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Risultati di Windows Live® Search Jugendstil Stile artistico affermatosi in Germania alla fine dell’Ottocento, fortemente consonante con le varie declinazioni europee dell’Art Nouveau, ma distinto per caratteri propri. Il nome deriva dal titolo della rivista illustrata “Jugend” (Giovinezza) di Monaco, fondata nel 1896, attorno alla quale si riunì un gruppo di artisti che già da qualche anno stavano sviluppando ricerche espressive nuove. Figura importante ai primordi del movimento fu il pittore Franz von Stuck, che nel 1892 a Monaco aveva ufficialmente rigettato il magistero dell’arte accademica proclamando, insieme al collega Wilhelm Trübner, la “secessione” di tutti gli artisti che, come loro, si sentivano orientati verso più libere e indipendenti sperimentazioni stilistiche. Poco più tardi un analogo intento mosse prima la Secessione viennese (1897), poi quella di Berlino (1899). Adottato inizialmente soprattutto nel campo dell’illustrazione libraria, lo Jugendstil portò all’elaborazione di un repertorio iconografico tanto vario quanto coerente dal punto di vista estetico, caratterizzato dall’assoluta prevalenza della linea sul volume, dalla predilezione per forme sinuose e intrecci preziosi, dalla ricorrenza di motivi fitomorfici. Le riviste e i libri curati dagli artisti del movimento si arricchirono di eleganti fregi, frontespizi pomposi, capilettera elaborati, cornici con arabeschi di ispirazione floreale. In breve il nuovo gusto trovò espressione anche nell’arredamento d’interni, conferendo un’inconfondibile impronta a tappezzerie, piastrelle, mobili. Da un pannello murale in lana e seta, eseguito da Hermann Obrist e intitolato Il colpo di frusta (1895, Stadtmuseum, Monaco), derivò addirittura un nome alternativo per questo “stile giovane” (chiamato da allora anche “a colpo di frusta”), contraddistinto da linee sinuose e involute che richiamano il movimento di una frusta fatta schioccare in aria. Oltre alle innumerevoli variazioni sul tema floreale (petali di fogge fantasiose, foglie assottigliate di colori evanescenti, rami intrecciati e radici avviluppate, in una moltiplicazione di curve e controcurve) e alle efficaci incursioni nel mondo animale (riletto perlopiù in chiave simbolista; numerosi i cigni e i serpenti), notevole sviluppo ebbe la riflessione sulla figura umana, soprattutto femminile e mitologica, anch’essa estremamente stilizzata, definita dalla linea prima che dal volume (frequenti le ninfe, le ondine, le dee). Anche la concezione dell’architettura si innovò, portando a una più consapevole integrazione tra struttura abitativa, accessori funzionali ed elementi decorativi: le cornici e gli stucchi delle pareti, gli schienali delle sedie, le vetrate delle finestre, le ringhiere, ogni particolare fu progettato secondo i dettami del nuovo stile, con grande attenzione al ritmo, ai giochi di linee serpentine, all’effetto fluido e dinamico dell’insieme. La nuova arte doveva permeare di sé ogni aspetto della vita quotidiana, raggiungendo anche i ceti sociali normalmente esclusi dal godimento del bello: ideali e aspirazioni che non trovarono la realizzazione auspicata su larga scala, ma che tuttavia determinarono una certa diffusione del gusto attraverso ad esempio la forma di comunicazione grafica del manifesto. Tra gli artisti che meglio interpretarono lo Jugendstil si distinsero, oltre al già citato pittore e grafico di origine svizzera Hermann Obrist, l’architetto e teorico dell’arte austriaco Josef Olbrich (attivo a Darmstadt, prima di trasferirsi a Vienna), l’architetto August Endell, autore della sorprendente facciata dello studio fotografico “Elvira” a Monaco (1898); il pittore e cartellonista Otto Eckmann; gli architetti, pittori e grafici Bernhard Pankok, Richard Riemerschmid, Peter Behrens, Bruno Paul. Officina di sperimentazione e centro di ricerca del gruppo furono i Laboratori riuniti per l’arte applicata (Vereinigten Werkstätte für Kunst im Handwerk), fondati a Monaco nel 1897 da Obrist, Pankok, Paul e Riemerschmid.
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