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Università degli Studi di Pavia

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Università di PaviaUniversità di Pavia

Università degli Studi di Pavia Istituto per l’istruzione superiore con sede a Pavia. È una delle università più antiche del mondo.

L’ateneo venne fondato nel 1361 su iniziativa di Galeazzo II Visconti e riconosciuto con diploma di Carlo IV, imperatore del Sacro romano impero. Si distinse soprattutto per lo studio del diritto, che aveva una lunga tradizione nella città: fin dall’825 l’imperatore Lotario, con il Capitolare olonese, aveva infatti riconosciuto una scuola giuridica, da cui uscivano giudici e notai, che divenne celebre nell’XI secolo come centro di studio del diritto longobardo (importante è la raccolta di leggi detta Liber papiensis) e che ebbe tra i maggiori esponenti Gualcoso o Walcauso.

Dopo un avvio faticoso, caratterizzato dalla presenza di pochi studenti e dall’attivazione di poche cattedre, lo studio (studium), strutturato nelle facoltà di diritto e di arti, ebbe vita prospera. Le bolle pontificie del 1389, con cui si sanciva la protezione della Chiesa, accordarono una serie di privilegi all’ateneo, che giovarono al suo sviluppo. Alla fine del secolo, con l’aumento del numero delle cattedre, fu stabilito un ordinamento definitivo. Dopo il temporaneo trasferimento a Piacenza, nel 1398, l’università ebbe celebri maestri, come il giurista Baldo degli Ubaldi, che innovò profondamente lo studio del diritto. Il periodo di maggiore splendore dell’ateneo, che attirava studenti oltramontani, fu il Quattrocento, quando docenti quali Gasparino Barzizza (1359-1431) e Lorenzo Valla diedero un importante contributo allo sviluppo dell’umanesimo e docenti come Nicola Cusano a quello della medicina e della matematica.

Agli inizi del Cinquecento, malgrado le continue guerre in Lombardia tra Francia e Spagna, l’ateneo conobbe un certo sviluppo e vide, tra i maestri, Andrea Alciato, il maggiore giurista del Rinascimento, che rinnovò profondamente lo studio del diritto attraverso un nuovo approccio filologico agli antichi testi. Con l’avvio della dominazione spagnola, sancita dalla pace di Cateau-Cambrésis (1559), lo studio iniziò a vivere una fase di profonda crisi, che sarebbe continuata fino a metà Settecento, caratterizzata da un calo della presenza studentesca e dalla provincializzazione del corpo docente. A ciò contribuì la concorrenza di altre università italiane ed europee e quella dei collegi ecclesiastici, fondati nel periodo della Controriforma per assicurare alla Chiesa il controllo dell’educazione. Celebri furono il collegio istituito nel 1564 dal cardinale Borromeo, tra i principali artefici del concilio di Trento, e quello fondato nel 1567 da Antonio Michele Ghislieri, papa con il nome di Pio V. Negli anni Quaranta del Settecento, durante la dominazione austriaca, avviata alla fine della guerra di successione spagnola, con i trattati di Utrecht e Rastatt (1713-14) i tentativi di ammodernamento si ridussero all’istituzione di alcune cattedre scientifiche.

Il problema di una riforma complessiva fu affrontato quando il Senato milanese presentò all’imperatrice Maria Teresa, che ne aveva fatta richiesta, un piano per il riordinamento dell’università (1757). L’impegno finanziario richiesto suscitò resistenze da parte del governo viennese, che affidò a una propria commissione l’incarico di stendere un piano di riforma. Tale piano, approvato nel 1767, ridefiniva la struttura amministrativa dell’università e prevedeva l’attivazione di nuove cattedre tecnico-scientifiche e un grande rinnovamento riguardo ai contenuti e ai metodi didattici, rispondendo in parte alle sollecitazioni provenienti dal pensiero illuministico lombardo. Il prestigio dell’ateneo pavese fu risollevato, anche grazie alla presenza di scienziati di fama internazionale, come Alessandro Volta, insegnante di fisica sperimentale, Lazzaro Spallanzani, fondatore del Museo di storia naturale, e Antonio Scarpa (1752-1832), che fece della scuola anatomica pavese una delle prime in Europa.

Riguardo agli studi teologici, l’ateneo si distinse per la divulgazione del pensiero giansenista, in particolare attraverso le lezioni di Pietro Tamburini (1737-1827) e di Giuseppe Zola (1739-1806). Chiusa dal governo austriaco all’arrivo delle armate francesi, nel 1796, e nuovamente chiusa all’arrivo dell’esercito austro-russo, nel 1799, l’università fu riaperta dopo la vittoria napoleonica di Marengo (giugno 1800) e riconosciuta come università del Regno d’Italia, in cui insegnarono i poeti Vincenzo Monti e Ugo Foscolo. Dopo la Restaurazione, trovò la sua sede definitiva in un palazzo neoclassico, la cui costruzione, iniziata per volere di Giuseppe II su disegno di Leopoldo Pollack, fu terminata nel 1821. Tra gli insegnanti più celebri dell’Ottocento si ricorda lo scienziato Camillo Golgi.

Nel 1923, con la riforma di Giovanni Gentile, l’ateneo fu riorganizzato. Finanziata dallo Stato, l’università comprende oggi le facoltà di economia, farmacia, giurisprudenza, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, musicologia (che ha sede a Cremona), scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze politiche. L’università propone anche corsi di specializzazione postlaurea, tra cui si distinguono quella in ortognatodonzia e psicologia del ciclo di vita.

L’università, a cui è annessa una ricca biblioteca (istituita per ordine di Maria Teresa) che possiede libri, manoscritti e incunaboli, è collegata a una serie di collegi universitari, fra i quali alcuni privati come gli storici Ghislieri e Borromeo e molti altri pubblici, che ospitano studenti che vi accedono per concorso.

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