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Regno di Napoli

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Hayez: Vespri sicilianiHayez: Vespri siciliani
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Introduzione

Regno di Napoli Formazione statale sorta nel 1282 con la separazione del territorio dell'Italia meridionale dal Regno di Sicilia in seguito alla rivolta dei vespri siciliani, ed estintasi nel 1816 con la costituzione del Regno delle Due Sicilie.

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Le dinastie angioina e aragonese

Dopo la perdita della Sicilia, il re Carlo I d'Angiò fissò la propria dimora a Napoli (1282), eretta a capitale del regno angioino, che alimentò l'espansione economica della città e favorì i collegamenti con i centri più vivaci della cultura europea. Napoli assunse un carattere cosmopolita, ospitando stranieri, operatori economici e intellettuali, e divenendo un centro di studi che acquisirà grande prestigio nei secoli successivi.

Il passaggio dinastico dagli Angioini agli Aragonesi avvenne attraverso una guerra conclusa con l'assedio di Napoli e la sua occupazione da parte di Alfonso V d'Aragona (Alfonso I come re di Napoli) nel 1443. Gli Aragonesi tentarono di ridurre il potere che i baroni esercitavano nelle campagne del regno, dove costituivano autorità illimitate con prerogative che richiamavano alla memoria le antiche forme di sudditanza del servaggio. Al tempo stesso introdussero le prime forme dello stato moderno, svincolando le principali cariche della capitale dal possesso personale e affidandole a una burocrazia in formazione. La capitale, Napoli, fu trasformata con nuovi interventi urbanistici, e lo sviluppo delle attività portuali ne fece un centro di rilievo internazionale.

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Il dominio spagnolo

Il regno fu conteso da Spagna e Francia durante le guerre d'Italia che esplosero tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. La dominazione spagnola, iniziata nel 1503, fu accolta come il male minore a fronte della precedente occupazione francese, tanto più che il nuovo sovrano Ferdinando II il Cattolico confermò alla capitale e al regno gli antichi privilegi, compreso il diritto del popolo di Napoli ad avere una rappresentanza (una 'piazza') nell'amministrazione cittadina. Il Regno di Napoli difese una propria identità nazionale sul terreno allora più delicato e complesso del rapporto fra autorità e società, quello religioso. Infatti vennero sempre respinti i tentativi operati a più riprese dai viceré spagnoli di introdurre l'Inquisizione romana, tentativi che incontrarono la concorde opposizione dei ceti napoletani preoccupati di dover subire un totale asservimento alla Spagna.

Lungi dall'essere sentito come un dominio straniero, il nuovo ordine politico era di fatto accettato da nobili e borghesi di Napoli, a cui era gradito un viceregno spagnolo che, oltre a un contributo finanziario e militare, ben poco chiedeva e imponeva. Il graduale instaurarsi della pace, della quiete pubblica, della stabilità favorì a Napoli il rilancio della cultura: accanto al mecenatismo dei privati si sentì l'azione del potere politico, capace di incentivare progetti di ripristino della magnificenza urbana durante il viceregno di Pedro de Toledo (1532-1553). A lui si deve un importante progetto di sistemazione urbanistica di Napoli, che a quel tempo risultava la seconda città europea per numero di abitanti.

Tuttavia nel XVII secolo il governo spagnolo impose al regno una fiscalità sempre più onerosa, fonte di malessere e di spinte eversive, che esplosero nella rivolta popolare del 1647, capeggiata da Masaniello. La rivolta fu però facilmente controllata dalla Spagna, che continuò a governare a Napoli fino al 1707.

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Il viceregno borbonico

Nel corso della guerra di successione spagnola il viceregno passò sotto la dominazione austriaca, durata dal 1707 al 1734. Gli austriaci governarono Napoli avviando alcuni tentativi di riforme antifeudali che non giunsero a compimento. Nel 1734 la politica della regina di Spagna Elisabetta Farnese, che intendeva riportare i Borbone in Italia, fu coronata da successo e il figlio Carlo assunse la sovranità regia a Napoli. Il passaggio dinastico avvenne nell'ambito della guerra di successione polacca e fu sancito dal trattato di Vienna (1734).

Nei primi anni del nuovo regno borbonico si accesero speranze di rinnovamento, alimentate dai progetti riformatori riguardanti il fisco, l'istruzione e il commercio. A partire dalla metà del XVIII secolo Napoli divenne una della prime capitali culturali d'Europa, grazie a un gruppo di intellettuali illuministi formatisi alla scuola di Antonio Genovesi, che fu titolare all'università della cattedra di economia. Dall'illuminismo meridionale (che si può compendiare nei nomi di Francesco Mario Pagano e Gaetano Filangieri) provenne un'acuta diagnosi dei mali della società meridionale, insieme con una serie di proposte di riforma dell'istruzione, del diritto e dell'economia.

Sul piano politico emerse la figura di Bernardo Tanucci, membro del Consiglio di reggenza che governò il viceregno quando Carlo divenne re di Spagna (1759) e durante la minorità del figlio, il futuro Ferdinando IV. Ministro dal 1767 al 1776, Tanucci attuò una politica antiecclesiastica culminata con la cacciata dei gesuiti e con l'incameramento dei loro beni, ma non riuscì a scalzare i più radicati centri di potere. Nulla poté opporre alla carestia che infierì a Napoli nel 1764, lasciando una scia di morti per fame e per malattia. Tanucci fu licenziato per iniziativa della fazione asburgica, rafforzatasi a Napoli dopo l'arrivo di Maria Carolina d'Austria, moglie di Ferdinando.

Negli anni della Rivoluzione francese il Regno di Napoli vide costituirsi un forte nucleo di giacobini repubblicani, molti dei quali furono colpiti dai processi del 1794. Il regime monarchico cadde il 22 gennaio 1799, dopo che l'esercito francese al comando del generale Championnet ebbe sconfitto le truppe regie occupando la capitale. Fu allora proclamata la Repubblica napoletana, presto contrastata dalla plebe e dalle bande sanfediste antirivoluzionarie, comandate dal cardinale Ruffo. Dopo una breve restaurazione borbonica, il regno fu affidato da Napoleone al fratello Giuseppe Bonaparte (1806-1808) e quindi a Gioacchino Murat (1808-1815), il quale diede inizio alla legislazione antifeudale che sarà poi proseguita nel corso del secolo.

Al termine delle guerre napoleoniche, il congresso di Vienna sancì il ritorno sul trono dei Borbone (1815) e il Regno di Napoli fu unito alla Sicilia, costituendo il Regno delle Due Sicilie (1816) che nel 1860, dopo l'annessione al Regno di Sardegna, entrò a far parte del Regno d'Italia.

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