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Introduzione; Origini della questione; La comparsa dei nazionalismi; Una questione internazionale; Il declino dell’impero ottomano; La fine della questione
Alla metà del XIX secolo risultarono evidenti le dimensioni internazionali che era venuto assumendo il grande rivolgimento geopolitico nei Balcani, innescato dalla crisi dell’impero turco, dalle iniziative espansionistiche della Russia, volte a conseguire un accesso al Mediterraneo, e dalle aspirazioni di Francia e Gran Bretagna a esercitare l’egemonia navale e terrestre. La Russia riuscì con la guerra contro la Turchia del 1828-29 (vedi Guerre russo-turche) a insediarsi nel Mar Nero, espandendo così la sua influenza nell’area balcanica. Francia e Gran Bretagna, allarmate dall’espansionismo russo che consideravano una minaccia ai propri interessi, assunsero una linea di fermezza contro lo zar; anche l’Austria cominciò a temere l’avanzata russa, che avrebbe potuto contrastare le sue ambizioni nei Balcani.
Questa situazione di latente conflittualità fu la causa scatenante della guerra di Crimea (1853-56), il cui primo atto fu l’occupazione militare russa dei principati di Moldavia e Valacchia, a cui inglesi e francesi risposero dichiarando guerra allo zar e alleandosi con la Turchia. Nel gennaio 1855 il fronte degli alleati si estese con l’ingresso in guerra del Regno di Sardegna. Le operazioni militari si conclusero a sfavore della Russia che, con il trattato di Parigi (1856), perse l’area della foce del Danubio e parte della Bessarabia; i principati danubiani furono posti sotto il protettorato congiunto delle grandi potenze, che a loro volta si pronunciarono per il rispetto dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Turchia.
Si trattò comunque di una sistemazione precaria, perché già vent’anni dopo la questione riesplose in forma violenta. I segnali di tensione provennero questa volta dalla Croazia austroungarica e dalla Grecia, impegnata ad annettersi territori che erano sotto la sovranità turca, mentre le grandi potenze erano pronte a intervenire per conquistare proprie zone di influenza. Quando in Serbia scoppiarono insurrezioni antiturche, la Russia decise di intervenire (1877), garantendosi la neutralità dell’Austria a cui lo zar Alessandro II promise la Bosnia-Erzegovina.
La vittoria russa aprì nuovi problemi, dal momento che il trattato di Santo Stefano del 1878 sembrava sancire la scomparsa dell’impero ottomano e l’espansione europea della Russia, cosa quest’ultima che allarmava Austria e Inghilterra. Fu il cancelliere prussiano Otto von Bismarck a svolgere un’abile mediazione al congresso di Berlino (1878), grazie alla quale furono soddisfatte opposte esigenze, modificando gli accordi del trattato di Santo Stefano: Serbia, Montenegro e Romania si videro riconosciuta l’indipendenza; la Bulgaria perse una parte dei propri territori; la Bosnia-Erzegovina fu affidata all’Austria in “amministrazione temporanea”, formula ambigua che lasciava aperte due soluzioni, o la piena indipendenza o l’annessione austriaca; alla Russia fu assegnata la Bessarabia. La complessità della questione d’Oriente divenne una tra le cause principali del peggioramento delle relazioni internazionali. I problemi erano aggravati dal fatto che ora non solo i grandi stati ma anche l’insieme delle nazionalità balcaniche era pronto a intervenire. Queste non poterono aggregarsi in un unico blocco perché troppo marcate erano le loro differenze etniche e religiose ed esse finirono quindi per essere pedine manovrate dall’esterno dalle grandi potenze europee.
La crisi dell’impero ottomano divenne l’occasione per mettere alla prova le diplomazie europee. Nel 1894, anno in cui la Russia firmò con la Francia un patto di alleanza in funzione antiaustriaca e antiprussiana, per l’impero zarista aumentarono le possibilità di trarre il massimo vantaggio nella lotta per la successione dell’impero turco, indebolendo l’Austria. Ma proprio mentre cresceva l’influenza russa, grazie ai rapporti di amicizia con la Serbia, l’Austria con un’efficace azione diplomatica acquisì la Bosnia-Erzegovina (1908). L’annessione provocò una serie di reazioni negative: irritò la Russia che aveva analoghe ambizioni nei Balcani; infiammò i risentimenti nazionalistici in Serbia e Montenegro, paesi in cui si era diffuso un movimento che appoggiava i patrioti bosniaci, e incrinò la Triplice Alleanza italo-austro-tedesca: l’Italia infatti temeva la concorrenza asburgica nell’area balcanico-adriatica, verso la quale pensava di orientare la propria influenza. Nello stesso anno l’impero turco dovette riconoscere l’indipendenza della Bulgaria, con la conseguente annessione della Rumelia.
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