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Risultati di Windows Live® Search Partito nazionale fascista Organizzazione politica fondata a Roma il 7 novembre 1921 da Benito Mussolini, allo scopo di consolidare in una struttura di partito i Fasci italiani di combattimento, sorti nel 1919. La sua nascita registrò una svolta nella linea politica dei fascisti, che abbandonarono le precedenti posizioni movimentiste non prive di accenti anticapitalistici, per focalizzare l’attenzione sulla difesa dello stato, sulla contrapposizione totale ai socialisti e sull’antiparlamentarismo. Nel 1923 si fuse con il Partito nazionalista, che contribuì a fornire al fascismo una più coerente elaborazione ideologica, incentrata sull’idea di una comunità nazionale capace di proiettarsi all’esterno. Con l’imposizione della dittatura il Partito nazionale fascista (PNF) fu l’unico partito autorizzato in Italia. Mussolini esercitò un ferreo controllo sul PNF, trasformandolo in uno strumento inteso a garantire la capillare presenza fascista a tutti i livelli istituzionali. Al Gran consiglio del fascismo, già istituito nel 1922, era affidato il compito di fungere da trait d’union fra governo e partito e di effettuare la scelta dei dirigenti. Con lo statuto del 1926 venne ratificato il ruolo supremo di Mussolini, rafforzato nel successivo statuto del 1929: da lui dipendeva la scelta del segretario. Tra i quindici segretari che diressero il PNF furono due a contare maggiormente: Augusto Turati (1926-1930), responsabile dell’epurazione di coloro che erano su posizioni critiche nei confronti di Mussolini, e Achille Starace (1931-1939), ligio esecutore delle campagne propagandistiche del regime. Al PNF facevano capo gran parte delle associazioni giovanili, studentesche, ricreative, culturali, nonché molti enti parastatali. Fino al 1932 il partito fu considerato una scuola di quadri da cui il regime selezionava la sua classe dirigente; dopo quella data si trasformò in un’associazione di massa che arrivò ad annoverare oltre 2,5 milioni di aderenti per effetto dell’iscrizione, considerata pressoché obbligatoria, dei dipendenti pubblici. Il PNF fu sciolto dal governo presieduto da Pietro Badoglio il 27 luglio 1943, all’indomani della caduta del regime fascista.
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