedenti), o Spirale (1977).

Dal 1979 Merz tornò a utilizzare anche la pittura quale mezzo d'espressione artistica, privilegiando tra i soggetti figure zoomorfe dalla forma evocatrice (chiocciole, serpenti arrotolati). In anni recenti introdusse sempre più spesso negli allestimenti-installazioni (soprattutto igloo e grandi tavoli a forma di tenaglia, in marmo, acciaio, ferro, vetro) elementi organici deperibili (frutta, vegetali), forzando quanto più possibile la carica simbolica della costruzione scenica. Tra gli allestimenti e le opere più memorabili meritano di essere citati La spirale appare, creata nel 1990 per il Centro d’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato con fascine, giornali, tubi al neon, oggetti metallici di scarto; la spirale luminosa ai Fori Imperiali di Roma; la composizione permanente di San Casciano in Val di Pesa (1997); la fontana-igloo e la recente Serie di Fibonacci sulla Mole Antonelliana a Torino (2003).

Mario Merz espose in tutte le collettive dedicate all’Arte povera (al MoMA e al Guggenheim di New York, al Centre Georges Pompidou di Parigi, al Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, alla Fundaçao de Serralves di Porto, al Museu d'art contemporani di Barcellona, al Castello di Rivoli nei pressi di Torino, al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Nizza) e partecipò a varie edizioni della Biennale di Venezia e di Documenta di Kassel. Nel 1989 il Guggenheim Museum di New York gli dedicò un’importante retrospettiva.

Insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Arnolde Bode di Kassel (1981) e il premio Oscar Kokoschka di Vienna (1983), poco prima di morire aveva ricevuto a Tokyo il Praemium Imperiale per la Scultura.

Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft