![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 2 di 2
Struttura articolo
Il toscano, a sua volta distinguibile in varietà differenti di dialetti locali, è fra i dialetti italiani quello che subì meno cambiamenti e si mantenne più simile al latino; grazie al prestigio letterario della sua variante fiorentina, le sue caratteristiche sia fonetiche sia grammaticali diventarono in parte quelle della lingua italiana. Tra le peculiarità prettamente locali del toscano vi sono la cosiddetta gorgia, ovvero la pronuncia aspirata della c dura (hasa per l’italiano standard “casa”), e la costruzione impersonale del verbo alla prima persona plurale (“noi si esce”). Vedi anche Lingua italiana.
I dialetti centromeridionali possono essere ripartiti fra mediani centrali (umbro, marchigiano centrale, laziale e reatino-aquilano), meridionali intermedi (laziale meridionale, marchigiano meridionale, abruzzese, molisano, campano, pugliese, lucano, calabrese settentrionale) e meridionali (salentino, calabrese centro-meridionale, siciliano). Fra le particolarità dei dialetti meridionali vi sono l’assimilazione di nd a nn (ad esempio, abruzzese munno, latino mundo), il passaggio del gruppo latino pl a chi- (come in napoletano chiú, latino plus, italiano standard “più”) e la presenza – in alcune varietà – dei cosiddetti suoni retroflessi, ossia pronunciati con la punta della lingua rivolta all’indietro, in particolare dd per ll (siciliano bèddu, latino bellus, italiano standard “bello”). Nella Basilicata meridionale sopravvivono dialetti particolarmente arcaici. Il sardo, nelle sue varianti principali, il logudorese-campidanese e il sassarese-gallurese, è considerato una lingua a sé stante; nei dintorni di Alghero si parla tuttora un dialetto molto simile al catalano.
Attualmente la pressione linguistica di scuola, radio e televisione sta portando a una sempre più decisa italianizzazione dei dialetti. Tuttavia, grazie anche al loro influsso, si stanno formando in Italia varietà regionali dell’italiano – queste sì derivate dalla lingua italiana: rappresentano infatti le forme particolari che l’italiano comune prende in dipendenza dei vari luoghi; le differenze fra le varietà sono perlopiù di tipo fonetico (ad esempio, in Veneto si pronunciano poco le doppie, anche parlando italiano) o lessicale. Oltre ai dialetti e ad altre lingue romanze si riscontra in Italia la presenza di altre lingue, dette appunto alloglotte: sono il tedesco, parlato e usato dalle istituzioni locali in Alto Adige, oltre che in altre zone più piccole dell’Italia settentrionale (alle pendici del Monte Rosa e in val d’Ossola; sull’altopiano di Asiago; in alcune valli della Carnia); lo sloveno, parlato nel Goriziano e presso Trieste; forme arcaiche di albanese, di serbo-croato e di greco in sporadiche zone dell’Italia meridionale e della Sicilia.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |