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Introduzione; La competizione tra le Repubbliche marinare; Il predominio oligarchico; Il declino della Repubblica
Repubblica di Genova Organismo statale le cui origini risalgono al X secolo, al tempo in cui gli imperatori concessero prerogative giuridiche alla città di Genova, che poté erigersi in Comune, governato da un'associazione di mercanti, artigiani e nobili chiamata Compagna.
Un'intensa crescita economica, favorita dalle attività mercantili, si registrò tra l'XI e il XIII secolo, basandosi su due punti di forza: la flotta, grazie alla quale Genova creò una rete commerciale in tutto il Mediterraneo, e il controllo dell'entroterra ligure. Contemporaneamente la Repubblica di Genova dovette fronteggiare la rivalità economica e politica di Pisa, sfociata in una serie di guerre (vedi Repubbliche marinare) e conclusasi con la sconfitta pisana nella battaglia navale della Meloria (1284). Anche la competizione con la Repubblica di Venezia, sorta per il controllo del Mediterraneo orientale, si consumò in diversi scontri navali, non interrotti dalla vittoria genovese di Curzola (1298).
Sul piano interno la Repubblica di Genova visse le fasi di passaggio dal Comune alla Signoria tra ricorrenti convulsioni sociali e crisi politiche, punteggiate dallo scontro tra due famiglie preminenti, gli Spinola e i Doria, e gruppi di borghesia mercantile. La carica di doge a vita, con cui il capo della fazione popolare Simone Boccanegra (eletto nel 1356) diede soluzione all'instabilità politica della Repubblica, fu mantenuta fino al 1528. In quell'anno Andrea Doria, a capo di una fazione del patriziato locale, prese il potere con l'appoggio della Spagna: era l'atto di rifondazione della repubblica di tipo oligarchico, consolidatasi in una forma istituzionale che sarebbe durata due secoli e mezzo. Una riforma edificò su basi nobiliari il nuovo regime, secondo un assetto che imitava quello di Venezia per il sistema di controlli e di contrappesi, tendente a impedire il predominio di un solo uomo o di una sola famiglia.
Nel corso del XVI secolo i genovesi estesero la loro sfera d'azione alla ricca finanza spagnola: da Genova i prestatori di denaro, gli appaltatori di tasse, gli imprenditori del settore serico, i mercanti di grano si trasferirono nelle migliori piazze economiche della Spagna e dei territori spagnoli del Mediterraneo. Le sorti della Spagna finirono così per influenzare quelle della Repubblica al punto che nella seconda metà del XVII secolo erano evidenti i segni del declino, che si manifestava anche nell'incapacità del patriziato a esprimere un'autorevole guida politica. Intanto le fila dell'aristocrazia si stavano assottigliando per l'effetto congiunto di molteplici elementi: il trasferimento di diverse famiglie in altre capitali per ragioni finanziarie, commerciali e militari; un naturale decremento demografico, tipico di un ceto che manteneva una rigida endogamia; la chiusura verso altri gruppi sociali che rimasero esclusi dalle cariche di governo, monopolizzate da poche decine di famiglie patrizie. Il XVIII secolo palesò la crisi dell'aristocrazia genovese e con essa il declino della Repubblica, scandito dalla sollevazione degli abitanti della Corsica, che, iniziata nel 1729, si protrasse tra alterne vicende fino a che nel 1768 Genova non vendette l'isola ribelle alla Francia. Anche l'episodio della rivolta di Genova nel 1746, nel corso della guerra di successione austriaca, segnalò l'indebolimento dell'egemonia del patriziato che non fu capace di opporre resistenza agli occupanti austriaci. Rimasero lettera morta i successivi tentativi di riformare le leggi della Repubblica per adattarla a una moderna funzione di stato regionale accentrato, in cui fosse attuata la divisione di compiti politici tra aristocrazia della capitale e ceto nobiliare delle province. Tuttavia parziali innovazioni vennero sperimentate in campo economico con la legge che istituiva il porto franco per Genova (1751) e nei rapporti tra Stato e Chiesa, con provvedimenti di limitazione della manomorta ecclesiastica. L'esaurirsi della dimensione repubblicana per effetto del rigido conservatorismo patrizio apparve tuttavia un processo irrefrenabile. Nel 1797, al tempo della prima campagna di Napoleone in Italia (vedi Guerre napoleoniche), si formò la Repubblica ligure, che sancì la fine del sistema oligarchico di governo: essa venne unita all'impero napoleonico nel 1805 per poi essere annessa al Regno di Sardegna dal congresso di Vienna (1815).
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