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Movimento Moderno Termine che designa l'insieme delle teorie, delle ricerche e delle vicende che qualificarono l'architettura occidentale nei primi decenni del Novecento. Il Movimento Moderno si caratterizzò per la determinazione a rompere radicalmente con la tradizione, mediante la ricerca di forme più funzionali; per l'impiego di materiali innovativi prodotti dall'industria, a cominciare dalle leghe metalliche; per la ricerca di un nuovo significato e valore dell'arte architettonica.
Nella seconda metà dell'Ottocento, lo sviluppo industriale aveva apportato consistenti modifiche negli ambienti urbani e nell'edilizia. Ai nuclei abitativi si affiancavano ora fabbriche e infrastrutture di vario tipo, come stazioni ferroviarie, ponti, teatri, musei, mercati coperti, stazioni della metropolitana, sedi di fiere ed esposizioni pubbliche. Strutture temporanee venivano erette rapidamente e, talvolta, non erano poi smantellate come previsto: ad esempio, per l'Esposizione universale di Parigi del 1889 l'ingegnere Gustave-Alexandre Eiffel progettò la celebre torre, che prese il suo nome, alta quasi 300 metri e costruita interamente in ferro. Negli Stati Uniti, il rapido sviluppo dell'industria si accompagnava all'impiego di nuove tecnologie, che consentivano di realizzare tipologie edilizie innovative: si pensi al grattacielo, che ora poteva raggiungere altezze prima impensabili per un edificio. Chicago, devastata da un rovinoso incendio nel 1871, fu interamente ricostruita secondo i nuovi criteri architettonici. Non solo l'architettura, ma tutte le arti si trovarono a ridiscutere completamente il rapporto tra esigenze estetiche e nuove opportunità tecnico-ingegneristiche. Il primo teorico che affrontò il problema, in modo peraltro fortemente critico e polemico, fu negli ultimi decenni del XIX secolo il pittore, designer e scrittore inglese William Morris, che si oppose alla produzione seriale e massificata dell'industria, rivalorizzando la creatività artigianale. Morris diede vita al movimento Arts and Crafts e organizzò esposizioni di prodotti d'arte applicata; le sue teorie ebbero un'influenza determinante per lo sviluppo dell'Art Nouveau, che nelle diverse declinazioni europee (a Vienna fu il Sezessionstil, in Germania si affermò lo Jugendstil, in Italia ebbe fortuna il Liberty) operò per un fecondo connubio tra tecnologie d'avanguardia e valore artistico. Le forme, le soluzioni funzionali e i motivi decorativi degli oggetti e degli edifici Art Nouveau furono ideati in funzione dei nuovi materiali. Contemporaneamente si svilupparono in architettura correnti e tendenze caratterizzate non solo dall'impiego di nuove tecniche ingegneristiche, come quelle consentite dall'utilizzo del cemento armato (usato ad esempio da Charles Garnier e Auguste Perret in Francia), ma anche dall'assunzione di una convinta ideologia della modernità. Facendo riferimento a questi assunti teorici l'architetto Walter Gropius fondò a Weimar il Bauhaus nel 1919.
Dall'esperienza del Bauhaus si sviluppò la corrente razionalista, i cui maggiori esponenti furono, oltre a Gropius, gli architetti Le Corbusier e Mies Van der Rohe. I razionalisti furono convinti assertori della funzione determinante dell'architettura nello sviluppo sociale e programmaticamente rifiutarono nei loro progetti ogni rapporto con l'architettura del passato. Per la prima volta si concepì il problema abitativo in relazione alle esigenze di una società di massa. Il razionalismo divenne presto un movimento internazionale, diffondendosi rapidamente in moltissimi paesi: incontrò tuttavia l'opposizione dei regimi politici illiberali, specie in Germania, Italia e Unione Sovietica, che auspicavano un ritorno a soluzioni architettoniche grandiose e non tolleravano lo spirito egualitario che stava alla base della poetica razionalista. Gli aspetti più propriamente 'stilistici' della nuova corrente furono identificati nel corso di un'esposizione di architettura organizzata a New York nel 1932 presso il Museum of Modern Art, in occasione della quale Henry-Russell Hitchcock e Philip Johnson scrissero un libro intitolato Lo Stile Internazionale: l'architettura dal 1922. Da allora, la denominazione di Stile Internazionale fu adottata, spesso indifferentemente insieme a razionalismo e funzionalismo, per molte espressioni del Movimento Moderno. In Italia al razionalismo architettonico aderirono gli architetti del Gruppo 7 (1926) e del MIAR (Movimento italiano per l'architettura razionale), fondato nel 1928: partecipò a quest'ultimo movimento il giovane Giuseppe Terragni, apprezzato inizialmente anche dal regime fascista, che gli commissionò alcune opere. Il Movimento Moderno concepì in modo del tutto nuovo anche l'urbanistica: la città fu considerata come un organismo vivo e unitario in continua trasformazione, per il quale era necessario adottare una logica funzionale d'intervento edilizio. Le esperienze più originali del Movimento Moderno culminarono in Europa negli anni Venti, con la produzione di architetti di fama mondiale come il francese Le Corbusier, l'olandese Gerrit Rietveld, i tedeschi Bruno Taut e Ludwig Mies van der Rohe, l'inglese Joseph Emberton, lo svedese Gunnar Asplund e il finlandese Alvar Aalto. Negli Stati Uniti si distinsero le figure di George Howe, William Lescaze e Frank Lloyd Wright, oltre che dell'emigrato viennese Richard Neutra. Un atto di grande importanza nello sviluppo di questa nuova architettura fu l'istituzione, nel 1928, del Congrès International d'Architecture Moderne, o CIAM, nel quale si riconoscevano tutti i principali esponenti del Movimento Moderno. Con gli anni Trenta e soprattutto nel secondo dopoguerra la spinta innovativa e creativa del Movimento Moderno si esaurì progressivamente, nonostante proseguisse l'attività dei 'padri storici' della corrente. Lo Stile Internazionale fu sempre più spesso identificato con la riproposta di moduli e stilemi propri del razionalismo, ma svuotati della portata rivoluzionaria e del valore funzionale che avevano avuto in passato. In Europa, la ricostruzione vide l'affermarsi in molte città di quella che fu definita, con accezione negativa, una 'maniera', cioè una tendenza meramente formale, espressa in costruzioni rigorosamente squadrate e disadorne. Rimase tuttavia, nelle espressioni più avanzate della pratica architettonica del Novecento, il portato più rilevante del Movimento Moderno, vale a dire l'introduzione del principio di funzionalità e di sistemi di progettazione complessi, che coinvolgono diverse discipline tecnico-scientifiche. Vedi anche Stile Internazionale.
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