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Partito popolare italiano

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Luigi SturzoLuigi Sturzo
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1

Introduzione

Partito popolare italiano o PPI Nome di due formazioni politiche italiane di ispirazione cattolica.

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Partito popolare: 1919-1926

Il Partito popolare fu fondato nel 1919 da Luigi Sturzo dopo che il Non expedit proclamato nel 1874 da papa Pio IX era stato attenuato da Pio X e poi parzialmente abrogato con il patto Gentiloni. Fu soprattutto il nuovo clima politico uscito dalla prima guerra mondiale a far giudicare maturi i tempi per la nascita di un vero e proprio partito dei cattolici italiani: non solo erano spariti ormai gli antichi contrasti sul potere temporale, ma l’ascesa di Benedetto XV aveva anche favorito una sempre maggiore autonomia dei cattolici nella vita politica e sociale dello Stato.

Dopo un lavoro di preparazione durato pochi mesi, al quale presero parte alcuni dei maggiori esponenti del mondo cattolico, nel gennaio 1919 Sturzo annunciò la nascita del nuovo partito, che si presentava come aconfessionale e il cui programma prevedeva: la difesa della famiglia e della libertà d’insegnamento, la richiesta di autonomia per gli enti locali, la riforma tributaria, la riforma agraria e la riforma elettorale in senso proporzionale con estensione del voto alle donne. Nonostante le critiche, rivolte sia da liberali e socialisti sia da alcuni ambienti cattolici, il Partito popolare fu accolto subito con entusiasmo e raccolse l’appoggio di gran parte delle organizzazioni cattoliche. Alle elezioni politiche svoltesi nel novembre dello stesso anno, il PPI conquistò ben 100 seggi, arrivando secondo solo al Partito socialista e dimostrando la sua influenza sia sulla borghesia sia sul movimento sindacale cattolico. Nel 1922 alcuni suoi esponenti – che vedevano di buon grado la posizione anticomunista di Benito Mussolini – ne appoggiarono il primo governo. Nel 1923, in occasione del terzo congresso, Sturzo riuscì a far prevalere una linea antifascista; inimicatasi in questo modo la gerarchia ecclesiastica, che intendeva salvaguardare i rapporti con il governo fascista, Sturzo si dimise nello stesso anno e fu sostituito prima da un triumvirato e poi da Alcide De Gasperi.

Uscito sensibilmente indebolito dalle elezioni del 1924 (svolte secondo un nuovo sistema voluto dai fascisti, che assegnava al primo partito, e quindi a loro, la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento), dopo aver aderito alla “secessione dell’Aventino” in seguito all’assassinio di Giacomo Matteotti, il Partito popolare fu sciolto, insieme con gli altri partiti, con le leggi speciali del 1926 (vedi Italia: Storia, Il regime totalitario).

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Partito popolare: 1994-2000

La seconda formazione venne costituita nel 1994 da una delle componenti in cui si frantumò la Democrazia Cristiana dopo gli insuccessi elettorali registrati nel 1992 e nel 1993, dovuti soprattutto al coinvolgimento di diversi suoi esponenti in inchieste giudiziarie per fatti di corruzione. Il nome richiamava la tradizione democratica e antifascista del partito di don Luigi Sturzo. Un gruppo di esponenti della destra democristiana, che non volle confluire nel nuovo partito, diede vita al Centro cristiano democratico.

Dopo una buona affermazione nelle elezioni del 1994 (alle quali partecipò con la coalizione “Patto per l’Italia” costituita con il movimento di Mario Segni), nel 1995 subì un’altra scissione che diede vita al partito dei Cristiani democratici uniti, contrario a un’alleanza con la sinistra.

Nelle successive elezioni anticipate del 1996 partecipò alla vincente coalizione dell’Ulivo guidata da Romano Prodi, ricavando tuttavia per sé un insoddisfacente risultato. Dalla sua partecipazione al governo presieduto da Massimo D’Alema (succeduto a Prodi in seguito a una difficile crisi della coalizione), il Partito popolare, a causa di forti tensioni interne e del frastagliamento dell’area di centro della coalizione, subì un continuo calo di consensi. Nel 1999, nel tentativo di rilanciarne l’azione e il ruolo nella coalizione di centrosinistra, Pierluigi Castagnetti subentrò alla guida del partito a Franco Marini.

Parte del nuovo governo di Giuliano Amato dall’aprile 2000, i popolari hanno in seguito promosso, con altri piccoli partiti della coalizione dell’Ulivo, la formazione di una nuova compagine chiamata “La Margherita”.

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