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Introduzione; L’epoca delle corti; La diffusione della stampa; La questione della lingua; Il Rinascimento letterario in Europa
Letteratura rinascimentale Produzione letteraria relativa al periodo che in Italia va dal 1492 (morte di Lorenzo de’ Medici e fine della politica di equilibrio tra gli stati regionali) al 1595 (morte di Torquato Tasso), con l’ulteriore partizione tra il primo Cinquecento e il secondo (età del manierismo o “autunno del Rinascimento”). Tali limiti sono solo indicativi: i legami tra Umanesimo e Rinascimento sono tanto stretti che, specie fuori dall’ambito strettamente letterario, per Rinascimento si intende la civiltà culturale fiorita a partire dalla fine del XIV secolo fino a tutto il XVI, con propaggini nel XVII. Nel Cinquecento giunse a compimento il processo culturale iniziatosi con l’Umanesimo. Basti pensare che l’idea di “classicismo”, nata dal recupero dei testi classici greco-latini, inseriti in una prospettiva storica, si trasferì alla letteratura volgare, sentita come punto di arrivo di un’intera tradizione. Inoltre la cultura letteraria del Cinquecento era sostanzialmente laica (sebbene non pochi scrittori appartenessero alla gerarchia ecclesiastica) e forte della propria indipendenza intellettuale (anche se non sociale).
Centro della vita politica e dell’attività culturale era la corte, in cui si elaboravano i contenuti e i valori della letteratura e dell’arte. Era questo il luogo in cui si definiva la misura della civiltà e si codificava e sublimava la situazione esistente. Il cortigiano era l’intellettuale che elaborava e viveva questi valori, e il termine indica anche la condizione sociale dell’intellettuale che nella corte svolgeva precise funzioni. Non a caso Il libro del Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione divenne un manuale internazionale dell’uomo di corte. Le corti italiane (la Firenze medicea, Urbino con i Montefeltro, Ferrara con gli Este, Mantova con i Gonzaga; le corti papali di Pio II, Sisto V, Leone X, Clemente VII, la Napoli aragonese) furono un modello di civiltà per l’Italia e l’Europa. Parallelamente si svilupparono le accademie (già fiorite nel Quattrocento).
Un altro evento culturale che segnò la letteratura rinascimentale fu il precoce affermarsi della stampa in Italia grazie all’opera del tipografo umanista Aldo Manuzio. La diffusione della stampa modificò il modo di intendere la letteratura: consentì una più rapida circolazione della letteratura e del pensiero, e introdusse il moderno concetto di pubblico, che cominciò ad acquistare una sua identità come interlocutore dell’autore. Al pubblico si riservava attenzione anche perché la letteratura, veicolata dal libro, era diventata un valore di mercato. E tuttavia il sistema di produzione letteraria accentrato nella corte rafforzò l’istituto del “mecenatismo”, cioè la ricerca di protezione presso un “signore” da parte del letterato. Basti considerare la frequenza delle dediche a un “signore” dei testi a stampa. Il rapporto di subalternità tra letterato e signore determinò la disponibilità del primo a interpretare i bisogni del secondo.
In questo contesto la produzione letteraria fu vasta e di alta qualità. Agli inizi del Cinquecento il dibattito sulla lingua consentì di fissare il canone della lingua letteraria “nazionale” (oltre a una grammatica, cioè un sistema normativo codificato) e di consacrare modelli che, specie per la poesia (Petrarca) sarebbero poi diventati patrimonio internazionale. A un veneziano, Pietro Bembo, si deve il modello centrato sul primato toscano, che trovò in Ludovico Ariosto, di cultura ferrarese, il suo interprete più coerente nella narrazione in versi: entrambi i fatti confermano la dimensione “nazionale” di quel modello. La vitalità letteraria del Cinquecento si può misurare, oltre che dal suo classicismo (consacrazione della tradizione volgare come classica), dalla razionalizzazione del territorio letterario attraverso la definizione dei “generi letterari” e, ancora, dallo sperimentalismo linguistico che caratterizza questa età, nonostante l’egemonia del classicismo. Tale sperimentalismo aveva caratterizzato in forme contenute anche il Quattrocento (il linguaggio comico-realistico nelle opere di Lorenzo de’ Medici, di Luigi Pulci e del Burchiello), ma ora si fece più creativo: ci si riferisce all’antipetrarchismo di Francesco Berni e soprattutto alla poesia maccheronica di Teofilo Folengo e alla poesia fidenziana (genere giocoso che, al contrario della poesia maccheronica, sovrappone al lessico latino le strutture sintattiche e metriche del volgare). L’aspetto più evidente della vitalità letteraria del Cinquecento è l’opera di autori come Ariosto, Machiavelli, Guicciardini, Tasso, grandi “classici” della nostra letteratura.
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