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Introduzione; Caratteristiche fisiche; Riproduzione; Il cavallo domestico e l’origine delle razze; Classificazione delle razze equine; Colorazioni del mantello; Andature
Cavallo Nome comune dei mammiferi appartenenti al genere Equus, unico genere della famiglia degli equidi. Allo stato selvatico il cavallo (Equus caballus) è un animale erbivoro gregario; vive nelle praterie aperte, in gruppi familiari formati da uno stallone e da tre o quattro giumente e, nel periodo della riproduzione, dai piccoli. Lo stallone è aggressivo con gli altri maschi che cercano di avvicinarsi alle proprie femmine, e ingaggia combattimenti verso la fine dell’inverno; all’interno del gruppo si stabiliscono relazioni sociali complesse. I branchi di cavalli selvatici sono oggi assai ridotti; ve ne sono ancora in Australia (dove prendono il nome di brumbies), in Africa meridionale, nel nord dell’India, in Mongolia, in Asia minore, nella regione francese della Camargue, nelle regioni occidentali degli Stati Uniti (dove sono detti mustang). L’addomesticamento della specie ha portato alla formazione di numerose razze che hanno accompagnato le attività umane. Nei diversi periodi storici, il cavallo è stato impiegato per il traino di carichi e di carrozze, nel corso di battute di caccia, in combattimento, per percorrere lunghe distanze al seguito delle mandrie di bovini, e anche a scopo ricreativo, nel corso di spettacoli circensi, nelle molteplici specialità dell’equitazione e in passeggiate naturalistiche; inoltre, poiché la carne equina ha un notevole valore nutritivo, l’utilizzo di questo animale è anche di tipo alimentare. La specie E. caballus deriva dal cosiddetto cavallo di Przewalski (Equus przewalskii), che attualmente esiste solo in cattività, e dal tarpan (Equus gmelini), oggi estinto.
Come tutti gli equidi, il cavallo ha il capo allungato, con ossa facciali lunghe il doppio del cranio, collo lungo e muscoloso. La colonna vertebrale è composta da 7 vertebre cervicali, 18 vertebre dorsali, 6 lombari, 5 sacrali e 15 caudali. La dentatura comprende 40 denti: 3 incisivi, 1 canino, 3 premolari e 3 molari su ogni semiarcata; gli incisivi, usati per strappare l'erba, presentano una sezione semicircolare. Fra il canino e i premolari vi è un intervallo pronunciato, nel quale viene incastrato il morso quando l'animale viene cavalcato o guidato. Tutti i denti presentano corone lunghe e radici relativamente corte. Le zampe sono lunghe e sottili, terminanti con un unico dito funzionale (il terzo). Al di sopra del dito, che è robusto e protetto anteriormente e di lato da uno zoccolo corneo, permangono residui ancestrali del secondo e del quarto dito. Il cavallo ha uno stomaco semplice, non suddiviso in concamerazioni come quello dei ruminanti propriamente detti; la fermentazione degli alimenti fibrosi ha luogo in una tasca a fondo cieco, detta appunto “cieco”, analoga all'appendice degli esseri umani e situata alla giunzione fra l’intestino tenue e quello crasso. In un cavallo di grossa taglia il cieco può avere una capacità di circa 38 litri. Le dimensioni e la struttura corporea variano a seconda della razza e dell’utilizzo cui questa viene destinata: ad esempio, il cavallo arabo, antica razza da cui derivano razze da corsa e da ostacoli come il purosangue inglese, è di media taglia e di corporatura snella, dotato di grande velocità e resistenza alle lunghe distanze; il Clydesdale, dalla possente muscolatura e dalle forme piuttosto tozze, è stato selezionato come cavallo da traino pesante nel freddo clima scozzese; i pony, animali robusti e docili e perciò adatti come cavalcatura per bambini e per il trasporto di piccoli carichi, sono di piccole dimensioni. L’altezza viene misurata al garrese, ovvero a livello del punto della colonna vertebrale in cui ha inizio il collo; varia dagli 85 cm di alcuni pony ai 185 cm dei Percheron francesi e degli Shire-horse inglesi.
Benché sia il maschio sia la femmina del cavallo raggiungano la maturità sessuale all'età di circa due anni, in allevamento raramente vengono fatti riprodurre prima dei tre. Al termine della gestazione, che dura 11 mesi, nasce generalmente un solo puledro.
I primi cavalli furono addomesticati dagli indoeuropei intorno al 2000 a.C. e introdotti in Egitto approssimativamente 300 anni dopo, dagli hyksos della Siria nordorientale. Questi primi cavalli si possono considerare i progenitori delle razze arabe. Gli antenati dei moderni cavalli da tiro, di costituzione più massiccia, più lenti ma più potenti dei cavalli arabi, furono invece addomesticati più tardi, in Europa. Alcuni autori sostengono anche l'esistenza di un terzo ceppo ancestrale, originario delle Isole Britanniche, quale prototipo delle razze di pony. In gran parte del territorio europeo, dai primi secoli dell'era cristiana fino a circa il XVII secolo, i cavalli furono utilizzati per usi militari e come animali da soma. Nello stesso periodo, nel mondo arabo furono selezionate razze più piccole di veloci galoppatori, che furono introdotte nell'VIII secolo in Spagna. I cavalli spagnoli, divenuti celebri per le loro doti di velocità e resistenza, furono importati in Inghilterra e nel resto d'Europa a partire dal XII secolo. Tentativi sistematici di migliorare le razze equine attraverso incroci ragionati non ebbero luogo, tuttavia, prima della fine del XVII secolo, quando gli stalloni arabi vennero importati in Inghilterra e in Francia per essere incrociati con giumente native. I primi cavalli domestici introdotti nelle Americhe furono del tipo arabo, portati dai conquistatori spagnoli nel XVI secolo. Si pensa che sia Hernán Cortés, il conquistatore del Messico, sia Hernando de Soto, lo scopritore spagnolo del fiume Mississippi, abbiano perso o abbandonato alcuni dei loro cavalli, e che questi possano essersi inselvatichiti, distribuendosi nelle praterie del Nord America. I cavalli abbandonati dagli spagnoli tornarono allo stato brado anche nelle pampas sudamericane, intorno al Rio de la Plata.
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