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Università di Pisa

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Università di Pisa Istituto per l’istruzione superiore con sede a Pisa.

L’università fu fondata di fatto nel 1338 dal conte Fazio di Donoratico della Gherardesca, signore di Pisa, in una fase particolarmente propizia per la crisi in cui versava il più importante studium italiano del tempo, quello bolognese, e per la relativa tranquillità interna ed esterna di cui godeva la città.

Il conte della Gherardesca articolò l’ateneo nelle due facoltà di diritto e di arti e arruolò docenti di notevole livello, soprattutto nel campo del diritto, tra i quali il famoso giurista forlivese Raniero Arsendi (morto nel 1358), che insegnò dal 1338 al 1344, e Bartolo da Sassoferrato, uno dei più grandi giuristi del Trecento, che insegnò diritto civile dal 1339.

Lo studio venne riconosciuto, durante la signoria del conte Ranieri, con la bolla In supreme dignitatis (3 settembre 1343) di Clemente VI, papa dal 1342 al 1352, che lo trasformò in “studio generale”, concedendogli ampi privilegi, nell’ambito di una politica volta a favorire lo sviluppo delle università ponendole sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica. I primi anni del nuovo studio generale furono particolarmente tormentati per la congiuntura politica ed economica in cui venne a trovarsi la città di Pisa.

Verso il 1355 si assisté a un tentativo di rilancio dell’ateneo, che vide tra i maestri il giurista Baldo degli Ubaldi e il grammatico Francesco da Buti (tra il 1324 e il 1330-1404), in seguito celebre commentatore della Commedia di Dante. Dopo la quasi chiusura, nel 1359, a causa di motivi finanziari, seguirono tentativi di ripresa nel 1364, in concomitanza con gli inizi del dogato di Giovanni dell’Agnello, e nel 1369-1375, con l’avvio della signoria di Pietro Gambacorta, ma gli ultimi anni dell’indipendenza pisana furono caratterizzati comunque da gravissime difficoltà.

Durante la dominazione fiorentina (1406-1543), la decadenza dello studio continuò, malgrado la scelta di concentrare gli sforzi finanziari sull’ateneo pisano, piuttosto che su quello fiorentino, anch’esso in piena crisi. Dopo alterne vicende politiche che videro successivi trasferimenti della sede a Pistoia (1477-1480) e a Prato (1482, 1486, 1495), lo studio pisano riaprì nel 1512 con il rientro dei Medici a Firenze, seguendo la storia della dinastia.

La riapertura dello studio, il 1° novembre 1543, per iniziativa di Cosimo I de’ Medici, al governo dal 1537 al 1574, fu considerata alla stregua di una seconda fondazione: con il nuovo statuto del 1545, elaborato dal celebre giurista e primo segretario ducale Lelio Torelli (1489-1576), Cosimo riuscì infatti a migliorare la qualità della didattica universitaria, richiamando studenti e insegnanti italiani e stranieri e facendo dell’ateneo pisano uno dei più importanti d’Europa. Furono istituite nuove cattedre, potenziando gli studi giuridici e teologici, e furono chiamati a insegnare, tra gli altri, il giurista Francesco Accolti, detto l’Aretino (1416 o 1417-1488), e il matematico e fisico Guido Grandi (1671-1742). Nel 1610 Galileo Galilei fu nominato “primario matematico” dello studio pisano, senza obbligo di tenere lezioni. Durante l’età medicea lo studio assunse sempre più le caratteristiche di un’università di stato, per il controllo che il Granducato esercitava sulla cultura.

A fine Seicento la vivacità intellettuale venne meno, tenuto conto dei nuovi indirizzi filosofico-scientifici che si stavano affermando fuori dell’università. L’ateneo era disertato sia dagli studenti, che preferivano rivolgersi a insegnanti privati, sia dagli insegnanti, che riducevano il proprio impegno didattico. La lunga fase di crisi fu superata negli anni Trenta del Settecento, grazie all’azione di Gaspare Cerati (1690-1769), un oratoriano sensibile alle esigenze di rinnovamento culturale, che venne nominato provveditore allo studio nel 1733. Durante la sua carica, l’università fu modernizzata nelle strutture amministrative, nei programmi didattici e nelle attrezzature: venne riordinato il museo di storia naturale e creata la biblioteca universitaria e furono costruiti una specola e un laboratorio di chimica e istituite nuove cattedre di chimica, astronomia, diritto naturale e delle genti.

L’azione riformatrice fu proseguita da Pietro Leopoldo, granduca di Toscana dal 1765 al 1790, che finanziò la notevole riorganizzazione dell’insegnamento con i beni della Compagnia di Gesù, soppressa nel 1773. Tornata ai Lorena dopo la parentesi napoleonica e annessa con la Toscana al Regno d’Italia (1860), Pisa mantenne un’alta tradizione di studi universitari, fino alla riforma attuata, nel 1923, da Giovanni Gentile.

Finanziata dallo stato, l’università comprende oggi le facoltà di agraria, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze politiche. Tra i corsi di specializzazione postlaurea si segnalano quelli in biotecnologie vegetali e in scienza e tecnica delle piante officinali.

In stretta connessione con l’università, opera la Scuola Normale Superiore di Pisa, collegio universitario fondato nel 1810 con sede a Palazzo dei Cavalieri.

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