Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Età dei Comuni, scelti dalla redazione di Encarta
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Età dei Comuni

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search

Età dei Comuni

Articolo
Multimedia
Attività bancaria medievaleAttività bancaria medievale
Struttura articolo
1

Introduzione

Età dei Comuni Fase della storia del Medioevo in Europa occidentale, durata dall'XI al XIV secolo, contrassegnata dalla ripresa della crescita delle città e del loro ruolo politico, dal lungo e sanguinoso conflitto tra poteri feudali e poteri corporativi cittadini, e dal trionfo di forme di autogoverno cittadino.

2

Origini del potere cittadino

L'età dei Comuni iniziò sul finire del X secolo grazie al consolidamento del potere imperiale da parte degli Ottoni. Esso comportò una maggiore sicurezza delle strade e dei rapporti commerciali e, soprattutto, la sottrazione delle città al dispotismo della nobiltà feudale locale grazie alla nomina imperiale di vescovi-conti che le si sostituivano. Le città, sedi di fiere e di mercati, centri di scambi vivaci, si ingrandirono e si arricchirono. Ne trassero giovamento le attività tipicamente urbane come la produzione artigianale e manifatturiera, la mercatura, l'intermediazione finanziaria e tutti gli uffici, soprattutto di carattere giuridico, a esse collegate.

A queste attività si volsero parte della vecchia aristocrazia e nuovi gruppi sociali formati da villani inurbati per sfuggire alle sopraffazioni feudali nelle campagne. A costoro diede spesso protezione e asilo il vescovo, contro la nobiltà feudale, in particolare i conti, detentori formali dall'epoca longobarda e carolingia dei poteri sulle città. I vescovi, sia che fossero a loro volta protetti dall'imperatore, sia che invece si appellassero al papa, arrivarono ad avere milizie proprie, a battere moneta, a emanare leggi e statuti.

A loro volta, i nuovi ceti urbani tesero dapprima a salvaguardare le proprie attività creando apposite associazioni di mestiere (che, a seconda dei luoghi prendevano il nome di arti, corporazioni, gilde) che si davano propri codici di comportamento, e quindi, sulla base di queste, costituirono strutture di amministrazione cittadina tendenti a governare l'insieme dell'assetto urbano, soprattutto nei rapporti con il potere feudale e con quello vescovile, di volta in volta giocando l'appoggio di questi due poteri l'uno contro l'altro. Questo tipo di sviluppo toccò soprattutto le città dell'Italia centro-settentrionale, della Francia settentrionale, dell'Inghilterra meridionale, delle Fiandre, della Germania fluviale e baltica, ma esemplare fu lo sviluppo delle città italiane, sia nella forma assunta dai Comuni che in quella delle Repubbliche marinare.

3

Lotta tra poteri e tra fazioni

L'autogoverno cittadino, che raramente o solo per brevi periodi riuscì ad affermarsi in assoluta autonomia, ebbe dapprima forma collegiale (con i consoli, modellati sulla suprema magistratura della Roma repubblicana); non vi era tuttavia chiarezza sull'estensione dei poteri comunali. La concezione feudale della sovranità, che confondeva l'investitura personale con l'autorità politica, creava una molteplicità di poteri spesso sovrapposti e facilmente contrapponibili tra loro. Ciò permise un gioco di alleanze esterne e interne alle città, che comportò quasi ovunque lo scontro tra fazioni cittadine facenti capo a famiglie rivali, alleate ciascuna a potentati estranei interessati al controllo della città: i feudatari locali, il vescovo, il re, l'imperatore, il papa.

3.1

Il conflitto tra guelfi e ghibellini

Per cercare di ovviare a queste dispute in molte città italiane le corporazioni cercarono nell'XI-XII secolo di accordarsi, delegando il potere cittadino a una personalità di città diversa, il podestà; ciò non mise tuttavia fine alle rivalità intestine e allo stesso tempo pose le città in balia delle ambizioni del nuovo venuto. Gli scontri che ne derivavano andavano poi a intrecciarsi con la lotta per le investiture tra papa e imperatore, che aveva come posta proprio il controllo ecclesiastico-feudale sulle città nella persona dei vescovi-conti. Per questo, a seconda dell'autorità alla quale si appoggiavano, le fazioni familiari cittadine prendevano nome dai due grandi partiti dei guelfi o dei ghibellini, per quanto in ugual misura interessate all'autonomia del governo comunale.

Precedente
| |
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft