Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Regno di Sicilia, scelti dalla redazione di Encarta Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Regno di Sicilia |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Regno di Sicilia Organismo statale la cui fondazione viene fatta risalire all’atto con cui, nel 1139, il papa Innocenzo II concesse la corona di Sicilia, come feudo della Santa Sede, a Ruggero II d’Altavilla, volendo con ciò premiarlo per avere sottratto l’isola ai musulmani.
La casa normanna degli Altavilla riaffermò in questo modo il suo potere nell’Italia meridionale, che aveva saputo unificare e governare tramite un efficiente apparato statale. Tale capacità si manifestò in una raccolta di leggi promossa da Ruggero II, che costituisce il primo esempio nell’Occidente medievale di legiferazione dopo quello dell’età carolingia (vedi Carlo Magno). I normanni in Sicilia seppero inoltre favorire la convivenza di lingue e culture differenti, derivanti dai tre ceppi, l’arabo, il greco e il latino, che sull’isola si erano radicati da tempo. Le monumentali opere costruite nella zona di Palermo, quali la cappella del Palazzo Reale, il Duomo di Cefalù e quello di Monreale, costituiscono prova della felice contemperanza di grandi tradizioni. L’ultimo re normanno di Sicilia fu Guglielmo II, i cui domini furono ereditati da Costanza d’Altavilla, nuora di Federico Barbarossa. Nel 1198 lo scettro passò alla dinastia sveva degli Hohenstaufen, che poté rivendicarlo per diritti ereditari, essendosi estinta la dinastia normanna. Nella prima metà del XIII secolo Federico II, imperatore e re di Sicilia, restaurò il potere regio nell’Italia meridionale, lasciando un segno forte nell’organizzazione generale del regno: sconfisse i baroni che si erano ribellati, abbatté i loro castelli e ridusse le autonomie dei comuni. La dinastia tedesca perse i domini meridionali per opera di Carlo I, della famiglia francese degli Angiò, il quale sconfisse Manfredi di Svevia nel 1266 nella battaglia di Benevento. Il dominio angioino fu avversato dal popolo per il suo fiscalismo, causa dell’insurrezione detta dei Vespri siciliani (1282) che portò alla cacciata dei francesi e all’offerta della corona agli Aragonesi. Il conflitto tra Angioini e Aragonesi, momentaneamente composto dalla pace di Caltabellotta (1302), che attribuì la Sicilia a Federico II d’Aragona (nominato re di Trinacria), si acuì nei decenni successivi, intersecandosi con lotte civili tra famiglie della nobiltà isolana.
Nel periodo aragonese il Regno di Sicilia conobbe un generale riordinamento dello stato e delle leggi di segno antifeudale; fu consolidata la principale istituzione, il Parlamento di Palermo, di origine normanna, che divenne un’assemblea di ceti (nobiltà, clero e terzo stato urbano) con poteri deliberanti in materia fiscale e militare. L’unione con il Regno di Napoli, decisa da Ferdinando il Cattolico all’inizio del XVI secolo, e l’unione di entrambi alla Corona di Spagna non fece cadere né il titolo di Regno di Sicilia né la storica indipendenza dell’isola, garantita dai viceré spagnoli. Nel XVII secolo scoppiarono moti e rivolte popolari sia in opposizione al governo spagnolo sia come reazione contro la situazione di crisi economica dell’isola, penalizzata dal predominio della monocoltura cerealicola condotta nei grandi latifondi di proprietà aristocratica. L’episodio finale fu la rivolta di Messina del 1674, anno in cui la città insorta si mise sotto la protezione di Luigi XIV: la pace con la Spagna (1678) riportò la città ribelle sotto il controllo spagnolo.
Al termine della guerra di successione spagnola (1714), in base alla pace di Utrecht il Regno di Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia, il quale intensificò la politica tendente a ridurre i diritti pontifici sull’isola. Nel 1720 il regno fu assegnato all’Austria che lo governò fino al 1734, anno in cui il figlio del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, Carlo di Borbone, lo conquistò insieme con il Regno di Napoli. Durante il dominio borbonico l’isola, governata da viceré, fu coinvolta in un originale tentativo di diminuire il potere dei baroni e della Chiesa, operato sulla base degli ideali illuministici da Domenico Caracciolo, viceré dal 1781 al 1785. Egli abolì il Tribunale dell’Inquisizione, alienò il patrimonio dei gesuiti e decretò la libertà di lavoro dei contadini per emanciparli dalla dipendenza semifeudale in cui vivevano. Poco o nulla riuscì a ottenere quando volle sottoporre i baroni latifondisti alle leggi dello stato e a una tassazione di stampo moderno: infatti il progetto di introdurre il catasto nell’isola naufragò rapidamente. Dopo il periodo napoleonico, durante il quale il Regno di Sicilia divenne rifugio per i sovrani borbonici, protetti dalla Marina britannica, il regno perse la sua indipendenza confluendo nel 1816 nel Regno delle Due Sicilie, con capitale Napoli.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |