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Vibo Valentia (pronuncia Vibo Valenzia), città e capoluogo di provincia (dal 1992) della Calabria; si estende su un pianoro sommitale leggermente inclinato, in vista del mar Tirreno, sui rilievi che costituiscono la penisola di Tropea. L'economia della città si basa prevalentemente sul commercio dei prodotti del circostante territorio agricolo (cereali, olive, uva, agrumi), che si vale anche dell'attivo porto di Vibo Valentia Marina, dove si trovano industrie alimentari, chimiche, meccaniche e di materiali da costruzione. La provincia, che comprende 50 comuni ed è collinare e in minor parte montuosa, è dedita, oltre che all'agricoltura, alla pesca, a vario artigianato e all'attività turistica balneare.
Vibo Valentia è suddivisa in due parti dalla sua tessitura urbanistica: in basso, la città settecentesca e moderna, a vie rettilinee; in alto, il nucleo medievale, con stradette tortuose e ripide, spesso a gradinate. Fuori città, a nord-est, si trova uno dei maggiori segmenti delle antiche mura greche, del V-IV secolo a.C., a grandi blocchi; nei pressi, la base di un tempio dorico coevo e il belvedere Grande, dal quale la vista spazia dal Capo Palinuro all'Etna. In alto, sul ciglio superiore del ripiano, è il Castello, di origine normanna con vari interventi successivi, che ospita il Museo archeologico statale, dove sono conservati reperti locali preistorici, protostorici, greci e romani, fra cui una laminetta in oro del V-IV secolo a.C. Nella parte alta si trovano inoltre il quattrocentesco Palazzo Romei e la chiesa di San Michele, rinascimentale di forme toscane, del 1519. Nella città bassa sorgono il Duomo, barocco (costruito fra il 1680 e il 1723), con tre statue cinquecentesche di Antonello Gagini e, nell'ex convento del XV-XVI secolo, detto Valentianum, i musei d'arte sacra e dell'emigrazione.
Centro dei bruzi (in posizione sempre considerata di grande importanza strategica) chiamato Veip, toponimo da cui derivò Vibo, venne colonizzato dai greci di Locri con il nome di Hippónion. I romani, che vi introdussero una colonia nel 192 a.C., la chiamarono, con intenti augurali, Valentia. La città, divenuta in epoca imperiale Vibo Valentia, fu fortificata in seguito dai bizantini, e devastata nel IX e X secolo dai saraceni. Riedificata da Federico II di Svevia, dal 1239 venne chiamata Monteleone (nome probabilmente usato già in epoca normanna, che mantenne fino al 1928). Dal 1420 fu, per secoli, signoria di famiglie feudali. Dopo il periodo napoleonico e il ritorno dei Borbone, Monteleone decadde, ma prese parte ai moti del 1848. Le truppe di Giuseppe Garibaldi vi entrarono nell'agosto 1860. Abitanti (vibonesi): 35.373 (1997).
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