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Horror

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L’horror nel cinemaL’horror nel cinema
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Introduzione

Horror Genere cinematografico che mira a suscitare nello spettatore reazioni di paura e di orrore attraverso soggetti basati su eventi terrificanti o inquietanti e l’utilizzo di effetti speciali. Se per Jean Cocteau il cinema è “la morte al lavoro”, allora l’horror (in inglese “orrore”), che ha profonde radici nel romanzo gotico sette-ottocentesco, è il genere cinematografico per eccellenza, di volta in volta catartico o perturbante, fantasmatico o corporale.

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L’horror nel cinema muto

Le origini del genere sono individuabili nel geniale e cupo gioco di ombre dell’espressionismo tedesco: il “doppio” faustiano di Lo studente di Praga (1913 e 1926, di Stellan Rye ed Henryk Galeen) e Le mani dell’altro (1924) di Robert Wiene, la leggenda ebraico-praghese del Golem (1915, 1917 e 1920) di Paul Wegener, l’incubo profetico in Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Wiene, Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, prototipo di ogni futuro vampiro su grande schermo.

Fondamentali per l’iconografia del genere furono la morbosa sensibilità nordica di Victor Sjöstrom (Il carretto fantasma, 1921) e le innovative soluzioni visive di Carl Theodor Dreyer (Il vampiro, 1931). In America, meritato successo riscosse l’attore Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti” di Il gobbo di Notre-Dame (1923) di Wallace Worsley e Il fantasma dell’opera (1925) di Rupert Julian.

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Vampiri e mummie

All’avvento del sonoro la macchina spettacolare hollywoodiana si appropriò dei meccanismi luministici dell’espressionismo, producendo i grandi horror di scuola Universal, tra cui: Dracula (1931, di Tod Browning, con l’affascinante vampiro di Bela Lugosi), Frankenstein (1931, di James Whale, con il mostro di Mary Shelley come inquietante marionetta postfuturista), La mummia (1932) di Karl Freund, dove l’horror si tinge di romanticismo.

Tra i classici del periodo, numerosi furono gli adattamenti letterari: Island of Lost Souls (1932) di Erle C. Kenton da Herbert George Wells, Il dottor Jekyll e Mr. Hyde (1932 e 1941, di Rouben Mamoulian e Victor Fleming) da Robert Louis Stevenson, The Black Cat (1934), del maestro delle ombre Edgar G. Ulmer, da Edgar Allan Poe, mentre King Kong (1933) di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack è il primo di una lunga serie di mostri mutanti, che danno corpo ai timori di un progresso impazzito (come Godzilla, 1954, di Ishiro Honda e Il mostro della Laguna Nera, 1954, di Jack Arnold).

Nel 1932 il gusto morboso di Browning approdò a un punto di non ritorno per il genere, con lo sconvolgente Freaks, dove la poetica orrorifica della deformazione del corpo giunge all’estremo, attraverso la messa in scena di veri fenomeni da baraccone “buoni”, in opposizione alla mostruosità deviante dei cosiddetti “normali”.

Gli anni Quaranta vedono alla ribalta l’orrore raffinato di Jacques Tourneur (Il bacio della pantera, 1942 e Ho camminato con uno zombi, 1943), sorretto da infiniti giochi di ombre fuoricampo, e nuovi esseri mostruosi, i licantropi (L’uomo lupo, 1941, di George Waggner), prefigurazione delle angosce adolescenziali di I Was a Teenage Werewolf (1957, di George Fowler Jr.). Alla fine del decennio si affermò prepotentemente il binomio “sesso-sangue” in Eastmancolor nelle rivisitazioni dei classici dell’inglese Hammer Productions: La maschera di Frankenstein (1957) e Dracula il vampiro (1958) di Terence Fisher.

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Truculenza e psicosi: i classici dell’horror

All’inizio degli anni Sessanta emerse il talento di Roger Corman, efficace adattatore di Poe in Il pozzo e il pendolo (1961) e La maschera della Morte Rossa (1964). In Italia la visionarietà colta di Mario Bava e Riccardo Freda diede vita a capolavori del genere, come La maschera del demonio (1960), I tre volti della paura (1963), I vampiri (1957) e L’orribile segreto del dr. Hichcock (1962).

In quegli anni la vera novità all’interno del genere fu tuttavia rappresentata dal gore, quel “sangue versato” che diviene truculenza esplicita in H.G. Lewis (Blood Feast, 1963; 2.000 Maniacs, 1964) e barocca in J.M. Marins, maestro dell’horror brasiliano (Esta noite encarnarei no teu cadaver, 1966).

Notevoli anche le incursioni nel genere di autori quali Alfred Hitchcock (Psycho, 1960, prototipo dei serial killer di Dario Argento in Profondo rosso, 1975, e di John McNaughton in Henry - Pioggia di sangue, 1990), Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, 1991), Michael Powell (il voyeuristico L’occhio che uccide, 1960), Robert Aldrich (il decadente Che fine ha fatto Baby Jane?, 1962), Roman Polanski (il cerebrale Repulsion, 1965, e il demoniaco Rosemary’s Baby, 1968), William Friedkin (L’esorcista, 1973), Brian De Palma (Carrie - Lo sguardo di Satana, 1976), David Lynch (il visionario Eraserhead - La mente che cancella, 1977), Stanley Kubrick (Shining, 1980, vera summa orrorifica).

In Italia, Dario Argento si imporrà come autore di classici horror-thriller con Suspiria (1977), Inferno (1980) e Phenomena (1984).

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