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Interventismo

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Gabriele d’AnnunzioGabriele d’Annunzio

Interventismo Movimento di opinione manifestatosi in Italia tra il 1914 e il 1915, che propugnava il disconoscimento della Triplice Alleanza e l’ingresso in guerra dell’Italia a fianco delle potenze dell’Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia). L’obiettivo immediato era quello di far uscire l’Italia dalla posizione di neutralità assunta al momento dello scoppio della prima guerra mondiale (estate 1914) e sostenuta da una larga maggioranza, sia nel paese sia in Parlamento, dove raccoglieva i consensi dei liberali di Giovanni Giolitti, dei socialisti e dei cattolici.

Gli interventisti concepivano la guerra secondo prospettive ideologiche differenti: un settore democratico, ma di non grande peso politico, composto da socialisti dissidenti, radicali e repubblicani di spirito mazziniano (come Gaetano Salvemini), pensava che la guerra avrebbe portato a conclusione l’opera del Risorgimento. Vi era poi una tendenza interventista di liberali antigiolittiani, che si riconoscevano nelle posizioni del presidente del consiglio Antonio Salandra e del ministro degli esteri Sidney Sonnino, i quali godevano dell’appoggio del re Vittorio Emanuele III. Dal canto loro, i fautori dell’interventismo di impronta nazionalistica esaltavano la guerra come occasione per una politica di grandezza dai risvolti sia interni sia internazionali: l’Italia avrebbe conseguito un ruolo pari a quello delle maggiori potenze europee e nello slancio bellico si sarebbe compattamente identificata in quei princìpi di ordine che erano minati, secondo i nazionalisti, dal sistema democratico, fonte di anarchia e di divisioni sociali. Vicini a queste posizioni si trovavano letterati e artisti come Gabriele d’Annunzio e i futuristi, che esaltavano la guerra come ”igiene del mondo”. Vi erano poi settori influenti del mondo industriale che caldeggiavano l’ingresso in guerra per ragioni di calcolo economico. Ma non mancavano fra gli interventisti anche gli esponenti del sindacalismo rivoluzionario (come Arturo Labriola), che si attendevano dalla partecipazione dell’Italia alla guerra un indebolimento del sistema capitalistico, quale presupposto d’una rivoluzione sociale. L’interventismo si nutriva infine delle aspirazioni dell’irredentismo, che erano vive soprattutto nella comunità italiana delle città di Trento e Trieste, sotto amministrazione austriaca.

Nel settembre del 1914 si svolse a Roma una grande manifestazione degli interventisti democratici, che offrì di lì a poco l’occasione a Benito Mussolini, direttore del giornale socialista 'Avanti!', di affermare l’inadeguatezza del neutralismo e la necessità di risolvere il problema delle terre irredente. L’interventismo divenne una potente forza d’opinione nell’inverno del 1915, quando si susseguirono in molte città italiane dimostrazioni di piazza, accompagnate in Parlamento da forti pressioni sul governo e da roventi polemiche contro Giolitti, principale assertore della neutralità.

Il culmine dell’interventismo fu toccato nelle cosiddette 'radiose giornate' di maggio del 1915, cioè in una serie di manifestazioni di piazza di cui furono protagonisti studenti universitari e intellettuali come Filippo Tommaso Marinetti e D’Annunzio. Posizioni di acceso interventismo furono sostenute sia da Mussolini, che, espulso dal Partito socialista, aveva fondato il giornale 'Il Popolo d’Italia', sia da alcuni dirigenti del sindacalismo rivoluzionario. A Milano e a Torino le manifestazioni a favore dell’intervento degenerarono in atti di intimidazione contro uomini politici vicini a Giolitti. L’ingresso dell’Italia in guerra (24 maggio 1915) fu possibile perché i deputati, sotto la pressione congiunta dei nazionalisti e del sovrano, delegarono ogni scelta in merito all’intervento bellico al governo, che nel frattempo aveva già stipulato il patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava a entrare in guerra a fianco dell’Inghilterra, della Francia e della Russia. Fra i diversi settori dell’interventismo prevalse dunque quello di orientamento nazionalistico, che si avvantaggiò dell’appoggio dei liberali di destra e del sovrano.

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