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Funi, Achille

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Funi: La terraFuni: La terra

Funi, Achille Nome con cui è noto Virgilio Socrate Funi (Ferrara 1890 - Appiano Gentile, Como 1972), pittore italiano.

Dopo aver frequentato a Milano l'Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, si avvicinò al gruppo dei futuristi che gravitava attorno a Carlo Carrà. Con Leonardo Dudreville e Antonio Sant'Elia fondò nel 1914 il movimento Nuove Tendenze, presentato al pubblico lo stesso anno in una mostra che riscosse una certa eco.

Partecipò alla prima guerra mondiale come volontario e nel 1919 fu figura fondamentale nell’organizzazione dei Fasci di combattimento a Milano. Conobbe quindi Arturo Martini e prese a frequentare il salotto di Margherita Sarfatti. Nel 1920 espose con Mario Sironi, Arturo Martini e altri alla galleria Geri-Boralevi di Venezia, aderendo al cosiddetto gruppo dei dissidenti di Ca’ Pesaro. Nel 1922 fu uno dei fondatori del gruppo di Novecento; la Sarfatti lo favorì facendolo entrare nel comitato direttivo del gruppo, nella prima mostra del 1926 e poi in quelle successive.

Dopo la XIV Biennale di Venezia l’arte di Funi prese le distanze dai presupposti teorici e stilistici del futurismo, operando un recupero del classicismo e del neoclassicismo (esemplare è il dipinto La Terra, 1921, ispirato alla Lavinia di Tiziano). Insieme a Pietro Marussig diede vita a una Scuola d’arte in via Vivaio 10 a Milano, in cui tentò di riproporre le tecniche artistiche delle botteghe quattrocentesche e rinascimentali e, insieme, l’approccio formale di Leonardo, Foppa, Bronzino. Risale al 1927 la mostra “15 artisti del Novecento italiano” alla galleria Scopinich di Milano.

Famose sono le decorazioni murali eseguite negli anni Trenta, alle quali il Manifesto della pittura murale di Mario Sironi (sottoscritto insieme a Massimo Campigli e Carrà) diede inquadramento teorico nel 1933. Funi accompagnò il costante richiamo mitologico nei soggetti allo studio diretto degli affreschi di Pompei (vedi Stili pompeiani), sortendo effetti di eloquente monumentalità. Significativi prove di questo corso stilistico sono le decorazioni murali delle sale della Guerra e della Vittoria alla “Mostra della Rivoluzione Fascista” di Roma (1932), i cicli per la Triennale di Monza (1930) e di Milano (dove dipinse i Giochi atletici italiani, 1933, oggi perduti); le decorazioni per il Palazzo Comunale di Ferrara (ispirate all’Orlando Furioso dell’Ariosto, 1934), per la chiesa di San Francesco a Tripoli (per intervento di Italo Balbo, 1936-1939) e per il Palazzo di Giustizia di Milano (tra cui il Mosè, 1938). La memoria dell’antico caratterizza infine, sempre nel capoluogo lombardo, gli affreschi per la Cassa di Risparmio (1940) e quelli per il Teatro Manzoni (La commedia antica, 1946).

Nel 1939 Funi ottenne la cattedra di affresco, istituita ad hoc all’Accademia di Brera, e da allora si dedicò prevalentemente all’insegnamento, formando intere generazioni di artisti: da Ennio Morlotti e Gianni Dova ad Alik Cavaliere, da Valerio Adami all’esponente dell’Op-Art Gianni Colombo. Dal 1945 insegnò all’Accademia Carrara di Bergamo.

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