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    è un importante componente delle membrane cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso: attraverso le membrane cellulari la cellule effettuano ...

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    Con il termine di ipercolesterolemia si indica un aumento dei livelli di colesterolo totale nel sangue;più precisamente ci si riferisce ad un aumento del colesterolo trasportato ...

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Ipercolesterolemia

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Valori di colesterolo nel sangueValori di colesterolo nel sangue
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Introduzione

Ipercolesterolemia Patologia caratterizzata da una concentrazione di colesterolo nel sangue (colesterolemia) superiore al valore normale, compreso tra 150-200 mg/dl di sangue.

Se la colesterolemia, valutata mediante analisi del sangue, viene riscontrata di poco superiore ai livelli standard, può essere ritenuta conseguente a un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi (in particolare, di grassi animali). Valori che appaiono costantemente al di sopra della norma, o superiori ai 4 g/l, possono far pensare a una forma congenita di questa patologia (ipercolesterolemia familiare), oppure all’ostruzione delle vie biliari, o a malattie del rene o a ipotiroidismo. In tal caso, sono necessari ulteriori esami per confermare la causa della patologia e per procedere quindi con la terapia più adeguata. Un eccesso di colesterolo può inoltre portare, in tempi lunghi, all'insorgenza di patologie quali lo xantelasma e la tesaurismosi.

L’ipercolesterolemia costituisce un fattore predisponente alle malattie cardiovascolari, come le coronariopatie, la trombosi, l’arteriosclerosi, l’angina pectoris e l’infarto del miocardio; elemento di rischio particolare è un elevato livello del colesterolo di tipo LDL, che si trova cioè sotto forma di lipoproteina a bassa densità.

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Terapia

In caso di ipercolesterolemia, l’approccio terapeutico può essere differente nel caso dei soggetti che non presentino evidenze di malattie cardiovascolari, ma si possono considerare a rischio (prevenzione primaria); e in quelli in cui è già manifesta l’arteriosclerosi o si sono già verificati episodi patologici, come ad esempio, un attacco di angina pectoris (prevenzione secondaria). Ai fini della prevenzione primaria, soprattutto se i livelli di LDL non sono eccessivamente elevati, può essere sufficiente la prescrizione di una specifica dieta; negli altri casi, insieme al mantenimento di un appropriato regime alimentare, si possono somministrare farmaci mirati ad abbassare le concentrazioni ematiche del colesterolo. I principi attivi impiegati sono i sequestranti degli acidi biliari, l’acido nicotinico, i composti a base di fibrati, e alcune statine, come la fluvastatina, la pravastatina, la cerivastatina e la simvastatina. Le statine, in particolare, agiscono inibendo l’enzima HMG-CoA reduttasi, che nel fegato catalizza una reazione fondamentale della sintesi del colesterolo (il passaggio da 3-idrossi-3-metil-glutaril CoA ad acido mevalonico).

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Il caso cerivastatina

In realtà, l’azione terapeutica della cerivastatina nel controllo del colesterolo è controversa, in particolare se viene combinata a un altro principio attivo, il gemfibrozil. Prescritta per il controllo del colesterolo in soggetti già colpiti da infarto o a scopo preventivo negli individui a elevato rischio cardiovascolare, la cerivastatina sembra capace di indurre, sia pure in casi rari, la rabdomiolisi, un quadro clinico che comprende dolori alla schiena e ai polpacci, eventuale febbre, produzione di urina scura, vomito. L’accumulo di mioglobina, conseguente al danno muscolare correlato alla rabdomiolisi, può condurre a grave insufficienza renale. Questa patologia non è necessariamente legata all’uso di farmaci; è una malattia rara che può colpire con probabilità 1:10.000. La comparsa di rabdomiolisi in soggetti che da tempo facevano uso di prodotti a base di cerivastatina, e la morte di oltre cinquanta pazienti in tutto il mondo hanno portato, nell’agosto 2001, al ritiro di tre farmaci (Lipobay®; Stativa® e Cervasta®) il cui principio attivo è la cerivastatina. Ai pazienti in cura sono stati prescritti prodotti a base di altre statine; il Ministero della Salute italiano ha consigliato l’esecuzione di analisi del sangue per la valutazione dei livelli dell’enzima CPK (creatin-fosfochinasi) che, se superiori alla norma di decine di volte, sono indice di un danno muscolare in atto.

Il ritiro dei farmaci ha fatto seguito a un controverso dibattito, iniziato con l’annuncio da parte della casa farmaceutica Bayer, produttrice dei tre farmaci, del decesso di 52 individui che ne facevano uso e della decisione di ritirarlo dal mercato mondiale a scopo precauzionale.

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