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Risultati di Windows Live® Search Ecclesìa Nella Grecia antica, l’assemblea del popolo, cui spettava deliberare in merito alle questioni più importanti dello stato. In greco ekklesía, l’assemblea era denominata a Sparta “apella”, nelle città doriche “halfa” e altrove “agorà” (nome che indica anche il luogo in cui essa si riuniva, la “piazza”). Nelle comunità a regime democratico l’ecclesìa aveva il potere di eleggere i magistrati, di controllarne l’attività, di dare direttive in materia di politica interna ed estera, di deliberare in ambito legislativo, amministrativo e finanziario. Ad Atene, con la riforma di Clistene, rivestì il supremo potere dello stato insieme alla bulé, di cui poteva respingere o approvare le proposte. Vi prendevano parte tutti i cittadini che avessero superato il diciottesimo anno di età e che godessero dei diritti di cittadinanza. Nei regimi di stampo oligarchico e monarchico il ruolo dell’ecclesìa appare più limitato, con un minor numero di partecipanti, scelti sulla base del censo e dell’età (a Sparta a partire dai trent’anni). Allo scopo di favorire l’affluenza dei cittadini meno abbienti, nell’ecclesìa di Atene, la meglio documentata per noi, questi ricevevano un gettone di presenza da parte dello stato (“obolo”). L’assemblea, la cui convocazione era riservata alla bulé, era presieduta dai pritani, sostituiti, dal 378-377 a.C., dai proedri (i rappresentanti delle tribù che non avevano la pritania). Ogni cittadino aveva il diritto di prendere la parola, così come di proporre emendamenti. La votazione avveniva per alzata di mano o per acclamazione, e solo in casi particolari a scrutinio segreto.
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