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Risultati di Windows Live® Search Sironi, Mario (Sassari 1885 - Milano 1961), pittore italiano. Abbandonati gli studi di ingegneria all’Università di Roma, conobbe Giacomo Balla, Umberto Boccioni e Gino Severini, con i quali partecipò, a partire dal 1912, al movimento futurista. Elaborò uno stile pittorico caratterizzato da volumi geometrici, linee spezzate, colori cupi nelle gradazioni del marrone e del grigio, con il quale rappresentò principalmente la città industriale e le sue dinamiche vitali. Di questo periodo sono Il camion (1914, collezione privata, Milano) e Il ciclista (1916, collezione privata). Trasferitosi a Milano nel 1919, dopo una breve parentesi metafisica Sironi si dedicò al tema delle periferie, per il quale in particolare divenne famoso (Paesaggio urbano, 1921, Pinacoteca di Brera, Milano): negli scenari angosciosi delle realtà urbane più desolate la figura umana tende a scomparire, lasciando il posto ai radi veicoli in transito lungo le strade deserte. E parallelamente sviluppò l’altra grande tematica del lavoro, che percorre tutta la sua produzione posteriore, feconda di esiti originali. Nel 1920 Sironi firmò con Leonardo Dudreville, Achille Funi e Luigi Russolo il manifesto “Contro tutti i ritorni in pittura”, che contiene in nuce le tesi poi fatte proprie dal gruppo Novecento, di cui Sironi fu uno dei fondatori. Appartengono a questo periodo L’allieva (1924, collezione privata, Venezia) e L’architetto (1922, collezione privata), che ben sintetizza la poetica novecentista: i volumi solidi e compatti si dispongono in uno spazio prospettico semplificato, definiti da un disegno nitido e da un preciso chiaroscuro. Dall’inizio degli anni Trenta gli interessi artistici di Sironi si moltiplicarono, spaziando dalla grafica alla scenografia, dall’architettura alla pittura murale (Il Lavoro, 1933, per la quinta Triennale di Milano), dal mosaico all’affresco. La sua attività apparve sempre più finalizzata alla realizzazione di opere monumentali e celebrative del regime fascista, che si nutrono del recupero della tradizione aulica dell’arte italiana (L'Italia fra le Arti e le Scienze, 1935, Università di Roma). Nel dopoguerra la pittura di Sironi si fece cupa e drammatica, abbandonando il carattere monumentale e magniloquente degli ultimi anni a favore di una diversa e più dimessa concezione spaziale, resa su tele di piccole dimensioni (La città, 1946, Galleria Narciso, Torino).
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