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Introduzione; Dai governi di centro al centrosinistra; Dall’apertura al PCI al declino; La rinascita del Partito popolare
Democrazia Cristiana o DC Partito politico d'ispirazione cattolica fondato in clandestinità nel 1942 da alcuni ex dirigenti del Partito popolare di don Sturzo (tra cui Alcide de Gasperi e Mario Scelba) e più giovani esponenti del cattolicesimo italiano (tra cui Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani). Contraddistinto da un programma che prevedeva riforme moderate, aderì al Comitato di liberazione nazionale e nel 1944 sostenne il governo guidato da Pietro Badoglio. Alla guida del paese nel 1945, con il primo governo presieduto da De Gasperi, nel 1947 la DC ruppe l'alleanza con i partiti socialista e comunista. Nel 1948, con una campagna elettorale condotta su una linea di alleanza con i paesi occidentali e di netto anticomunismo, ottenne, anche grazie all'impegno dei Comitati civici (organizzazioni propagandistiche animate dai militanti dell'Azione cattolica e guidate da Luigi Gedda), il 48,5% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.
La sua azione di governo, svolta insieme con il Partito liberale italiano, il Partito socialista democratico italiano e il Partito repubblicano italiano, fu ispirata a una piena adesione all'Alleanza Atlantica in politica estera, mentre in economia tese a creare un sistema misto, con un settore pubblico (quello ereditato dal fascismo) posto sotto il controllo statale e un settore privato formato soprattutto da piccole imprese (la riforma agraria, in particolare, favorì la formazione di una diffusa piccola proprietà contadina, che fu idealmente e politicamente spesso contigua alla linea del partito). La lenta erosione della base elettorale, a vantaggio sia della sinistra sia del Movimento sociale italiano, spinse la DC, dopo il fallito tentativo nel 1953 di modificare in senso maggioritario la legge elettorale (definita dagli avversari 'legge truffa'), a ricercare nuove alleanze, prima a destra (con il governo presieduto da Fernando Tambroni nel 1960, che cadde per la protesta popolare), poi a sinistra (con la cooptazione del PSI, nel 1962, nella maggioranza di centrosinistra). L'alleanza con il PSI e le riforme del centrosinistra alienarono tuttavia alla DC una parte dell'elettorato moderato, e nel partito, che pur conservava la maggioranza relativa, si fece acceso il dibattito fra le correnti interne.
Durante gli anni Settanta, nel clima creato dal terrorismo, la DC, allora guidata da Aldo Moro, teorizzò la 'strategia dell'attenzione' nei confronti del PCI, di cui era segretario Enrico Berlinguer, con il cui appoggio esterno dette vita al 'governo di solidarietà nazionale'. L'esperienza, nota anche come 'compromesso storico', si chiuse tuttavia con l'uccisione di Moro da parte delle Brigate Rosse. Negli anni Ottanta il logoramento del potere democristiano fu evidenziato dalla formazione dei primi governi a guida non democristiana nella storia del paese, presieduti dal repubblicano Giovanni Spadolini e dal socialista Bettino Craxi. Eventi internazionali come il crollo del blocco sovietico tolsero poi alla DC la funzione di baluardo anticomunista nel quadro della politica atlantica, e quando alcuni suoi dirigenti nazionali e membri del governo furono implicati in inchieste giudiziarie con gravi imputazioni, dalla corruzione alle attività mafiose, il consenso elettorale crollò.
Impostosi sotto la guida di Mino Martinazzoli un drastico rinnovamento a partire dal 1992, il partito subì una prima scissione nel 1993, quando si staccò il gruppo di Mario Segni (Patto Segni) impegnato nella campagna per le riforme costituzionali. Nel 1994, quando la maggioranza del partito mutò la propria denominazione in Partito popolare italiano, richiamandosi apertamente al partito di don Sturzo, l'ala destra fuoriuscì dando vita al Centro cristiano democratico.
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