![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Questione balcanica, scelti dalla redazione di Encarta Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Questione balcanica |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; L'indipendenza greca; L'espansionismo russo; Il declino dell'impero ottomano; La 'polveriera d'Europa'; Sviluppi recenti
Questione balcanica Conflitti di carattere nazionale e internazionale che ebbero come teatro la penisola balcanica tra il XIX e il XX secolo. I prodromi della cosiddetta questione balcanica risalgono al periodo compreso tra la fine del XVII e la metà del XVIII secolo, quando, dopo una serie di sconfitte subite da parte degli austriaci e dei russi, l'impero ottomano perse l'Ungheria, la Serbia a nord di Belgrado, la Transilvania e la Bucovina. Si arrestò allora la spinta espansionistica turca avviata da Solimano il Magnifico nel XVI secolo e iniziò l'espansione degli stati europei nella regione balcanica. Questi due processi trasformarono i Balcani in un'area di alto interesse strategico per gli equilibri geopolitici. Nel XVIII secolo fu la Russia a essere protagonista dei primi tentativi di penetrazione nella penisola, sfociati nella prima guerra russo-turca (1768-1772), ma contrastati dall'azione diplomatica dell'Austria. Nel corso del Settecento, tuttavia, quasi tutta la penisola balcanica rimase soggetta al dominio turco. Nell'età napoleonica affiorarono i primi fermenti nazionalistici, che innescarono un generale risveglio nelle molteplici etnie presenti in quell'area, alimentato da forti identità di carattere religioso. Il Montenegro ottenne il diritto all'indipendenza da parte della Turchia nel 1799; in Serbia si susseguirono alcune rivolte, tra il 1804 e il 1816, appoggiate dall'Austria e in Albania fu proclamato il Regno d'Epiro (1820), parzialmente autonomo dall'impero ottomano.
L'insurrezione più critica scoppiata nell'età della Restaurazione fu quella greca, che nel 1821 sfociò in una guerra di liberazione dal dispotico dominio turco (vedi Guerra d'indipendenza greca). Volontari provenienti da numerosi paesi europei intervennero al fianco dei greci, che poterono contare anche sul decisivo sostegno militare della Gran Bretagna, della Francia e della Russia, interessate ad accelerare il processo di smembramento dei vasti domini dell'impero turco per annettere nuovi territori. Nel 1827 una flotta composta di navi francesi, inglesi e russe inflisse gravi perdite alla flotta turca nel golfo di Navarino.
I ribelli greci, forti di questo aiuto, costrinsero i turchi alla resa e conquistarono l'indipendenza, messa sotto tutela internazionale: in base al trattato di Adrianopoli del 1829, al protocollo di Londra del 1830 e alla conferenza di Londra del 1832, la corona della nuova monarchia fu affidata dalle grandi potenze europee a un principe tedesco, Ottone di Baviera. In quella circostanza anche Serbia, Moldavia e Valacchia videro riconosciuta la propria autonomia. Successivamente fu la volta dei bulgari a insorgere per ottenere il riconoscimento di una Chiesa nazionale, indipendente dal patriarcato greco di Costantinopoli.
Alla metà del XIX secolo risultarono evidenti le dimensioni internazionali che era venuto assumendo il grande rivolgimento geopolitico nei Balcani, innescato dalla crisi dell'impero turco, dalle iniziative espansionistiche della Russia, volte a conseguire un accesso al Mediterraneo, e dalle aspirazioni di Francia e Gran Bretagna a esercitare l'egemonia navale e terrestre. La Russia era riuscita con la guerra contro la Turchia del 1828-29 (vedi Guerre russo-turche) a insediarsi nel Mar Nero, espandendo così la sua influenza nell'area balcanica. Francia e Gran Bretagna, allarmate dall'espansionismo russo che consideravano una minaccia ai propri interessi, assunsero una linea di fermezza contro lo zar; anche l'Austria cominciò a temere l'avanzata russa, che avrebbe potuto contrastare le sue ambizioni nei Balcani.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |