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IRI

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IRI o Istituto per la ricostruzione industriale Ente pubblico italiano fondato il 23 gennaio 1933. L’IRI nacque, nella difficile situazione economica innescata dal crollo della borsa di Wall Street del 1929 (Vedi anche Grande depressione), con il compito di provvedere al salvataggio di alcune importanti banche (Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano, Banco di Roma) e imprese industriali messe in difficoltà dalla crisi. Affidato a tecnici di grande valore (tra i quali Alberto Beneduce, che ne fu il primo presidente), l’IRI diventò a partire dal 1937 il principale strumento della politica industriale italiana, governando con il meccanismo delle partecipazioni statali lo sviluppo del paese per più di mezzo secolo.

Per realizzare il suo programma l’IRI creò una serie di holding per i singoli settori di attività: la STET per la telefonia (1933); la Finmare per le attività armatoriali (1936); la Finsider per la siderurgia (1937); la Finmeccanica per la meccanica e la cantieristica (1948); la Finelettrica per la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica (1952), le cui aziende vennero affidate all’ENEL in seguito alla nazionalizzazione del settore nel 1962; la Fincantieri per le costruzioni navali (1959).

Con l’IRI si affermò in Italia una forma di capitalismo misto, caratterizzato da una forte presenza dello stato nell’economia. Negli anni Cinquanta l’ente ebbe un ruolo fondamentale anche nello sviluppo della rete autostradale con la Società Autostrade, dei trasporti aerei con l’Alitalia, delle comunicazioni con la RAI, delle costruzioni con la Cementir. Con l’ENI, fondata nel 1953, estese il suo intervento al settore chimico e a quello degli idrocarburi.

Nel 1956, con la creazione del ministero delle Partecipazioni statali, l’IRI passò sotto un controllo più diretto del governo, che la pose al centro della sua politica sociale, oltre che economica. L’intervento dell’IRI fu così rivolto a perseguire un riequilibrio tra le varie aree del paese e a favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, dove vennero costruite importanti industrie (tra cui gli impianti siderurgici di Taranto e di Bagnoli e lo stabilimento automobilistico dell’Alfa Romeo di Pomigliano).

Prima impresa italiana e tra le maggiori al mondo, l’IRI vide ridursi la sua incisività negli anni Settanta, in seguito alla crisi del petrolio e al consolidarsi dell’intreccio tra affari e politica. Negli anni Ottanta, a iniziare dal settore chimico e automobilistico, venne avviata la privatizzazione delle imprese dell’ente; nel successivo decennio la gran parte del suo patrimonio passò in mano privata, favorendo il risanamento delle finanze pubbliche e lo sviluppo del mercato finanziario.

Il 28 giugno del 2000, al fine di adeguare il sistema economico italiano alle norme europee, che limitano la presenza dello stato nelle attività industriali, l’IRI venne posta infine in liquidazione.

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