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Riforma Gentile

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Giovanni GentileGiovanni Gentile

Riforma Gentile Legge di riforma della scuola italiana, varata nel 1923 da Giovanni Gentile. Il testo della legge conservava molti dei tratti essenziali delle precedenti leggi di riforma della scuola, in particolare la legge Casati (1859).

Elementi essenziali di questa riforma furono la libertà di insegnamento e l'esame di stato. La libertà di insegnamento consentiva il libero sviluppo dell'iniziativa scolastica e, quindi, concedeva alla scuola privata condizioni di parità rispetto a quella pubblica; d'altro canto, con l'esame di stato, lo stato si garantiva un reale controllo sulla qualità dell'insegnamento. In questo modo, la riforma cominciò a gettare le basi dei rapporti tra stato e scuole private, che in parte furono formalizzati nel Concordato tra stato e Chiesa cattolica nel 1929.

La riforma rinnovò inoltre radicalmente l'insegnamento di ogni ordine e grado di scuola. Tra i punti più importanti della legge si ricordano: il collocamento della scuola materna alle dipendenze del ministero della Pubblica istruzione (ferma restando la possibilità dei privati di curarne l'organizzazione) e l'istituzione di un apposito programma, in quanto grado preparatorio alla scuola elementare; l'innalzamento dell'obbligo scolastico al corso triennale di avviamento professionale (vedi istruzione obbligatoria); la riorganizzazione della scuola superiore e la creazione del liceo scientifico e dell'istituto magistrale, scuole equiparate al liceo classico; l'indirizzo più specificamente professionale conferito ai programmi degli istituti tecnici. Ebbe, invece, scarsa influenza sull'istruzione universitaria.

I programmi scolastici previsti dalla riforma Gentile, pur fortemente influenzati dalla cultura dell'epoca, grazie ad alcuni aspetti fortemente innovativi della legge stessa sono rimasti per molti anni invariati. Una nuova riforma dell'ordinamento scolastico è oggi all'esame degli organismi competenti.

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