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Introduzione; Sviluppo del sistema tributario; Definizione dell’imposta; Equità ed efficienza dell’imposizione fiscale; Imposizione fiscale e politica economica; Il sistema tributario italiano
Sistema tributario Insieme delle norme e degli strumenti atti a disciplinare il pagamento dei tributi previsti dalla legge a favore di uno stato o di un ente pubblico. L’imposizione fiscale, oltre a garantire i mezzi economici per finanziare la spesa dell’amministrazione pubblica, è lo strumento di cui si serve lo stato per reperire i fondi utili a promuovere lo sviluppo e assicurare un’equa distribuzione del reddito tra i cittadini.
Nel Medioevo le imposte non venivano pagate abitualmente in denaro, ma venivano corrisposte in natura: prodotti della terra o prestazioni gratuite di lavoro (le cosiddette corvè). Una delle imposte più importanti era la “decima”, ossia il versamento della decima parte del raccolto, del bestiame o del ricavato di un’attività estrattiva o molitoria. Nei secoli successivi, lo sviluppo della produzione agricola e dei commerci portò all'introduzione di imposte in denaro su queste attività economiche. L'evoluzione dell'imposizione fiscale nei paesi europei del XVII secolo fu fortemente influenzata dal diffondersi delle idee mercantiliste, che portarono a stabilire imposte sotto forma di dazi e dogane. Alla fine del XVIII secolo in Francia l’imposizione fiscale gravava esclusivamente sul popolo, in quanto i nobili e il clero erano esenti da imposte: questo fu uno dei fattori che contribuì allo scoppio della Rivoluzione francese. Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX si sviluppò in diversi paesi europei un più equo e completo sistema di imposizione fiscale. In Inghilterra, ad esempio, accanto all’imposta sul grano, la cui importanza economica andò progressivamente diminuendo, vennero istituite imposte sui salari, sui profitti e sulle rendite. In Italia un primo sistema tributario coordinato si ebbe solo dopo l’unificazione del paese. Nel corso degli ultimi due secoli l'industria divenne in Europa la principale fonte di ricchezza e conseguentemente vennero soggetti a imposizione fiscale i salari dei lavoratori e i profitti degli industriali; a partire dalla seconda metà del XX secolo diversi paesi europei istituirono imposte sui patrimoni finanziari.
I moderni sistemi tributari si basano su norme atte a identificare il presupposto dell'imposta, cioè la situazione che origina l'obbligo di pagare l'imposta: la titolarità di un reddito o di un patrimonio, la produzione o il consumo di un bene e così via. La “base imponibile”, cioè la traduzione in termini monetari del presupposto dell'imposta, consiste nell'ammontare del reddito, nel valore del patrimonio o nel prezzo ottenuto o pagato per un bene prodotto o consumato. La base imponibile indica la capacità contributiva del soggetto; per alcune imposte essa è dichiarata dal contribuente, per altre vi provvede lo stato attraverso un accertamento. Il contribuente può essere un singolo individuo, una famiglia o un'impresa. Sulla somma che costituisce la base imponibile si applica l'aliquota di imposta, che è espressa in percentuale; se questa percentuale è fissa, cioè uguale per ogni livello della base imponibile, l'imposta è “proporzionale”; se invece l'aliquota aumenta all'aumentare della base imponibile l'imposta è “progressiva”; se infine essa diminuisce all'aumentare della base imponibile l'imposta si dice “regressiva”. Il prodotto tra la base imponibile e l'aliquota di imposta determina il debito d'imposta, da cui possono però essere operate delle detrazioni (ad esempio le spese sanitarie). La somma di denaro raccolta dallo stato tramite le imposte viene chiamata “gettito d’imposta”; esso è pari alla somma delle imposte di tutti i contribuenti solo se il sistema funziona perfettamente e se non c'è evasione fiscale.
I principi della moderna imposizione fiscale tendono all'efficienza e all'equità del sistema; tuttavia non è facile conseguire entrambi questi obiettivi. Adam Smith identificò quattro principi, o massime, dell'imposizione fiscale, su cui si è basata l'evoluzione dei moderni sistemi tributari: 1) i contribuenti devono partecipare al finanziamento dello stato proporzionalmente alla loro capacità (principio della proporzionalità); 2) l'imposta che ogni contribuente è tenuto a pagare deve essere chiaramente determinata e le sue modalità di pagamento devono essere semplici (principio della certezza e della chiarezza); 3) l’imposta deve essere riscossa nel tempo e nel modo più favorevoli per il contribuente (principio della comodità); 4) la riscossione deve essere efficiente per evitare impieghi improduttivi delle imposte raccolte (principio di efficienza o non distorsività). I principi smithiani più discussi sono il primo e il quarto. Il principio della proporzionalità rispetta sia il principio dell'equità verticale, in quanto all'aumentare della base imponibile aumenta il debito d'imposta, sia il principio di equità orizzontale, in quanto a parità di base imponibile il debito d'imposta è il medesimo. Secondo alcuni, però, i principi di equità verticale e orizzontale non sono sufficienti: lo stato dovrebbe fare in modo che all'aumento della base imponibile il debito di imposta aumenti abbastanza da ottenere in proporzione più dai ricchi che dai poveri, il che è possibile solo attraverso un'imposizione progressiva. L'imposizione progressiva è uno strumento che può essere utilizzato per la redistribuzione dei redditi e quindi per la riduzione delle diseguaglianze fra i contribuenti. D'altronde, è dimostrato che l'imposizione progressiva è spesso inefficiente perché crea gravi distorsioni al funzionamento delle economie di mercato. In particolare, l'imposizione fortemente progressiva può scoraggiare la produzione e gli investimenti, anche se non è chiaro in che misura ciò avvenga. Il secondo e il terzo principio smithiano sono condivisi da tutti in teoria, ma sono anche largamente inapplicati in molti paesi, Italia compresa.
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