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Sassu, Aligi

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Sassu, Aligi (Milano 1912 – Pollença, Maiorca 2000), pittore italiano. Apprendista in uno stabilimento tipografico, seguì lezioni serali all’Accademia di Brera, avvicinandosi nel contempo ai futuristi; nel 1927 espose alla prima mostra del gruppo marinettiano. In breve tempo entrò in contatto con alcune delle più importanti personalità del mondo artistico e letterario italiano, come Edoardo Persico, Ottone Rosai, Lucio Fontana, Vittorio Sereni, Giacomo Manzù, Elio Vittorini, Carlo Levi.

Trasferitosi per qualche tempo a Parigi, studiò appassionatamente i grandi pittori dell’Ottocento francese, da Delacroix agli impressionisti a Van Gogh. Risalgono a quegli anni gli Uomini rossi (1929-1934), cinquecento quadri e disegni raffiguranti eroi e cavalieri, e la celebre Fucilazione delle Asturie (1935, collezione Medina, Milano), considerata uno dei primi dipinti della resistenza europea. Rientrò quindi a Milano, dove strinse un fecondo rapporto di amicizia e scambio artistico con Renato Guttuso e Raffaele De Grada, con i quali nel 1938 aderì a Corrente.

Lo stile maturo di Sassu si caratterizza per le tinte vivaci, incentrate perlopiù sulle tonalità del rosso; mentre tra i soggetti si impongono i cavalli, i caffè e, durante la guerra, crocifissioni e immagini riferite a grandi eventi politici (I martiri di piazzale Loreto, 1944, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma). Temi sociali ricorrono anche nella produzione degli anni Cinquanta, in parte ispirata a un soggiorno in Sardegna, terra d’origine (il padre di Aligi Sassu, Antonio, era stato tra i fondatori del movimento socialista a Sassari): molto efficaci sono le scene di lavoro nelle miniere e nelle tonnare.

Affascinato dalla cultura spagnola, negli ultimi vent’anni della sua vita Sassu trascorse lunghi periodi a Maiorca, nelle Baleari, dove si trasferì definitivamente nel 1996. Artista versatile, affiancò alla pittura anche la scultura e la decorazione murale (a ceramica e a mosaico), cimentandosi pure in imprese di grafica e illustrazione libraria, tra cui spiccano le tavole per i Promessi sposi (1983) e la Divina commedia (1986).

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