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Lingua sarda Lingua romanza parlata in quasi tutto il territorio della Sardegna da circa mezzo milione di persone. Da tempo i linguisti ne hanno riconosciuto il valore di lingua indipendente, per struttura ed evoluzione, rispetto all’italiano: le sue peculiari caratteristiche fonetiche e morfologiche ne fanno un esempio tra i più interessanti di arcaismo e conservatività linguistica. La storia stessa dell’isola spiega la particolarità della lingua sarda. Entrata nella sfera d’influenza di Roma solo nel corso della prima guerra punica, la Sardegna divenne provincia romana nel 238 a.C. ma la penetrazione della latinità trovò nella popolazione, specialmente in quella dell’interno, non poca ostilità. Permangono rarissime testimonianze lessicali della lingua preromana, nelle quali i linguisti hanno voluto ravvisare elementi punici, libici o liguri: una di queste è la parola punica zìppiri, usata per indicare il rosmarino. A partire dall’XI secolo, soprattutto al nord, iniziò un certo influsso pisano e genovese, anche attraverso la vicina Corsica. Ma dal Trecento e fino al Settecento l’isola entrò nell’orbita delle corone di Spagna e di quelle lingue: dapprincipio il catalano, per via della corona di Aragona, e poi il castigliano diedero vita insieme al sardo a una sorta di bilinguismo. Il fenomeno andò via via attenuandosi quando, dal 1720, sotto la corona dei Savoia, la Sardegna venne annessa al Piemonte e iniziò a diffondersi l’italiano.
L’inconfondibile fisionomia del sardo, rispetto alle altre lingue romanze, è determinata in gran parte dal particolare esito delle vocali toniche che non distinguono, a differenza dell’italiano, tra e aperta (è) e chiusa (é) e tra o aperta (ò) e chiusa (ó). Si tratta della prosecuzione delle vocali latine, senza distinzione tra lunga e breve: pertanto, mentre in italiano si ha pelo, dal latino pĭlu(m), in sardo si ha pilu; all’italiano bocca, dal latino bŭcca(m), corrisponde il sardo bukka. Questa particolarità denota la conservazione di una fase particolarmente antica del sistema vocalico del latino: l’evoluzione che ha interessato tutte le altre aree romanze è rimasta estranea alla Sardegna. Il fenomeno si riscontra anche in alcuni dialetti lucano-calabri e sembra che fosse caratteristico anche del latino parlato nelle regioni nordafricane. Altre peculiarità fonetiche sono l’esito di ll nel suono cacuminale dd (cuddu per quello); di qua, quo, qui (o gua, guo, gui) in b o bb (ebba per equa(m), cioè “cavalla”; abba per aqua(m)); di gn in nn (mannu per magnu(m), “grande”); la conservazione della pronuncia, tipica del latino classico, delle occlusive velari anche davanti a e e a i (nuche per noce; ghirare per girare). Gli articoli, su, sa, sos, sas, derivano da ipse e dalle sue flessioni, e non, come per altre lingue romanze, compreso l’italiano, da ille. Anche dal punto di vista morfologico il sardo si rivela conservativo nella presenza di -s e di -t finali nelle flessioni verbali di II e III persona singolare, e, per la -s, nei plurali. Il lessico riflette la fase arcaica della diffusione della latinità in Sardegna, mai intaccata da successive evoluzioni: pertanto si dice ebba per cavalla (dal latino equa(m) e non dal latino volgare caballa), mannu per grande (dal latino magnu(m) e non dal latino volgare grande(m)), domu per casa (dal latino domu(m) e non dal latino volgare casa(m)).
La lingua sarda presenta quattro aree dialettali: il campidanese, nella parte meridionale dell’isola, nell’estesa piana a nord di Cagliari, il Campidano, da cui prende il nome, e sulle coste sud-orientali dell’Ogliastra; il logudorese, parlato appunto nel Logudoro, al centro-nord dell’isola; il gallurese, al nord-est in Gallura; e il sassarese, nei dintorni di Sassari e nell’estremità nord-occidentale dell’isola. Tra questi la variante più arcaica è il logudorese, che attestandosi negli impervi territori del centro della Sardegna ha subito meno di altri le influenze esterne. Esistono in Sardegna due interessanti colonie allogene, vale a dire aree linguistiche in cui si parlano idiomi diversi dal sardo, anche se sempre appartenenti alla famiglia romanza. Una è Alghero, isola linguistica catalana a partire dal XIV secolo, quando la città venne annessa alla corona aragonese; l’altra comprende Carloforte sull’isola di San Pietro e Calasetta sull’isola di Sant’Antioco, lungo la costa di sud-ovest, dove si parla tuttora un dialetto ligure, retaggio di profughi provenienti da Genova nel Cinquecento.
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