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Lavoro subordinato e autonomo In diritto, per lavoro subordinato si indica una prestazione lavorativa regolata da un contratto in forza del quale una persona, il lavoratore, si obbliga a lavorare a favore di un'altra persona, il datore di lavoro, in cambio di una retribuzione, cioè di un compenso in denaro; datore di lavoro è infatti chi ha bisogno del lavoro di altri e può offrire una retribuzione per ottenerlo. Si parla invece di lavoro autonomo quando qualcuno si impegna in cambio di un compenso a compiere un'opera o un servizio, organizzando da solo il proprio lavoro.
I diritti e i doveri del lavoratore sono disciplinati dal contratto (tra lavoratore e datore di lavoro) che definisce il salario e le ferie spettanti al lavoratore, la retribuzione in caso di malattia, le disposizioni per la pensione e l'orario di lavoro. Nella conclusione del contratto devono essere rispettate le norme di legge (codice civile e statuto dei lavoratori) che stabiliscono i diritti fondamentali dei lavoratori e gli accordi collettivi conclusi tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro (ad esempio in Italia la Confindustria). Gli accordi collettivi servono a tutelare da un lato i salari e le condizioni di lavoro dei dipendenti e dall'altro a garantire ai datori di lavoro una continuità di produzione.
Nel lavoro autonomo non c'è alcuna subordinazione del lavoratore nei confronti di chi ha commissionato l'opera: è autonomo ad esempio il lavoro compiuto dal meccanico che ripara un'automobile. Sono lavori autonomi anche le libere professioni, come quella del medico, dell'avvocato e dell'ingegnere. Il compenso del libero professionista è legato all'aspettativa relativa al risultato finale.
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